Nella società romana il lavoro era parte fondamentale della vita quotidiana e dell’organizzazione economica delle città. Molti mestieri – dall’artigianato alla pastorizia, fino ai servizi legati agli spettacoli – erano svolti da schiavi o liberti, e talvolta proprio le iscrizioni funerarie ci permettono di conoscere queste persone e le loro attività.
Nella Taranto di età romana (specialmente tra il I e il II secolo d.C.) erano diffuse stele funerarie in marmo e in carparo, una pietra calcarea locale facilmente lavorabile, su cui venivano incise brevi epigrafi commemorative. Queste iscrizioni, spesso semplici e concise, ricordano il nome del defunto, l’età e talvolta anche il mestiere svolto o quello della persona che aveva dedicato il monumento.
Tre stele conservate al Museo archeologico nazionale di Taranto (primo piano, sala XVII) raccontano storie di vita quotidiana attraverso il lavoro: un velarius, addetto ai grandi teli che proteggevano gli spettatori dal sole negli edifici per spettacoli; un gregarius, pastore al servizio di una padrona; e un faber, un artigiano specializzato.
Sicuramente in due casi (e forse anche nel caso del velarius) si tratta di schiavi: persone prive di libertà giuridica ma pienamente inserite nelle attività produttive della società romana. Le epigrafi funerarie restituiscono frammenti delle loro vite e delle loro relazioni – affetti, lavoro, identità – permettendoci oggi di intravedere, dietro poche parole incise nella pietra, le storie di uomini e donne che contribuirono alla vita della città.
Inv. 37116, prima metà I sec. d.C. Lupa v(ixit) a(nnis) XXXX; h(ic) s(ita) e(st). Faustus velarius.
Traduzione: “Lupa visse 40 anni; è sepolta qui. Faustus, addetto al velario, fece il monumento.”
Il velarius era l’addetto ai velaria, i grandi teli che negli anfiteatri e nei teatri romani proteggevano gli spettatori dal sole.
Inv. 37188, I sec. d.C., rinvenuta nel 1901 a Taranto presso Piazza d’Armi Auctus, Theophil[li] ser(vus), faber, vix(it), ann(is) [—].
Traduzione: “Auctus, schiavo di Theophilus, artigiano, visse anni [—].”
Il termine faber indica un artigiano specializzato, spesso impegnato nella lavorazione dei metalli o del legno.
Inv. 37265, I-II sec. d.C.
Q(ui)etus, Crisp(i)nil(la)e gregarius. Fe(cit) bene merenti co(n)tub(e)rn(al)i). Vix(it) an(nis) XXXV.
Traduzione: “Quietus, pastore schiavo di Crispinilla, fece (questo monumento) per la sua benemerita compagna di vita, che visse 35 anni.”
Il gregarius era un pastore addetto alla cura del gregge, spesso uno schiavo incaricato di sorvegliare e condurre al pascolo gli animali del suo padrone. Il termine contubernalis indica invece la compagna convivente, una forma di unione comune tra schiavi.
Il Museo archeologico nazionale di Taranto accoglie quattro professionisti del patrimonio culturale nell’ambito della 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥 𝐒𝐜𝐡𝐨𝐨𝐥 𝐨𝐟 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥 𝐇𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚𝐠𝐞, il programma di aggiornamento professionale e scambio internazionale promosso dal Ministero della Cultura, Direzione generale Affari europei e internazionali, e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, che ne cura anche la realizzazione
Fino al 20 maggio, il MArTA ospiterà partecipanti provenienti da Egitto, Tunisia, Marocco e Tanzania.
Accanto al team del museo, lavoreranno su collezioni, ricerca curatoriale, contenuti interpretativi e attività pubbliche, contribuendo allo sviluppo di nuove strategie di valorizzazione del patrimonio culturale in una prospettiva di cooperazione internazionale.
Un’importante occasione di confronto e scambio, che rafforza il dialogo tra culture e costruisce nuove visioni per il futuro del patrimonio.
Medimex, International Festival & Music Conference promosso da Regione Puglia e Puglia Culture, nell’ambito del progetto Puglia Sounds, in programma dal 17 al 21 giugno 2026 a Taranto con i concerti di Pet Shop Boys DREAMWORLD The Greatest Hits Live, Suede, Slowdive, NYC Redux Band playing the music of Ramones e Agents of Time, presenta due appuntamenti originali, tra musica e arti visive, per celebrare i 50 anni dei Ramones e del punk. Dal 17 giugno al 6 luglio al MArTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, in programma la mostra inedita, in prima nazionale, Roberta Bayley: The Ramones, CBGB’s and New York City con 50 fotografie che raccontano, attraverso lo sguardo della fotografa che il 17 giugno sarà protagonista di un incontro con il pubblico, la nascita dei Ramones e la scena punk newyorkese. C’è una fotografia che, prima ancora di sentire una nota, ti dice tutto quello che devi sapere sul punk rock. Quattro ragazzi appoggiano a un muro scrostato del Lower East Side di New York: jeans strappati, chiodo in pelle, capelli lunghi e sguardi che oscillano tra il noncurante e il minaccioso. È il 1976 e quei ragazzi sono i Ramones e stanno guardando dentro l’obbiettivo di Roberta Bayley. Roberta Bayley nasce a Pasadena, in California, e cresce nella Bay Area di San Francisco. Frequenta la San Francisco State University per tre anni, poi abbandona gli studi nel 1971 e si trasferisce a Londra. È qui che avviene un primo incontro significativo con quello che diventerà il suo mondo: nel 1973 lavora brevemente per Malcolm McLaren e Vivienne Westwood nel loro negozio Let It Rock. Nel 1974 Roberta arriva a New York, città in cui la storia del punk sta per essere scritta. Nel luglio di quell’anno incontra il musicista e poeta Richard Hell, e pochi mesi dopo inizia a lavorare come addetta all’ingresso al CBGB’s, su richiesta di Terry Ork, il manager della band di Hell, i Television. Il CBGB’s — acronimo Country, Bluegrass, Blues — è in realtà il crocevia dove si forma tutta la scena downtown newyorkese: Patti Smith, Talking Heads, Blondie, Television, e naturalmente i Ramones. Quello che colpisce nella storia di Bayley è la rapidità con cui la fotografia diventa la sua vocazione. È solo nel novembre del 1975 che compra la sua prima macchina fotografica professionale, con l’intenzione di documentare quello che vede succedere intorno a lei nella scena musicale downtown di New York. Prima di allora, la fotografia era rimasta un’aspirazione senza compimento. Appena tre mesi dopo aver comprato la macchina fotografica, scatta quella che diventerà la copertina del primo album dei Ramones. La storia di come quella fotografia diventi la copertina del disco è ormai leggenda. Nel 1976 Bayley inizia a lavorare per John Holmstrom e Legs McNeil alla rivista Punk, dove fotografa i Ramones per il terzo numero, nel febbraio di quell’anno. Punk magazine non è soltanto una testata: è il luogo in cui si definisce l’estetica e il vocabolario di un’intera sottocultura.Lo scatto non era mai stato pensato come una copertina, ma come illustrazione per la rivista. Bayley, dopo aver scattato alla band alcune foto all’interno del loft, decide di uscire con loro a fare una passeggiata per il quartiere. Un muro di mattoni sgretolato vicino a East Second Street e the Bowery, offre lo sfondo perfetto per la band, il cui spirito Bayley riesce a catturare in modo magistrale in quello scatto. Sebbene la casa discografica Sire avesse ingaggiato un fotografo professionista, pagato circa 2.000 dollari, per realizzare il servizio per la cover dell’album, i Ramones e il loro manager Danny Fields non amarono il risultato, e dovettero trovare in fretta un’alternativa. E’ così che la scelta ricadde sullo scatto di Bayley che ha contribuito a plasmare l’estetica del punk nella seconda metà degli anni Settanta, diventando un’immagine capace di racchiudere in sé un intero movimento culturale. Dopo quello shooting Bayley diventa fotografa principale di Punk magazine, viaggia in Inghilterra per documentare la scena punk britannica, lavora con Blondie per un anno, segue i Sex Pistols nel loro tour americano del 1978. Il suo archivio diventa una straordinaria mappa visiva di un decennio irripetibile. Oggi, le fotografie, la corrispondenza, i diari, le carte personali e i materiali professionali di Bayley sono conservati nella Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, a testimonianza del valore storico e culturale del suo lavoro. Intorno al 1980, Bayley decide di posare la macchina fotografica: aveva fotografato praticamente tutto quello che voleva fotografare, e sentiva di rischiare di perdere lo status di dilettante, come ha dichiarato con ironia.
Dal 19 al 21 giugno, sulla facciata del Castello Aragonese di Taranto, è in programma “Hey! Ho! Let’s go!”, opera originale di projection mapping di Roberto Santoro e Blending Pixels realizzata per il Medimex che celebra la nascita del punk rock. Lo show ripercorre il viaggio di un’estetica nata ai margini — nei garage di New York, nei pub di Londra, nei muri coperti di manifesti strappati — e arrivata, decennio dopo decennio, a colonizzare stadi, pubblicità e culture di massa. Dai Ramones a Blink 182, passando per Sex Pistols, The Clash e Green Day, il video mapping racconta come la ribellione sia diventata linguaggio condiviso: come l’urlo si trasformi in slogan, la cresta in costume, il «no future» in colonna sonora di un film per ragazzi. Il Castello Aragonese diventa la superficie su cui questa trasformazione si riscrive in tempo reale: ogni atto dello show è un’epoca, ogni cambio di registro visivo è un passaggio di consegne tra la strada e il mercato. Lo show non propone la nostalgia per una purezza perduta, né un giudizio sulla commercializzazione: il punk non è morto, ha cambiato stato, da rivoluzione a estetica diffusa, da grido a attitudine critica che continua a circolare sotto la superficie della cultura di massa. Il Castello Aragonese si fa specchio: tocca a chi guarda riconoscersi nella complessità di un movimento che ha voluto cambiare il mondo, e in parte, a suo modo, ci è riuscito.
Tra i reperti più numerosi e affascinanti conservati nel Museo archeologico nazionale di Taranto vi sono le statuette di figure femminili in terracotta policroma. Si tratta di piccoli manufatti modellati in argilla, realizzati dagli artigiani con l’uso di stampi e poi rifiniti a mano. Questa produzione, chiamata coroplastica, fu molto diffusa nel mondo greco e conobbe grande fortuna anche a Taranto.
Le statuette provengono soprattutto da contesti sacri e funerari: potevano essere offerte alle divinità oppure deposte nelle tombe come oggetti di accompagnamento per il defunto. In età ellenistica (a partire dal IV secolo a.C.) queste figure diventano particolarmente varie e dinamiche, ispirandosi alle cosiddette “tanagrine”, celebri statuette prodotte nella città greca di Tanagra.
Le figure rappresentate coprono un ampio ventaglio di soggetti. Alcune raffigurano divinità, come Afrodite, Artemide o Nike, la personificazione alata della vittoria. Altre mostrano menadi, devote del culto di Dioniso, riconoscibili dalle corone d’edera, oppure giovani donne impegnate in giochi, danze e acrobazie, forse da immaginare nel contesto delle feste religiose o dei banchetti. A colpire sono soprattutto le pose vivaci e il senso di movimento delle figure, reso attraverso gesti naturali e atteggiamenti eleganti.
Un elemento particolarmente interessante di queste statuette è l’abbigliamento. Gli abiti, ricchi di pieghe e drappeggi, riflettono la moda femminile del mondo greco. Nelle raffigurazioni più antiche compare spesso il peplo, un abito di lana fermato sulle spalle e stretto in vita da una cintura, che crea il caratteristico effetto di pieghe verticali. Dalla seconda metà del V secolo a.C. diventa invece più comune il chitone, una veste più leggera e fluida che poteva essere indossata con o senza maniche e adattarsi al corpo con drappeggi morbidi. Sopra queste tuniche veniva spesso indossato un mantello, l’himation, che nelle statuette può avvolgere l’intera figura e, talvolta, coprire il capo o nascondere in parte il viso. Questo gesto, a seconda del contesto, poteva indicare pudore femminile o solennità in ambito sacro.
A rendere ancora più vivaci queste figure contribuiva l’uso della policromia. Dopo la modellazione, la superficie della terracotta veniva preparata con un sottile rivestimento sul quale erano applicati i colori. Oggi le tonalità appaiono molto attenuate, ma in origine le statuette erano dipinte con colori brillanti: rosso, blu, giallo e nero per le vesti, tonalità rosate per la pelle, marrone o nero per i capelli. Anche gioielli e dettagli decorativi potevano essere evidenziati con pigmenti giallo-ocra o con sottili applicazioni dorate.
Queste piccole opere testimoniano la grande abilità degli artigiani antichi, capaci di trasformare l’argilla in figure eleganti e ricche di movimento. Attraverso il gioco dei panneggi e dei colori, le statuette restituiscono ancora oggi un’immagine dell’eleganza dell’abbigliamento femminile nel mondo greco.
Sabato 14 marzo 2026, dalle 17.00 alle 19.00, il MArTA – Museo archeologico nazionale di Taranto ospita “Paesaggi nel cielo. Appuntamento con il Sole di Primavera”, un appuntamento dedicato all’Equinozio di Primavera 2026, realizzato in collaborazione con PLANEtaras – Il Planetario dello Ionio.
All’interno della cupola del Planetario sarà possibile assistere a una proiezione che mostra lo svolgimento della giornata dell’equinozio nel cielo attuale: il moto diurno del Sole, la sua collocazione sull’Equatore celeste e le 12 costellazioni zodiacali sovrapposte al calendario annuale.
La proiezione proporrà anche un viaggio nel tempo, ricostruendo la giornata dell’Equinozio di Primavera come appariva nel 706 a.C., anno della fondazione di Taranto.
Per l’occasione, alle 17.30 e alle 18.30, sono previste anche due visite a tema della durata di circa un’ora, dedicate ad alcune vicende mitiche rappresentate nei reperti del MArTA e legate alle costellazioni dello zodiaco.
La visita al planetario e l’osservazione al telescopio saranno libere, per piccoli gruppi, con turni della durata di 10/15 minuti.
Gli approfondimenti tematici sono invece su prenotazione obbligatoria, fino a esaurimento posti, e compresi nel biglietto di ingresso.
Per prenotare: 099/4532112
«Nella Giornata Internazionale della donna abbiamo deciso di celebrare l’universo femminile che i manufatti e i reperti archeologici del MArTA ci rappresentano in molteplici forme, e nei quali si esalta la donna per bellezza, forza e coraggio, con un pensiero e un sentimento forte di vicinanza con le donne vittime di guerre, violenze e migrazioni » .
Stella Falzone, direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Introduce così la giornata che la prossima domenica 8 marzo segna il terzo appuntamento con la stagione dei Concerti del MarTA, voluti dallo stesso museo tarantino e dall’Orchestra della Magna Grecia.
L’offerta musicale riguarda il progetto “Migrantes. Un viaggio tra speranza e umanità”. Ideato e composto dal virtuoso della chitarra Francesco Buzzurro, in collaborazione con il prestigioso quartetto d’archi Goffriller, è un’esperienza sonora profonda che trascende il confine tra arte e impegno civile e propone un potente affresco emotivo dedicato al tema universale e drammatico delle migrazioni contemporanee.
L’offerta archeologica della matineé, che terminerà come al solito con l’aperitivo nel Chiostro del museo, è invece dedicata tutta alla figura della donna nella Taranto di età ellenistica.
Il costo per accedere al concerto e la visita tematica è di 10 euro e i biglietti si possono acquistare direttamente nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia, in via Giovinazzi 28 o sulle piattaforme di ticket on line.
Per la giornata dell’8 marzo anche il MarTA aderisce all’iniziativa del Ministero della Cultura con ingresso gratuito per tutte le donne in musei, parchi archeologici, complessi monumentali statali. L’ingresso gratuito riguarda la visita al Museo senza l’offerta musicale prevista dalla rassegna domenicale.
Sono previste, inoltre, visite guidate sulle figure femminili dell’antichità presenti nella collezione del Museo alle ore 10.00, 12.00, 15.00 e 17.00. Queste visite con guida sono a pagamento e sono a cura della società ADITUS, concessionaria per i servizi aggiuntivi del Museo archeologico nazionale di Taranto.
C’è anche il Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA tra gli istituti italiani che accoglierà 23 professionisti del patrimonio culturale provenienti da 12 nazioni coinvolte nel Piano Mattei nell’ambito della IV edizione della International School of Cultural Heritage.
A darne comunicazione è lo stesso Ministero della Cultura italiano e la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, che ormai da anni promuovono questo programma di aggiornamento professionale e scambio internazionale con i paesi dell’Africa.
I professionisti (esperti museali, curatori e conservatori, bibliotecari e archivisti) provengono infatti da Algeria, Angola, Congo-Brazzaville, Egitto, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Marocco, Mozambico, Senegal, Tanzania e Tunisia.
Intitolata “Managing Art Collections: from ancient to contemporary”, la IV edizione della International School è dedicata alla gestione, conservazione e valorizzazione delle collezioni d’arte, dall’antico al contemporaneo, con un focus sui Paesi del Mediterraneo e dell’Africa.
“Il percorso formativo – afferma la nota del MIC – combina sessioni online, workshop, visite studio e residenze presso istituzioni culturale italiane, con l’obiettivo di sviluppare progetti congiunti. L’approccio è interdisciplinare e favorisce il confronto tra prospettive curatoriali, conservative e gestionali. In un contesto in cui musei e istituzioni culturali sono chiamati a confrontarsi con patrimoni sempre più complessi ed eterogenei, il programma rafforza le competenze necessarie per affrontare le sfide contemporanee e dialogare con pubblici sempre più diversificati”.
“La International School – si legge ancora nel teso della nota stampa diffusa dal Ministero – si inserisce nel quadro delle politiche del Ministero della Cultura volte a rafforzare le relazioni tra l’Italia e il continente africano e rappresenta, al contempo, un’opportunità di internazionalizzazione per le istituzioni culturali italiane, coinvolte attivamente nella progettazione delle attività e nell’accoglienza dei professionisti internazionali”.
“La partecipazione alla International School of Cultural Heritage rappresentaper noi una grande opportunità di confrontoe di crescita – afferma la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone – perché ci offre l’occasione di riconnettere aree culturali protagoniste di scambi fiorenti nell’area del Mediterraneo e attivare proficue relazioni di diplomazia culturale con i territori di provenienza di questi professionisti, sperimentando così nuove forme di cooperazione in ambito internazionale per il MArTA”.
Le residenze culturali all’interno dei Musei italiani (tra cui anche il MANN di Napoli e il Museo di Reggio Calabria – ndr) si svolgeranno dal 27 aprile al 20 maggio 2026.
Roma, Palazzo Poli, Iniziativa di formazione internazionale della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, novembre 2025
Domenica 1 febbraio si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese.
Le visite al Museo archeologico nazionale di Taranto si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso in orario continuato dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19.00).
Per chi decide di passare una parte della prossima domenica all’interno del MArTA, l’offerta è davvero ampia, perché, oltre all’esposizione permanente, il Museo tarantino ospita già da alcune settimane importanti mostre temporanee dedicate all’acqua, alla nascita del municipio tarantino in epoca romana e alle nuove
acquisizioni di materiali archeologici sequestrati dal Comando Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri, e restituiti anche dal Metropolitan Museum di New York.“Il Museo di Taranto, grazie al lavoro di squadra portato avanti quotidianamente dal Personale, non è solo un bellissimo contenitore di reperti da conservare ed esporre, ma un vero e proprio laboratorio, che coniuga lo studio e l’approfondimento sulla collezione con nuove azioni di valorizzazione, che si basano su
narrazioni sempre diverse” – spiega Stella Falzone, direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto dal gennaio 2024.
E i dati di affluenza al MArTA spiegano ancora meglio i risultati di questa grande vitalità culturale. Gennaio 2026 segna, infatti, il record di oltre 3400 presenze e di un incremento dei visitatori paganti. Stima che riflette e conferma il trend di crescita dello stesso dato per l’intero 2025 con circa 90 mila
ingressi.
Domenica 1 febbraio l’ingresso è gratuito, ma si possono prenotare direttamente al Museo visite guidate a pagamento o si può usufruire del servizio audio-guide in 5 lingue disponibile al bookshop del MArTA.
Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto parteciperà al prossimo Convegno di Epigrafia Greca, in programma a Roma il 22 e 23 gennaio.
In occasione delle giornate di studio dedicate alla nuova edizione delle Inscriptiones Graecae XIV, la direttrice Stella Falzone presenterà un intervento sui progetti di valorizzazione – in corso e futuri – delle testimonianze epigrafiche in lingua greca conservate al MArTA, in collegamento con l’intervento della Prof.ssa Roberta Fabiani.
Un importante momento di confronto scientifico che riunirà studiosi e istituzioni impegnati nello studio, nella rilettura e nella valorizzazione del patrimonio epigrafico greco.
La direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone, parteciperà all’evento “Living forever the Past through a 3Digital world”, dedicato alla disseminazione delle conoscenze digitali nell’ambito del patrimonio culturale.
Nel corso del suo intervento, la direttrice Falzone approfondirà il tema dell’accessibilità e della valorizzazione della collezione museale attraverso le tecnologie digitali, a partire dall’esperienza del MArTA.
Ex Convento di Sant’Antonio – Taranto 16 gennaio 2026 Ore 10.00 – 13.15
Un’occasione di confronto sul ruolo delle tecnologie immersive e digitali nei processi di tutela, conoscenza e fruizione del patrimonio archeologico.
È il tufo a custodire le memorie della città di Matera, patrimonio Unesco dal 1993. Il bianco ingiallito è il suo colore, spennellato di verde, colline e arbusti che in estate bruciano al sole mentre in autunno si rendono tenui. Matera è morbida come il saliscendi di boscaglia che sa di caccia e pastorizia tra le distese che la circoscrivono, cullandola sul suo promontorio. Tutto intorno ci sono i muretti di sassi e gli alberi di fichi qua e là tra i filari di ulivi. Pitagora viveva poco distante, a Metaponto, dove il ricordo della Magna Grecia è forte e scolpito nei profili della città ed arriva fino a Policoro dove esiste il Museo Archeologico Nazionale della Siritide.
Una grande raccolta di reperti, recuperati durante gli scavi condotti da Domenico Ridola, oggi sono esposti al Museo Nazionale a lui intitolato. Qui è possibile conoscere la storia più antica di questo territorio, dal Paleolitico inferiore al Neolitico; qui, selci, intagli di pietra, vasi, antiche armi e urne cinerarie parlano della disputa continua tra le antiche popolazioni che cercavano di conquistarsi le sue fertili terre comprese tra i fiumi Agri e Sinni.
Attraversando gli archi che a Matera conducono alle grotte e alle chiese rupestri, ci si imbatte in un’opera di archeologia sperimentale di recente inaugurazione. Una esperienza immersiva che riporta indietro ai tempi della tragedia greca, lasciando spazio anche al lato comico del pensiero dei filosofi classici. Accolti dalle note di aulos e oboe, si entra al Moiseyon, il “rifugio culturale abitato” nel cuore della città dei Sassi.
Bisogna lasciare gli abiti e le abitudini contemporanee, una volta entrati, e ci si deve immergere senza esitazioni nel mondo che fu di Sparta e Atene. La struttura non è realmente né un hotel, né un museo, ma le due cose insieme. L’architettura ipogea è costellata di memorie archeologiche che scandiscono i rituali mediterranei di quell’epoca. I giovani che, in abiti da antichi greci, si spostano tra le grotte del Moiseyon sono studenti di musica, in grado di suonare la Lira a sette corde, di danza antica, di antropologia e filologia; tutti lavorano nella struttura ricettiva per portare avanti i loro studi e partecipare a simposi, anche internazionali.
Ogni oggetto, ogni tessuto è riprodotto come quello che si trovava nel 600 AC; gli ospiti sono invitati a indossare tuniche e dimenticare i cellulari, il volume è basso e il dialogo è pura ricostruzione storica.
Il santuario delle acque
I mosaici del sito Caulonia avvolgono le piscine dedicate a Persefone e Demetra, dea legata a Matera. Il pomeriggio, i giovani studenti di arti e letteratura, vestono i panni dei personaggi mitologici per dare loro voce accompagnando gli ospiti in un viaggio nelle leggende e nella storia della cultura classica. Le pareti di roccia sanno di acqua e i riti sono lenti.
Il Sasso Barisano sta fuori dalle finestre delle stanze neolitiche, sobrie e minimaliste, senza fronzoli né lussi. Tutto è legato alle rocce che hanno scritto addosso il passare del tempo che in questo museo vivente vuole riavvolgere il nastro, al di là della tradizione contadina e delle case nelle grotte che hanno reso Materna celebre, oggi.
Taranto, la città dei due Mari dai Greci ai Bizantini
Taranto raccoglie lo splendore delle sue antiche origini dentro al Marta, il Museo Archeologico Nazionale.
La collezione degli Ori di Taranto, unica nel suo genere e di tutti i pezzi risalenti all’epoca greco-romana e bizantina si accompagnano a reperti del Neolitico in quella che fino all’800 era stata la sede del Convento dei Frati Alcantarini.
La città che si prepara ai giochi del Mediterraneo del 2026, ancora conserva quel tratto spartano, che amava lo sport ma qui, tra i due mari si trasformava ne “la Molle Taranto”.
Dalla passeggiata tra le palme sul suo lungomare, dove è stato recuperato un breve sotto vialetto che sa di macchia mediterranea, si arriva diretti ai 60 km di spiagge sovrastate dalle dune di sabbia bianca della litoranea salentina che scende verso la più nobile Lecce.
Eppure, anche l’urbanistica tarantina offre una strada centrale lastricata di basoli lucidi e palazzi eleganti dai soffitti alti e balconcini che qua e là offrono le tipiche pigne portafortuna sul corrimano.
La corsa al recupero della “Città Vecchia”, quella risalente ad almeno 2700 anni fa e che fino agli anni ’80 era inaccessibile, non è ancora finita. Antichi e bellissimi palazzi nobiliari si guardano disegnando stradine strette al di là del ponte Girevole, in un’isola che si ricongiunge alla terraferma attraverso l’altro ponte, quello di Pietra.
Tutto parte dalla piazza con le tre colonne del tempio di Poseidone, le colonne doriche della lontana Magna Grecia, oggi rifugio placido di una colonia di gatti in cerca di ombra, pace e cibo garantito da qualche anima generosa.
Di fronte si staglia la fortezza bizantina del Castello Aragonese che gli uomini della Marina Militare sono felici di presentare ai visitatori in giri guidati gratuiti che vanno avanti fino a tarda notte. Il tempo e gli ammodernamenti successivi hanno sacrificato uno dei suoi bastioni, ma lo skyline che regala all’alba e al tramonto è sempre uno spettacolo.
Il ponte girevole, che si lascia alle spalle la città “nuova” per immettersi nell’isola circoscritta dai Due Mari, fu edificato alla fine del 1880, era in legno, salvo poi essere sostituito nel 1958 dall’attuale struttura in ferro che si apre diagonalmente per permettere di attraversare il canale navigabile ricavato nel 1481, per proteggere l’insediamento urbano dagli assalti delle popolazioni turche.
Nell’Isola ci sono nuovissimi b&b che hanno riportato in vita alcune strutture rimaste fatiscenti per anni, come i palazzi dai maestosi portoni di legno sovrastati da effige nobiliari sgretolate come le pietre di tufo che li ricoprono. Dai balconcini si calano i panni stesi così come i cestini in vimini per la spesa e la gioia dei turisti che possono scattare foto. Ci sono negozi di antiquari e baretti che hanno riaperto la via agli antichi ipogei che scendono verso il mare e locali dove mangiare pesce fresco, purea di fave o le pucce tipiche pugliesi.
L’atleta spartano nella città Nuova
Passeggiando per le strade della città nuova, invece, le cozze tarantine si vendono davanti ai semafori, nei secchi di plastica con l’acqua di mare. Anche qui è possibile imbattersi nelle memorie dell’antica Sparta. E’ proprio in una stradina che taglia via Cesare Battisti che, un murales moderno ritrae un atleta dall’antica Grecia dal corpo scolpito, lì tra fornai che vendono focacce calde con i pomodorini e friselle e orecchiette al grano duro e bar dove ci si scambia ancora la vita in un ritmo fatto di dialetto e tanta tradizione.
Per cogliere l’essenza e la storia di questa città bisogna perdersi nelle sue strade, sentire il profumo dei due mari e dei rovi, perchè Taranto, dalle glorie della Magna Grecia ad oggi, ha goduto del suo mare bellissimo, ma si è anche profondamente ferita con le sue spine.
Durante il periodo delle festività, il MArTA garantisce continuità di apertura e propone un articolato calendario di iniziative dedicate al pubblico. Un programma pensato per offrire a visitatori e cittadini l’opportunità di conoscere e approfondire il patrimonio del Museo anche durante le giornate festive, attraverso eventi e attività culturali dedicate.
26 dicembre: 14:00 – 22:00
28 dicembre: 9:00 – 13:00; 15:30 – 19:30
1 gennaio: 10-14; 16-20
4 gennaio (prima domenica del mese – ingresso gatuito): 8.30-19.30
5 gennaio: 8.30-19.30
6 gennaio: 8.30-19.30
Una collaborazione virtuosa tra l’I.I.S.S. Principessa Maria Pia e il Museo Archeologico Nazionale di Taranto MArTA ha dato vita a un laboratorio interdisciplinare che ha permesso agli studenti e alle studentesse della classe prima del Liceo del Made in Italy di mettersi alla prova trasformandosi in giovani guide museali.
Il percorso, reso possibile dalla Convenzione tra le due istituzioni, ha condotto gli alunni e le alunne in un viaggio immersivo alla scoperta delle testimonianze del passato: quattro giornate di attività presso il museo per imparare a osservare, interpretare e raccontare il patrimonio culturale.
Il momento, forse, più significativo è stato vissuto martedì 9 dicembre 2025, quando gli studenti e le studentesse del Liceo del Made in Italy hanno guidato i loro coetanei del Liceo Scientifico O.S.A., modulando linguaggio e contenuti con consapevolezza e spirito di responsabilità.
Un’occasione preziosa per sperimentare competenze comunicative, riflessive e relazionali in un contesto reale. “Questo progetto dimostra come il patrimonio culturale possa diventare uno straordinario strumento educativo”
– afferma il Dirigente Scolastico, prof. Giovanni Tartaglia
“Vedere i nostri studenti e le nostre studentesse assumere il ruolo di guide è la prova che quando scuola e territorio dialogano, la conoscenza diventa esperienza viva”.
Sulla stessa linea la Direttrice del MArTA, dott.ssa Stella Falzone:
“Il museo è un luogo dove si custodisce e si valorizza il patrimonio, si promuovono la ricerca e la formazione, con particolare attenzione alle nuove generazioni”.
Il laboratorio, ispirato alle Raccomandazioni europee e agli obiettivi dell’Agenda 2030, ha rafforzato nei giovani il senso di appartenenza e identità culturale, valorizzando il museo come spazio di apprendimento partecipato, aperto e inclusivo.
La direttrice Stella Falzone partecipa al Larissa Bonfante Workshop of Etruscan and Italic Arts 2025, che si tiene il 21 novembre presso la New York University. L’intervento della direttrice sarà dedicato al tema “Exhibiting an Exceptional Burial: New Insights in the Athlete’s Tomb in Taranto”, focalizzato su uno dei contesti più significativi e iconici della collezione permanente del Museo.
Nuove ricerche su una sepoltura eccezionale
La celebre Tomba dell’Atleta, datata agli inizi del V secolo a.C., rappresenta una testimonianza di straordinaria rilevanza per la storia di Taranto antica. Negli ultimi anni il MArTA ha promosso un insieme di nuove indagini scientifiche che stanno arricchendo la conoscenza di questo contesto.
Tra queste ricerche rientrano:
l’analisi dell’antico genoma ricavato dai resti scheletrici dell’individuo sepolto, che sta contribuendo a definire meglio identità biologica, origini e relazioni dell’atleta;
lo studio del sarcofago dipinto, i cui apparati iconografici e tecnici offrono nuove informazioni sulla produzione artistica e sui rituali funerari di Taranto nel V secolo a.C.
Questi risultati, ancora in fase di approfondimento, stanno permettendo di qualificare ulteriormente questa sepoltura eccezionale, gettando nuova luce sul ruolo sociale, culturale e simbolico dell’atleta nella città magnogreca.
Un percorso di valorizzazione continua
La presentazione al Larissa Bonfante Workshop 2025 si inserisce nel più ampio impegno del Museo per la valorizzazione e la comunicazione dei propri patrimoni attraverso la ricerca scientifica, il dialogo con la comunità accademica internazionale e la progettualità espositiva.
Le nuove evidenze provenienti dalla Tomba dell’Atleta costituiranno una base preziosa per future iniziative del MArTA, finalizzate a rendere sempre più accessibile, comprensibile e partecipata la storia di Taranto.
Dal gennaio 2024, Stella Falzone dirige il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, e ha portato una visione strategica volta a trasformare il MArTA da luogo di conservazione statica in spazio dinamico e inclusivo, al servizio della società. Dopo importanti esperienze accademiche e scientifiche presso istituzioni internazionali come l’Österreichische Akademie der Wissenschaften e la Columbia University di New York, ha assunto un ruolo di primo piano nello studio e nella valorizzazione della pittura antica, coordinando progetti di ricerca in Italia e all’estero. Vicepresidente dell’Association Internationale pour la Peinture Murale Antique e presidente del Centro Studi Pittura Romana Ostiense, Falzone porta al MArTA un approccio dinamico, dove la memoria del passato si lega con le urgenze del presente. Sotto la sua direzione, il museo ha rafforzato il legame con il territorio e con la rete internazionale, promuovendo esposizioni come Between the Two Seas in Cina e nuove forme di narrazione per la collezione magnogreca. Il MArTA diventa così un laboratorio di idee e relazioni, un luogo in continua evoluzione che restituisce voce al Mediterraneo antico e alla sua eredità viva. L’abbiamo quindi intervistata per farci raccontare il suo lavoro al Museo Archeologico Nazionale di Taranto. L’intervista è di Noemi Capoccia.
NC. Qual è stata la sua visione strategica all’inizio del suo incarico alla direzione del MArTA e in che modo la sta concretizzando oggi?
SF. Tra poco saranno due anni di lavoro al Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Due anni in cui il faro di tutto il nostro impegno è stata la nuova definizione ICOM (International Council Of Museum) approvata nel 2022, dopo la raccomandazione UNESCO sulla protezione e promozione dei musei. In quell’assemblea si disse chiaramente che il Museo, spesso percepito come luogo statico in cui si conservavano i reperti, doveva diventare un luogo aperto, “al servizio della società che promuove diversità e sostenibilità”, con particolare attenzione all’inclusività e all’accessibilità per ogni tipo di visitatori. Un presidio territoriale di tutela attiva, un luogo dove si valorizza la storia, la scienza, l’esperienza artistica, ma anche uno spazio in cui la società riprogramma il suo futuro, riceve e genera stimoli. Oggi il MArTA è più che mai questo, e ogni esposizione, ogni conferenza, ogni mostra temporanea o iniziativa poggiano su quell’idea di servizio e arricchimento per la società contemporanea. Un luogo sempre diverso e in eterna evoluzione, in cui dai depositi riemergono storie fino a ieri rimaste senza voce.
Il MArTA custodisce una delle collezioni più importanti in Italia sulla civiltà magnogreca. Ritiene che ci siano aspetti ancora poco valorizzati nel percorso espositivo del museo e che meriterebbero maggiore attenzione?
Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto ha un solo difetto: è molto ricco. Pertanto spesso il visitatore si sofferma sulle vetrine che custodiscono i reperti cosiddetti iconici, la tomba dell’Alteta con le sue anfore panatenaiche, il cratere della nascita di Dioniso, gli Ori, lo Schiaccianoci, o recentemente la nuova acquisizione del gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene; si rischia però di perdere narrazioni affascinanti e avvincenti che pure restituiscono, apparentemente in piccolissimi dettagli, la testimonianza dell’esistenza degli uomini del passato. Per questo, oltre alla proposta di visite guidate, abbiamo realizzato le audioguide in cinque lingue, che consentono al pubblico di organizzare la visita in autonomia, e dunque di fermarsi e approfondire a piacimento le informazioni sui singoli reperti, e sui temi più generali in cui è articolato il percorso museale. Ma occorre sottolineare un altro importante aspetto che riguarda la valorizzazione della nostra collezione: ciclicamente poniamo sotto i riflettori alcune opere che sono già in esposizione permanente (all’interno di vetrine che restituiscono i contesti di rinvenimento originari), consentendo nuove letture partendo dal confronto o dall’associazione tematica con altri reperti, e prevalentemente con quelli attualmente conservati nei depositi, i quali molto spesso solo per mancanza di spazio non trovano posto nelle sale. Questo è il caso recente, ad esempio, di una terracotta raffigurante una donna nuda presso il louterion (vaso per le abluzioni), databile alla fine del III-inizi del II secolo a.C., normalmente esposta in una sala al primo piano, che nella mostra temporanea “Archè. Il principio e l’acqua”, in allestimento fino al 1° febbraio 2026, diventa protagonista di una relazione sul piano iconografico con un vaso per liquidi (pelike) di V sec. a.C. (che si trova normalmente in una sala differente), in cui è stata rappresentata la stessa scena.
Allestimento Archè. Foto: Museo Archeologico Nazionale di Taranto
Quali sono le principali difficoltà, o prove, che un museo archeologico (di rilevanza nazionale come il MArTA) deve affrontare oggi in Italia?
Credo le difficoltà che vivono tutti i luoghi di cultura, tra risorse mai sufficienti, ristrettezze di pianta organica, e la sfida per diventare sempre più attrattivi per il pubblico, senza mai derogare sui contenuti dell’offerta culturale. Il MArTA ha vinto già importanti prove. Abbiamo acquisito in questi anni archeologi, architetti, esperti in restauro, nuovo personale di accoglienza e valorizzazione anche se siamo sempre al di sotto dei numeri del Personale necessario; e, soprattutto, soffriamo l’isolamento del Sud. Agli Uffizi o al Colosseo i turisti e i visitatori sono a portata di mano, mentre una persona a Taranto deve venire appositamente, difficilmente è di passaggio, senza un efficace collegamento con i maggiori aeroporti pugliesi, senza linee ferroviarie adeguate. Certo, quando il visitatore arriva al Museo, trova una bellezza e una ricchezza sorprendenti e travolgenti: siamo molto orgogliosi dell’alto gradimento che il Museo riscuote a livello nazionale e internazionale, che ripaga degli sforzi di tutto lo staff e rafforza l’intenzione di procedere in questa direzione.
Quali sono i criteri che guidano la scelta dei reperti da esporre nella vetrina della Temporary Art, la grande teca di cristallo nella hall del museo? In che modo le esposizioni temporanee arricchiscono l’esperienza dei visitatori del MArTA?
Esiste una programmazione delle mostre temporanee, frutto di uno studio elaborato dai nostri funzionari archeologi. Questo studio, abbinato al lavoro attualmente in corso di digitalizzazione di tutti i reperti presenti in Museo, ci mette nella condizione di avere una visione più dettagliata di tutto il patrimonio. Per questioni di spazio, come si è detto, il MarTA espone solo una parte della collezione, e così la vetrina della Temporary Art ci consente di aprire vere e proprie finestre su materiali rimasti invisibili per tanto tempo: i reperti, individuati per temi, entrano in una dinamica espositiva più fluida, con una comunicazione più immediata e consona ad uno spazio dinamico. In questo modo trovano spazio anche tematiche legate a particolari momenti dell’anno, o di attualità, che consentono approfondimenti e riflessioni sui temi della diversità e dell’inclusività, offrendo chiavi di lettura meno convenzionali di una collezione archeologica (come la Temporary Art sui “mostri” e le creature straordinarie della mitologia greco-romana, organizzata in occasione di Halloween). Non dimentichiamo, inoltre, che all’interno del MArTA sono presenti altri spazi che vengono utilizzati per le mostre temporanee, talora anche in contemporanea, come avviene in questi giorni, in cui i nostri visitatori possono apprezzare oltre al percorso espositivo permanente anche due mostre che ci accompagneranno nei prossimi mesi: insieme alla citata mostra Archè. Il principio e l’acqua, fino al 6 gennaio 2006 sarà possibile visitare anche la mostra RARA AVIS Ritratti in bronzo dalla Magna Grecia al contemporaneo realizzata con l’orafo e scultore Antonio Affidato.
Ritiene che esporre reperti dai depositi del museo possa stimolare un interesse del pubblico verso la storia della Puglia e del Mediterraneo in modi diversi rispetto alle mostre tradizionali?
Tutto ciò che concorre alla conoscenza più profonda di un territorio concorre alla salvaguardia del patrimonio (che è di tutti), e pone su basi solide lo sviluppo e la crescita delle comunità. Di recente come Museo Archeologico Nazionale di Taranto abbiamo restituito attenzione e visibilità ai territori di origine di molti dei tesori custoditi al MArTA. Parlo dei tesoretti monetali ritrovati in Salento (Nociglia e Specchia), dello Zeus di Ugento, dei tesori del corredo della principessa dauna Opaka Sabaleida, che, dopo una serie di tappe nelle sedi prestigiose degli Istituti Italiani di Cultura dell’America latina, sono tornati in Puglia per tenere a battesimo la nascita del nuovo allestimento del Museo archeologico nazionale di Canosa, per poi rientrare a Taranto. Questo è il vero valore, che mostra la vitalità di questa parte del Mediterraneo a partire dal passato e che volge lo sguardo al futuro, conferendo al MArTA il ruolo che più gli si addice: quello di essere un museo di tutti i pugliesi, che parla della storia non solo della metropoli che fu Taranto, ma anche della Puglia antica e del Mediterraneo.
Lei è stata curatrice della mostra Between the Two Seas, esposta al Museum of the South China Sea di Hainan dal 20 marzo al 15 giugno 2025. Dalla Puglia sono stati inviati in Cina 131 reperti provenienti dal Museo archeologico nazionale di Taranto (MArTA), dalla Direzione Regionale Musei di Puglia, con il Parco Archeologico e Museo Nazionale “Giuseppe Andreassi” di Egnazia, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce con il Museo Ribezzo di Brindisi e il Museo Castromediano di Lecce, dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo. Qual è stata la contropartita concreta dell’operazione e quali ragioni culturali l’hanno giustificata?
Come prima cosa, dato l’altissimo numero di visitatori della mostra ad Hainan (oltre 200mila di cui 9mila nel primo week end di esposizione) posso dire che con questa importante iniziativa abbiamo acceso l’attenzione di un vastissimo pubblico, spesso particolarmente giovane, interessato alla cultura del mondo greco-romano: le nostre opere hanno svolto il ruolo di “ambasciatori” della cultura italiana, rappresentando le Istituzioni culturali italiane, in primis il Ministero della Cultura, all’interno di un progetto che ha visto significative sinergie tra enti diversi operanti nello stesso territorio. Per quanto riguarda il tema della diplomazia culturale, credo che si sia aperto un buon canale di relazioni con i musei cinesi, che sono sicura nei prossimi mesi potrà portare ulteriori risultati importanti sia sul fronte degli scambi culturali, sia sul fronte dell’incoming turistico.
Secondo lei, quali dovrebbero essere i limiti di iniziative simili, considerando la differenza tra prestare opere dai depositi o durante la chiusura di un museo e il rischio, invece, di privarsi temporaneamente dei capolavori più conosciuti?
Pur tenendo conto della necessità di una valorizzazione costante della collezione permanente (attraverso nuove letture e approfondimenti specifici sulle opere, visite tematiche ecc.), è indubbio che il successo dei musei oggi sia decretato da una tendenza ormai consolidata legata alle mostre temporanee. Nel caso della mostra in Cina, il MArTA ha scelto di valorizzare in prevalenza reperti provenienti dai depositi, di eccellente interesse e di splendida fattura, consentendo loro una visibilità importante anche a livello internazionale. Nell’esposizione organizzata in questa primavera presso il MArTA e dedicata alla figura di Penelope, abbiamo ospitato nelle nostre sale dipinti, sculture, rilievi, incunaboli, stampe e testimonianze provenienti da numerosi musei italiani ed esteri e collezioni private. Tra i reperti della mostra c’era anche lo skyphos del Pittore di Penelope, proveniente da Chiusi. Il prestito di quel meraviglioso reperto è stato frutto di un accordo di scambio culturale con il Museo nazionale etrusco di Chiusi, che ha portato nel Comune toscano la “nostra” pelike attribuita al Pittore di Dario (340-330 a.C.), che immortala un episodio meno noto, quello della riconciliazione tra Andromeda e i suoi genitori, Cassiopea e Cefeo. Non si tratta di un lavoro di sottrazione, ma un lavoro di moltiplicazione della bellezza e del sapere, che oggi può diventare seme di crescita i musei dei diversi territori sia in Italia che nel mondo.
Reperti del MArTA alla mostra Between the two seas. Archeology tells of Apulia
Il museo è sempre più riconosciuto come attrattore turistico per Taranto e la Puglia. Quali progetti di collaborazione con il territorio sono attualmente in corso?
Il Museo rappresenta un riferimento per la comunità tarantina, e insieme alle Istituzioni presenti sul territorio, ma anche al mondo dell’associazionismo e del cosiddetto terzo settore attraverso una costante interlocuzione con tutti i soggetti in campo, intende promuovere lo sviluppo turistico della città. Il Museo è aperto nelle calde domeniche d’estate, ad esempio, e accoglie i crocieristi che sbarcano in una città, spesso deserta. Al di là delle collaborazioni già esistenti, credo che sarebbero necessarie azioni di coordinamento più incisive, la creazione di una cabina di regia per sviluppare progetti congiunti di accoglienza e promozione turistica, a partire da interventi strutturali per risolvere la situazione spinosa dei trasporti che riguarda Taranto e il suo territorio.
Sono previsti nuovi partenariati con istituzioni estere nel futuro?
Attualmente abbiamo in atto numerose collaborazioni scientifiche con istituzioni di ricerca nazionali e internazionali, con l’obiettivo di favorire sia le ricerche sulla collezione del MArTA da parte di Ricercatori esterni, che di accrescere la conoscenza ai fini dello studio e della valorizzazione delle opere da parte del Museo stesso.
Secondo lei, quale futuro attende l’archeologia in rapporto con la contemporaneità e quale ruolo potrebbe giocare un museo come il MArTA ?
Il mondo dell’archeologia vive una fase di rinnovamento, influenzata sia dall’impiego delle nuove tecnologie che da una crescente attenzione agli aspetti teorici e sociali della ricerca. Concetti come quello di archeologia pubblica, che intende coinvolgere le comunità nella comprensione e nella valorizzazione del patrimonio e dei risultati della ricerca, portano a ripensare il ruolo dell’archeologia nella società, non solo come strumento per lo studio del passato, ma anche come mezzo per comprendere il presente e progettare il futuro. Il metodo della ricerca archeologica offre infatti strumenti efficaci per costruire nuovi scenari di ricerca e di dialogo interdisciplinare, e può essere di grande attualità. L’oggetto antico può facilmente entrare nella relazione con il mondo contemporaneo attraverso mille strade: partendo dalla tecnica, dal materiale, dal contesto di uso e di rinvenimento, attraverso l’evoluzione dei paesaggi abitati dall’uomo, si possono creare mille trame con le testimonianze del contemporaneo, si possono esplorare le somiglianze e le differenze tra la mentalità antica e quella moderna. Cosa lega le Veneri prestoriche in osso lavorato da Parabita, e gli arazzi dipinti dell’artista Paolo Troilo, ospitati in una mostra temporanea al MArTA? Un tema comune: l’omaggio alla madre, dea e/o donna, oltre i limiti del tempo, per scoprire quanto della profonda natura umana, attraverso i millenni, risulti sorprendentemente immutato nella
Nella Grecia antica il termine nymphaion appare adoperato con una doppia accezione: esso indicava sia il rito purificatorio compiuto prima delle nozze dalle fanciulle, sia il santuario in cui tali riti avevano luogo. Le testimonianze letterarie ed archeologiche suggeriscono come tali riti di passaggio fossero celebrati sotto la protezione delle divinità tradizionalmente preposte alla sfera femminile (principalmente Afrodite, Era e Artemide), ma anche presso i santuari delle ninfe. Le ninfe, divinità minori legate al mondo della natura, erano venerate presso grotte naturali, spesso in corrispondenza di sorgenti o corsi d’acqua dolce.
In Grecia tra i luoghi in cui sono note attestazioni del culto delle ninfe si possono ricordare l’antro Coricio nella Focide, la grotta di Pitsà a Corinto, quella di Lera a Creta, le grotte di Phyle, Vari e Maratona in Attica; in ambito urbano i santuari delle ninfe di Atene e Cirene. Uno dei ninfei (da intendere con l’accezione di “santuari in grotta”) meglio noti è quello magnogreco di Grotta Caruso, presso Locri: una scalinata conduceva ad un ampio antro naturale con un bacino ricolmo d’acqua; nelle pareti interne erano realizzate nicchie, in cui erano deposte le offerte votive.
Alcuni modellini fittili di ninfeo, conservati presso il MarTa, sono stati rinvenuti nel territorio tarantino entro contesti funerari databili tra il III e il II secolo a.C. In particolare, sono tre gli esemplari esposti nella mostra “Archè. Il principio e l’acqua”, caratterizzati dalla conformazione a base circolare con copertura troncoconica. Tali modellini fittili sono forniti di serbatoi e piccoli gocciolatoi funzionali allo scorrimento dell’acqua. Uno dei tre modellini mostra una grande apertura ad arco, decorata con applicazioni irregolari che imitano la roccia e suggeriscono in tal modo la conformazione dei ninfei in grotta. Il modellino di maggiori dimensioni presenta invece un’elaborata struttura architettonica, che comprende anche l’inserimento di una cariatide, e conserva tracce di una vivace policromia originaria.
Nel corso del tempo si assiste dunque ad un progressivo sviluppo dei ninfei in senso architettonico, testimoniato anche dagli stessi modellini fittili: da santuari collocati presso contesti naturali, essi si evolvono in forme architettoniche peculiari e trovano posto in ambito urbano. L’esito finale di tale processo evolutivo appare costituito dai ninfei d’età ellenistico-romana, vere e proprie fontane monumentali ormai prive della loro originaria connotazione sacra. Il ninfeo d’età romana, generalmente absidato e caratterizzato da un prospetto scandito da nicchie, funge da sbocco monumentale degli acquedotti cittadini o, in scala ridotta, arricchisce i peristili delle domus con una funzione prettamente decorativa.
Impresa e cultura insieme, con l’ambizione di costruire una coalizione capace di muovere energie comuni che possano concorrere alla crescita del territorio.
Confindustria Taranto, da un lato, con la forza delle sue oltre 400 aziende associate e Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA dall’altro, con la storia di civiltà che hanno reso importante e produttivo questo lembo di Mediterraneo.
E’ questo, in sintesi, il motivo che ha spinto Confindustria e MArTA, a stringere un accordo di collaborazione e partenariato sancito da un Protocollo d’Intesa firmato stamani in Confindustria dalla vice presidente degli industriali tarantini con delega all’education e alla diversificazione del territorio, Anda Furfaro, e dalla direttrice del museo di Taranto, Stella Falzone. Presente alla conferenza stampa anche Vincenzo Fanelli, presidente della sezione cultura, agroalimentare e turismo di Confindustria Taranto.
Un Protocollo declinato in sei macro azioni di intervento, sviluppati sotto l’ombrello della comune esigenza di cooperare, “nella ricerca di linee di lavoro comuni finalizzate alla promozione di nuove iniziative di sviluppo socio economico e culturale del territorio valorizzando il connubio tra cultura e impresa”.
Progettualità in co-branding, sviluppo di progetti da stimolo per l’industria creativa, ipotesi di percorsi di turismo industriale a cominciare dalle radici, fino ad attività di formazione per l’impresa e a quelle destinate a catalizzare l’attenzione sui temi della cultura di impresa grazie all’organizzazione di un festival tematico o l’attività di education e orientamento delle giovani generazioni per citarne alcuni.
“Il Museo archeologico nazionale di Taranto ha innescato processi sempre più estesi con i territori di provenienza dei reperti delle sue collezioni. E’ un museo sempre più aperto che ha deciso, attraverso queste collaborazioni, di abbinare alla sua funzione di conservazione e ricerca, quella di amplificatore della missione educativa ed emancipativa della cultura nei processi economico-sociali e di sviluppo di un territorio – dice Stella Falzone, direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto – Perchè in contesti urbani delicati come quello di Taranto, i processi di cambiamento si attivano anche attraverso la consapevolezza del proprio valore come luogo da sempre distintivo per la bellezza, la vocazione internazionale e la qualità manifatturiera delle sue imprese artigiane e industriali. Dalla ceramica al tessile, dagli ori alla pesca”.
“Avviare un percorso di collaborazione e di scambio con il Museo archeologico nazionale di Taranto è uno degli obiettivi che l’associazione degli industriali da me presieduta – dichiara Anda Furfaro, vice presidente di Confindustria Taranto – persegue da tempo. I motivi non risiedono soltanto nella necessità da noi avvertita, in quanto attori della crescita economica, sociale e imprenditoriale, di conoscere più profondamente e da vicino le potenzialità che il nostro territorio esprime nelle sue molteplici espressioni, ma soprattutto nelle opportunità che l’accordo ci consente di sviluppare, attraverso attività che valorizzino ed esaltino la cultura e l’impresa assieme. L’auspicio DI Confindustria Taranto e quella del Presidente Salvatore Toma, che ha fortemente voluto questo accordo, è quella di poter portare all’interno delle nostre imprese, assieme a nuove consapevolezze, inedite leve di sviluppo dalle quali far scaturire la “vision” di un territorio moderno, orientato al futuro e forte del proprio passato”.
Usata per attingere e trasportare l’acqua, come mostra la disposizione delle sue anse, l’hydria è una forma vascolare legata fin dalle origini alla vita quotidiana e, in particolare, ad un’attività tradizionalmente femminile. L’hydria presenta il collo distinto dal corpo e tre anse: le due orizzontali, collocate dove il corpo del vaso è più largo, erano utili per il sollevamento e il trasporto del recipiente; la terza ansa, posta in verticale, serviva per versare l’acqua.
Diverse fonti iconografiche e letterarie testimoniano come, nel mondo greco e magno-greco, fossero solitamente le donne a riempire d’acqua le hydriai presso le fontane, luoghi di approvvigionamento idrico ma anche di incontro e, talvolta, di rischio. Le scene figurate, spesso presenti sugli stessi vasi, riproducono gesti precisi e coinvolgono sia donne libere che schiave; a volte compaiono anche figure divine, suggerendo un duplice significato, domestico e rituale. Le hydriai potevano difatti essere impiegate anche in relazione all’uso dell’acqua, caricata di forte valore simbolico, all’interno di riti di passaggio, purificazione, fertilità e trasformazione.
Dal punto di vista pratico, pur nata per un uso quotidiano, l’hydria venne impiegata dall’età tardo-classica anche in ambito funerario come urna. La cremazione, attestata a Taranto dalla seconda metà del IV al I secolo a.C., prevedeva che le ceneri fossero raccolte in contenitori poi deposti nella sepoltura. Tra i ritrovamenti dalle necropoli tarantine, spicca una raffinata hydria in bronzo del IV secolo a.C., sormontata da una corona vegetale in lamina d’oro, che richiama esplicitamente i rituali funerari di tradizione macedone. Anche un’hydria in ceramica chiara, rinvenuta parimenti a Taranto e databile nella seconda metà del IV secolo a.C., ha restituito resti umani cremati, testimoni di un suo uso come urna cineraria. L’esemplare mostra splendide anse orizzontali baccellate e arcuate e quella verticale a largo nastro con triplice scanalatura, oltre a dettagli plastici e protomi femminili; inoltre, sulla superficie si conservano residui di colore in più punti, suggerendo una decorazione originariamente policroma.
All’ambito votivo e cultuale appartengono invece le hydriai miniaturistiche, versioni ridotte del vaso, molto diffuse nei depositi votivi dei santuari dell’Italia meridionale, dove spesso rappresentano la tipologia più frequente della ceramica miniaturistica. La loro abbondanza e la presenza accanto a statuette femminili indicano offerte rituali volontarie di carattere sacro, spesso collegate alla sfera femminile.
In particolare, la stipe del Pizzone a Taranto ha restituito migliaia di oggetti votivi (fine VII – metà IV sec. a.C.), tra cui numerose hydriai deposte insieme a statuette di donne, a conferma di pratiche rituali incruente dedicate a divinità femminili della fertilità, quali Persefone, Demetra, Kore e Gaia, quest’ultima ricordata anche da una dedica incisa sul fondo di una coppa.
La magia del fantasy incontra la forza della tradizione nella terza edizione di Salicomix, fiera dedicata al fumetto, animazione, giochi di ruolo e da tavolo, card game e videogiochi, in programma il 30 e 31 agosto 2025 a Salice Salentino (Lecce). Un appuntamento che quest’anno pone al centro il mondo delle creature mitologiche e il confine sottile tra immaginazione e storia, trasformando il paese in un palcoscenico di arte, fumetto e narrazione. Uno dei momenti centrali della manifestazione sarà l’esposizione Cronache delle Creature Arcane, frutto di un progetto congiunto tra Salicomix, il Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA e l’Accademia di Belle Arti di Lecce.
Gli studenti del corso di Fumetto dell’Accademia guidati dal professore Enrico Rollo, hanno visitato le collezioni archeologiche del museo per approfondire il tema delle figure mitologiche dell’antichità. Da questa esperienza è nata una serie di otto opere originali, tra fumetto e sperimentazioni multimediali, che reinterpretano i manufatti storici del MArTA attraverso lo sguardo delle nuove generazioni. La Gorgone prende nuova vita nell’illustrazione Anástasis della Gorgone di Veronica De Braco, ispirata alle antefisse con gorgoneion del VI-V secolo a.C.. Il mito del Centauro rivive invece in Centauromachia di Suamj Paiano, legata a un cratere a volute proto-apulo a figure rosse della fine del V secolo a.C., mentre le Sirene sono protagoniste dell’opera di Margherita Salamida, nata dall’osservazione dei balsamari ionici del VI secolo a.C.
Alessandra Argentiero rielabora il tema enigmatico della Sfinge con L’enigma nell’ombra, ispirata a una lekythos attica a figure nere, mentre Giorgia Rizzo affronta il mito del Minotauro in Dentro il labirinto, connessa a un’altra lekythos attica risalente tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. La figura della Chimera si manifesta nell’interpretazione di Michael Nacci, che trae spunto da un’oinochoe apula a figure rosse del IV secolo a.C., e quella del Grifone nella tavola di Michele Leopizzi, legata a un mosaico pavimentale di età romana. Infine, Marta Francesca Basile restituisce nuova forza al Ketos, il mostro marino della tradizione greca, ispirandosi a una loutrophoros apula a figure rosse del IV secolo a.C.
Durante i giorni di Salicomix, le tavole dunque saranno esposte presso il Convento Madonna della Visitazione di Salice Salentino, costruito nel 1587 da Giovanni Antonio I Albricci (della famiglia
mercantile di origine lombarda degli Albricci e destinato ai Frati francescani Riformati), e saranno affiancate da riproduzioni in formato digitale dei reperti archeologici: un legame inedito tra passato e contemporaneità, capace di dare nuova vita ai miti antichi e di tradurli in un linguaggio vicino al pubblico di oggi. Un valore aggiunto della mostra è rappresentato dalla valorizzazione del territorio che un tempo fu il fulcro della Magna Grecia, oggi reinterpretato dalle giovani generazioni attraverso il linguaggio del fumetto e delle arti visive. L’esposizione diventa così un’occasione per riscoprire radici storiche e identitarie, e al tempo stesso per rilanciarle con strumenti creativi capaci di parlare al presente e aprirsi al futuro.
L’obiettivo della terza edizione di Salicomix è dunque racchiuso nell’idea di fantasy come ponte tra mito e creatività contemporanea. Le creature mitologiche diventano simbolo di narrazione, di ricerca artistica e di sperimentazione: non si limitano ad essere soltanto leggende. La mostra è quindi un invito a scoprire come la storia possa trasformarsi in immaginazione, e come l’arte sia in grado di rinnovare e tramandare le radici culturali del territorio.
L’evento è realizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Provincia di Lecce, della Regione Puglia e di Rai Puglia, con Rai Radio Kids come media partner ufficiale. L’organizzazione è curata dal Comune di Salice Salentino, dalle associazioni Pro Loco e Salic’è, e con il contributo di altre prestigiose realtà culturali come l’Università del Salento, ACSI – Associazione di Cultura Sport e Tempo Libero, il Game of Thrones Studio Tour di Banbridge (Irlanda), e la Scuola di Fumetto Lupiae di Lecce.
“Come Museo archeologico nazionale di Taranto con forte radicamento sul territorio, luoghi da cui provengono alcuni dei reperti più importanti della nostra esposizione permanente, consideriamo da tempo queste collaborazioni una sorta di proiezione verso il futuro – dice la direttrice del museo tarantino, Stella Falzone – Perchè anche un museo ricco e prestigioso come il MArTA non può più essere concepito soltanto come un contenitore di opere, ma come un presidio culturale attivo, un laboratorio di ricerca e innovazione, un ambiente in cui si costruiscono relazioni, si promuove apprendimento condiviso e si genera benessere per la collettività, come è accaduto in questa occasione grazie alla collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Lecce”.
Una lettura contemporanea che rilegge con attenzione, così come accadde durante l’esposizione di oltre 130 reperti del MArTA in Cina, anche l’idea stessa di “mostro”, lanciando anche un messaggio sociale e culturale forte.
“Nel momento in cui ci si spinge più in profondità nella lettura ed interpretazione del mito, presto ci si rende conto che questi “prodigi”, che legano il loro apparire al loro essere portatore di male, di oscurità, di caos, di distruzione, di morte, – spiega l’archeologo Salvatore Taurino, che insieme all’architetto Serena Piroddu, funzionari del MArTA che hanno curato questa parte di progetto di collaborazione – altro non sono che meri strumenti di punizione divina nei confronti dell’uomo che pecca di hybris, vittime inconsapevoli di volontà e aspettative altrui, oppure proiezioni simboliche sul piano delle leggenda e del mito senza tempo di vizi e virtù umane, in cui spesso nella realtà sono i primi a prevalere sulle seconde. Dunque,a conti fatti,di arcano in loro vi rimane ben poco, perché è l’essere umano che si racconta nel mito, trasfigurandosi.”
Far esplodere un potenziale archeologico e attraverso esso raccontare storia e radici delle grandi civiltà italiche che hanno abitato nei secoli questa terra.
Torna il connubio tra Museo archeologico nazionale di Taranto e Comune di Ugento, che proprio nella sede tarantina presenta l’edizione 2025 del Premio Internazionale di Archeologia – Città di Ugento intitolato a quel capolavoro della bronzistica tardo-arcaica dello Zeus, rinvenuto nella cittadina salentina nel 1961 e protagonista d’onore della collezione permanente del Museo MarTA.
“Si tratta di un premio che promuove e dà valore a quelle radici che sono anche una grande leva di sviluppo per tutti i territori pugliesi, e che qualifica il Comune di Ugento, da anni impegnato, anche attraverso il suo rinnovato Museo civico, verso azioni di promozione turistica non solamente legate al turismo balneare – dice Stella Falzone, direttrice del MArTA – Così il Museo di Taranto consolida il rapporto indelebile tra reperti e territori di origine, in uno scambio che diviene reciproco e moltiplicatore per le potenzialità di entrambi”.
“Il Premio Zeus rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare il talento, la passione e l’impegno dei giovani studiosi e dei professionisti dell’archeologia – dice il sindaco di Ugento, Salvatore Chiga – contribuendo al tempo stesso a rafforzare la vocazione culturale e identitaria della nostra città”.
Anche quest’anno, durante la cerimonia di consegna dei premi che si svolgerà giovedì 28 agosto 2025 alle ore 20.30, in Piazza San Vincenzo a Ugento, riconoscimenti andranno a giovani laureati in archeologia, a restauratori, innovatori tecnologici di settore, esperti in comunicazione archeologica e ovviamente sarà conferito il Premio alla carriera a chi si è particolarmente distinto nel lavoro di ricerca in campo archeologico, mentre un importante riconoscimento andrà anche a chi ha conseguito grandi risultati nella valorizzazione del patrimonio culturale.
A presentare l’edizione di quest’anno del Premio Zeus Città d’Ugento, saranno lunedì 11 luglio alle ore 11.00 nella sede del MArTA, il sindaco di Ugento, Salvatore Chiga, l’assessora alla cultura Chiara Congedi, il direttore artistico della serata di premiazione, il coreografo e regista Fredy Franzutti e la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone.
Due eccellenze museali del territorio di Taranto decidono di collaborare e varano un progetto di cooperazione destinato a proporre a visitatori e turisti una scontistica per chi deciderà di percorrere e scoprire le sale espositive del Museo archeologico nazionale di Taranto MArTA e del MuDi il Museo Diocesano di Taranto.
Grazie ad un accordo siglato nei giorni scorsi dalla direttrice del MArTA, Stella Falzone e dal direttore del MuDi, don Francesco Simone, entro 7 giorni dall’emissione del primo biglietto di ingresso ad uno dei due musei, si avrà diritto ad ottenere sconti o biglietto ridotto per la visita all’altro polo museale.
Da Vico Seminario in città vecchia all’ex Convento degli Alcantarini nel cuore del Borgo di Taranto, un viaggio tra uno dei patrimoni storico-artistici, archeologici e sacri più importanti del territorio, destinato a meravigliare per la ricchezza e il pregio delle sue testimonianze.
Il MuDi, di proprietà dell’Arcidiocesi di Taranto e gestito dalla Cooperativa Museion, infatti, conduce nel cuore della devozione in un percorso espositivo in 36 sale, sette sezioni tematiche e 350 vere e proprie opere d’arte che coprono un arco temporale che va dal VII secolo al XXI secolo. Negli ambienti cinquecentesti dell’antico seminario arcivescovile, il MuDi stupisce, tra dipinti delle grandi scuole meridionali, paramenti e arredi sacri come il raro arazzo in bisso, sculture e reliquie fino alla crocetta aurea ritrovata nel 1071 sul petto del santo patrono della città, alla porta di tabernacolo realizzata in epoca borbonica cesellando uno dei topazi più grandi del mondo proveniente dal cosiddetto Tesoro di San Cataldo.
Una Taranto bella e preziosa che si ritrova nelle diverse sezioni del MArTA che dalla preistoria e protostoria, accompagna i visitatori e i turisti in un percorso che attraversa gli splendori della città greca, i rapporti con il mondo indigeno, il periodo romano e quello tardo antico, sino all’età bizantina. Un museo che di anno in anno batte anche tutti i suoi record di presenze e che oltre a puntare sui reperti identitari come la collezione di Ori, il gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene, la tomba dell’atleta, lo Zeus d’Ugento, gli antichi mosaici di epoca romana e la sua imponente collezione di monete, da alcuni anni rispolvera e recupera gli antichi reperti custoditi nei depositi per esporli al pubblico in contesti di mostre temporanee.
“Grazie al rapporto con il MUDI abbiamo costruito un ponte che allarga sempre di più l’arco temporale di conoscenza delle grandi radici storiche e culturali di questo territorio – spiega la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone – e lo abbiamo fatto mettendo in azione una buona pratica, che come sta accadendo con altre istituzioni museali regionali, nazionali ed estere, gli enti locali, e altri partner che operano nell’ambito della promozione territoriale, servono ad irrobustire l’offerta di Taranto, passando per operazioni concrete di collaborazione e reciproco supporto. Un modo di fare squadra che arriva direttamente dal mondo della cultura e che insieme muove già quasi 100mila visitatori l’anno.”
“L’accordo siglato con il MArTA – dice don Francesco Simone, direttore del MuDi – è il segno che viviamo in un tempo in cui non c’è più spazio per battitori liberi; è utile e necessario fare rete tra gli istituti culturali del territorio, sperimentando così percorsi collaborativi per contribuire alla promozione del patrimonio storico-artistico. Sono convinto, inoltre, che questa collaborazione rappresenti una straordinaria occasione per i visitatori, offrendo loro un quadro completo della storia della città, che passa attraverso la bellezza e la ricchezza di un passato che può ispirare un futuro altrettanto bello e ricco.”
L’accordo di scontistica prevede che i possessori del biglietto di ingresso al MuDi possano entrare al MArTA usufruendo di uno sconto del 20% sul biglietto di ingresso di 10 euro.
I possessori di biglietto di ingresso del MArTA accederanno, invece, al MuDi avendo diritto ad un biglietto dal costo ridotto. Da 6 a 4 euro.
Dall’inizio dell’VIII secolo a.C. i popoli iapigi, che abitavano l’antica Puglia, iniziarono a mostrare al loro interno delle differenze che portarono alla distinzione di tre diverse aree culturali: la Daunia più a nord, la Peucezia al centro e la Messapia al sud. Tale processo fu dovuto soprattutto ai differenti scambi culturali; mentre la Daunia aveva più contatti con la costa adriatica e l’area dalmata, la Peucezia e la Messapia entrarono presto in contatto con il mondo greco.
Anche se i rapporti tra le fondazioni greche, quale la città di Taranto, e le popolazioni indigene non furono sempre pacifici, quest’ultimi mostrano ben presto la volontà di acquisire prodotti e modelli culturali greci. In particolare i ricchi contesti funerari rinvenuti nell’antica Peucezia documentano sin dalla metà del VI secolo a.C. un’ampia presenza di materiale greco ed evidenziano una struttura sociale segnata dalla presenza di gruppi dominanti, fortemente ellenizzati, che affermano attraverso il possesso e l’accumulo di questi beni di lusso il loro ruolo all’interno delle comunità.
Armature complete in bronzo e servizi da palestra o da banchetto con vasellame metallico e ceramico di importazione nei corredi maschili, cui si aggiungono in quelli femminili le ricche parures di ornamenti preziosi di provenienza etrusca o magnogreca, esprimono al loro interno la volontà di esibizione di prestigio e potere economico insieme alla condivisione degli ideali aristocratici, come l’atletismo e il simposio, propri della cultura greca.
I centri sulla costa adriatica, come Rutigliano, Ruvo e Ceglie del Campo, sono i principali acquirenti di ceramica greca nel V secolo a.C., con più sporadiche attestazioni nell’area interna, a Bitonto, Noicattaro, Conversano, mentre nella zona costiera meridionale Ginosa e Laterza si configurano come i più precoci recettori di materiale greco tra le genti peucezie.
Insieme ai ricchi materiali di importazione greca, i corredi funerari si compongono anche di oggetti di produzione indigena, quali ad esempio grandi olle, vasi usati per contenere e conservare il cibo. Proprio una di queste olle con ricca decorazione geometrica, che è possibile datare alla metà del VI secolo a.C., è conservata al Museo archeologico nazionale di Taranto, nella sesta sala. Questo specifico vaso è stato trovato a Ginosa, a poca distanza da Taranto, in una tomba, la numero 35 in località Passo di Giacobbe, scavata nel 1990. Questa sepoltura appartiene alla tipologia di tomba definita a fossa e controfossa che prevedeva appunto una fossa scavata nella terra o nel banco roccioso, chiusa con un lastrone di pietra e poi una ulteriore controfossa più ampia sempre scavata nella terra o nella roccia. I corredi potevano essere deposti sia nella fossa, dove si trovava anche il corpo del defunto, oppure nella controfossa.
L’olla della tomba 35 è stata trovata proprio nella controfossa, sul lastrone di pietra, insieme a un’olpe a vernice rossa, che serviva per versare liquidi, e un vaso cantaroide sempre a decorazione geometrica, utilizzato per bere. La decorazione geometrica presente sull’olla presenta i motivi tipici della cultura materiale peucezia che permettono di identificare immediatamente l’ambito di produzione. È stata infatti decorata con disegni geometrici in due colori: rosso e bruno, motivo per cui questa ceramica viene chiamata ceramica bicroma, ovvero che usa due colori. I disegni sono disposti su delle fasce sovrapposte. All’interno dell’imboccatura del vaso si vedono figure maschili e femminili che si tengono per mano, mentre sul corpo del vaso si vede la raffigurazione di una nave con guerrieri con scudi e cavalieri. A separare le scene si trova un motivo decorativo tipico proprio della ceramica prodotta dai peucezi, ovvero dei gallinacei resi con il colore rosso.
Olla peucezia a decorazione bicroma – Metà VI secolo a.C.
Da Ginosa, località Passo di Giacobbe, tomba 35, 1990.
Secondo piano, Sala VI, vetrina 50, 3.1.
“La mission del MArTA è quella di ampliare, oltre che l’offerta culturale, la fruizione e l’accessibilità della collezione, e a tale scopo è stato realizzato un progetto inclusivo ed esperenziale che continui a viaggiare dentro il cuore e la mente dei visitatori anche dopo aver passeggiato tra i corridoi delle nostre esposizioni permanenti o allestimenti temporanei. È il metro di un museo sempre più apprezzato da turisti e visitatori come i numeri del botteghino ormai testimoniano da tempo”.
Stella Falzone, direttrice del MArTA, esordisce così nella conferenza di presentazione del nuovo progetto realizzato all’interno delle sale del museo tarantino, in collaborazione con l’agenzia francese Tactile Studio, specializzata in design inclusivo, mappe di orientamento e stazioni didattiche sensoriali per migliorare l’accessibilità e il wayfinding del Museo.
“Frutto di un’accurata ricerca e progettazione condivisa – spiega la direttrice – le mappe, i 3D, le postazioni tattili e olfattive che inauguriamo oggi sono un nuovo paradigma di conoscenza per ogni tipo di pubblico, perché mettono in moto tutti i sensi e stimolano la comprensione e la memoria di quella storia che noi abbiamo il dovere di preservare e promuovere”.
La progettazione di un percorso di mediazione culturale del MArTA, finanziato con fondi PNRR, ha portato alla creazione di una pannellistica tattile all’avanguardia, fruibile attraverso tutti i sensi. Il progetto è stato realizzato attraverso la curatela tecnico-scientifica dei funzionari del MArTA, l’architetto Serena Piroddu e l’archeologa Agnese Lojacono che hanno ideato i percorsi poi realizzati dall’agenzia Tactile Studio.
Dichiara Riccardo Leone di Tactile Studio “Con questo progetto abbiamo potuto esprimere al meglio la nostra missione: rendere il patrimonio accessibile a tutti, senza distinzione. Lavorare con il MArTA ci ha permesso di costruire un percorso sensoriale pensato per valorizzare una collezione straordinaria, ma soprattutto per restituirla a diverse categorie di pubblico in una forma viva, comprensibile, inclusiva. È un esempio concreto di come l’accessibilità possa essere al servizio della conoscenza.”
Così il Museo archeologico nazionale di Taranto diventa uno tra i musei che, a livello internazionale, ha deciso di migliorare la propria offerta culturale in termini di accessibilità, inclusione e fruizione sempre più interessante e coinvolgente.
Le stazioni tattili installate al MArTA sono di tre tipologie:
–dispositivi di orientamento: tre mappe tattili-visive di orientamento per guidare i visitatori attraverso i diversi livelli del museo, posizionate in modo tale da consentire una lettura chiara e intuitiva del percorso di visita. Una quarta postazione di benvenuto, situata nella hall al piano terra, comprende un modello 3D dell’edificio museale, accompagnato da una planimetria tattile. Tali strumenti facilitano la navigazione autonoma, in particolare per i visitatori con difficoltà visive o cognitive;
–segnali direzionali per facilitare l’orientamento durante la visita;
–stazioni didattiche: i pannelli approfondiscono alcuni importanti reperti della collezione del museo. Per rendere l’esperienza più completa ed evocativa, con un approccio sensoriale e inclusivo, due di essi hanno anche la componente olfattiva per far immergere il visitatore in antichi scenari, associando determinati odori a specifici contesti e reperti. Tutti i manufatti sono inoltre dotati di testi in lingua braille per ipovedenti e di Qrcode che permettono di ascoltare la descrizione dei pannelli didattici in lingua italiana e inglese. I temi specifici delle stazioni didattiche sono i seguenti:
Naìskos: questo dispositivo invita i visitatori a scoprire il ruolo del naìskos come monumento funerario nella cultura greca antica. Permette agli utenti di esplorare le sue caratteristiche architettoniche, di sperimentare un elemento olfattivo che evoca i rituali funerari (profumo di incenso) e di concentrarsi su un dettaglio scultoreo, ovvero una metopa raffigurante un cavaliere al galoppo che affronta un nemico in battaglia.
Mosaico: raffigura una scena di caccia al cinghiale, e la stazione è progettata in modo tale da trasmettere chiaramente la narrazione ed evidenziare le lacune presenti nel mosaico originale. Il dispositivo comprende un’illustrazione tattile della scena e un campione reale di tessere di mosaico, che consente ai visitatori di percepire la consistenza originale del supporto.
Cratere di Dioniso: questa stazione mette in evidenza la funzione del cratere durante gli antichi banchetti e racconta il mito della nascita di Dioniso. Un’illustrazione tattile della scena mitologica – Dioniso che nasce dalla coscia di Zeus – è presentata insieme a un bassorilievo del vaso e ad una componente olfattiva che evoca il profumo del vino, rafforzando il legame tra la divinità e le pratiche festive.
Tempio greco: questo dispositivo illustra la complessità architettonica del tempio greco, con un focus sulla struttura del tetto. Spiega il ruolo di elementi decorativi (e non solo) come acroteri, grondaie e antefisse posizionati sul registro superiore del tempio. Il dispositivo comprende un modello 3D del tempio ed un’illustrazione tattile schematica per individuare gli elementi decorativi del tetto, con l’aggiunta del bassorilievo di una gorgone e quello di un gocciolatoio a protome leonina.
Il gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene è attualmente oggetto di analisi nella sala polifunzionale al secondo piano (adiacente al consueto allestimento).
Le tre sculture saranno sottoposte a indagini diagnostiche non invasive (tra cui UVR, UVF e XRF) e al prelievo di micro-campioni per approfondire la conoscenza dell’impasto ceramico, della policromia e degli altri materiali costitutivi.
Un’attività fondamentale per comprendere più a fondo la storia di uno dei gruppi scultorei più significativi e interessanti del nostro patrimonio.
È possibile assistere alle analisi in corso su Orfeo e le Sirene nella sala adiacente al consueto allestimento.
Le anfore sono molto più che semplici contenitori in terracotta. Rappresentano una delle più emblematiche testimonianze materiali dell’antichità, capaci di raccontare non solo la storia del commercio e della vita quotidiana, ma anche quella delle relazioni economiche, politiche e culturali tra i popoli che si affacciavano sul Mediterraneo. Ogni anfora custodisce, oltre al suo contenuto originario, frammenti di civiltà, spostamenti di merci, dinamiche di potere e di interscambio, restituendo agli archeologi di oggi una narrazione silenziosa ma potente di un mondo in continuo movimento.
A Taranto, crocevia millenario di scambi e civiltà, le anfore rivestono un ruolo chiave nel comprendere l’evoluzione della città nel contesto più ampio del mondo greco, romano e tardoantico. Giunte nei secoli da ogni angolo del Mediterraneo – dalla Betica alla Siria, dall’Africa Proconsolare alla Gallia – queste anfore non solo trasportavano vino, olio, garum (salsa di pesce) o cereali, ma rappresentavano vere e proprie “etichette” ante litteram, capaci di comunicare l’origine, la qualità e, in molti casi, anche il controllo amministrativo o fiscale della merce. I bolli impressi sulle anse o sui colli, le iscrizioni dipinte o incise e le tipologie riconoscibili nei profili e nelle dimensioni, permettono oggi di ricostruire percorsi commerciali e reti di distribuzione che si estendevano ben oltre i confini delle singole città.
La loro produzione richiedeva una competenza tecnica raffinata, passando dalla scelta dell’argilla alla modellatura al tornio e all’assemblaggio delle varie parti, fino alla cottura nelle fornaci.
In alcuni casi, le officine ceramiche erano concentrate in veri e propri distretti artigianali, posti strategicamente vicino a fonti di argilla, di acqua e a vie di trasporto.
Queste produzioni su larga scala dimostrano non solo l’efficienza dell’economia antica, ma anche la capacità di adattarsi a una domanda crescente, alimentata da un mondo sempre più interconnesso.
Una volta completate, le anfore intraprendevano viaggi lunghi e spesso pericolosi. Caricate sulle navi onerarie, affrontavano le rotte marine più trafficate del mondo antico, solcando le acque dell’Egeo, del Tirreno, dell’Adriatico e del Mar Nero. I porti, da quelli imperiali come Ostia e Alessandria a quelli regionali come quello di Taranto, erano nodi vitali di questo traffico incessante. Da lì, le anfore proseguivano via terra o lungo corsi d’acqua, raggiungendo mercati, insediamenti rurali, accampamenti militari e perfino zone remote dell’entroterra europeo.
Ma la loro storia non si concludeva con lo svuotamento del contenuto. In molti casi, le anfore venivano riutilizzate con creatività, come contenitori secondari (ad esempio come imbuti o contenitori di deposizioni) o come materiale edilizio. Quando erano del tutto inutilizzabili, venivano gettate nei butti diventando inconsapevolmente parte di una memoria archeologica che oggi ci restituisce tessere preziose per la ricostruzione del passato.
Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto conserva numerosi esemplari di anfore provenienti da scavi cittadini e subacquei, che costituiscono un patrimonio inestimabile per la comprensione delle dinamiche commerciali e culturali dell’antichità. Ogni anfora, con le sue incrostazioni marine, le sue fratture, i suoi segni d’uso, ci parla di mani che l’hanno modellata, trasportata, svuotata, abbandonata. Nel loro silenzio millenario, diventano voci di una storia collettiva.
Oggi, osservare un’anfora dietro una teca museale significa molto più che contemplare un oggetto antico: è entrare in contatto con un mondo che ha saputo costruire relazioni durature attraverso il commercio, la tecnica e la mobilità. Se un tempo esse servivano a contenere ricchezze materiali, ora custodiscono un’eredità immateriale, fatta di memoria, conoscenza e identità condivisa. Nel cuore del Museo Archeologico di Taranto le anfore continuano così il loro viaggio, offrendo a ciascun visitatore la possibilità di scoprire non solo ciò che erano, ma ciò che ancora rappresentano.
Anfora di produzione orientale – V-VII secolo d.C.
Da Taranto, Palazzo delli Ponti, 1990.
Primo piano, Sala XXV, vetrina 72, 2.1.
Tre giorni di incontri tra Padova, Adria, Ravenna, Ferrara e Voghiera per esplorare il mondo sonoro dell’antichità: strumenti musicali, pratiche acustiche, oggetti sonori e il loro significato nei contesti archeologici e culturali dell’Europa antica.
Il convegno, parte del progetto PRIN MUSE – MUSical Ecosystems of Ancient Northern Italy, riunisce esperti da tutta Europa per discutere il valore del patrimonio musicale antico, tra ricerca, conservazione e valorizzazione museale.
Venerdì 13 giugno a Ravenna, la Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Stella Falzone, interverrà con una relazione dedicata a: “La collezione musicale del Museo archeologico nazionale di Taranto: spunti di riflessione tra ricerca e valorizzazione” Un focus sulla straordinaria raccolta di reperti sonori custoditi al MArTA e sulle strategie adottate per raccontarli al pubblico contemporaneo.
Il Convegno sarà anche in diretta streaming sui canali YouTube dei Dipartimenti. L’iniziativa è aperta al pubblico ed è gratuita.
Scarica la locandina e il programma in formato PDF.
L’arte della tessitura, antica quasi quanto l’uomo, è attestata in tutte le civiltà del Mediterraneo e dell’Europa.
Tra i ritrovamenti archeologici, i resti di telai lignei sono estremamente rari a causa della deperibilità della materia prima. Sono invece più frequenti, negli strati archeologici, i fusi, le conocchie in osso e i pesetti da telaio in terracotta utilizzati per mantenere tesi i fili dell’ordito che venivano intrecciati con la spola per creare la trama. Il tessuto prodotto veniva poi progressivamente avvolto su un asse chiamato subbio e, successivamente, colorato con sostanze naturali.
Il telaio verticale era il tipo più diffuso, ma è verosimile che esistessero anche telai più piccoli, come quelli frequentemente raffigurati sui vasi greci, probabilmente impiegati per lavori domestici, tra cui la realizzazione di sciarpe, cinture, fasce e altri accessori tipici dell’abbigliamento femminile.
Nella vita domestica dell’antichità, le donne erano responsabili della produzione di tutti i tessuti necessari, inclusi abiti, coperte, tendaggi e cuscini.
La tessitura era considerata simbolo di abilità, prestigio e virtù femminile e richiedeva grande perizia, soprattutto per lavorare alcuni materiali come la lana. La lavorazione della lana, infatti, prevedeva diverse fasi: la cardatura, per eliminare impurità e districare le fibre; la filatura, eseguita con il fuso per torcere le fibre in fili e, infine, l’aspatura, che consisteva nell’avvolgere il filo in matasse, successivamente lavate e lisciate.
Città come Mileto, in Asia Minore, e Alessandria, in Egitto, erano rinomati centri di lavorazione della lana. Anche in Italia, in particolare nel Sud, dove l’allevamento di pecore era diffuso, si producevano stoffe di lana pregiata. L’Egitto, invece, era celebre per la produzione di tessuti di lino, realizzati sia nelle case private sia in grandi manifatture. Altri centri importanti per il lino erano Tarso, in Cilicia, l’Italia settentrionale e la Spagna, quest’ultima specializzata nell’esportazione di lino grezzo.
Durante l’età ellenistica, i tessuti erano spesso arricchiti con fili d’oro e decorati con applicazioni preziose, come brattee e bottoni in oro o argento. Tuttavia, la deperibilità di questi materiali li rende estremamente rari tra i ritrovamenti archeologici.
In alcuni contesti funerari tarantini sono stati rinvenuti frammenti di tessuti con fili d’oro, testimonianza dell’eleganza e del lusso di queste vesti. I lembi di stoffa, scuriti dal tempo, sono tra i pochi resti di questi antichi abiti, originariamente tinti con colori vivaci, come la porpora, un pigmento violaceo estratto dal mollusco Murex brandaris. Un altro materiale tessile particolarmente pregiato nell’antichità era il bisso, una sorta di seta naturale marina utilizzata per tessuti di grande valore. Il celebre tarantinidion, una veste impalpabile e raffinata, famosa in tutto il Mediterraneo antico, era verosimilmente prodotto a Taranto, come suggerisce il nome stesso. Studi recenti ipotizzano che fosse realizzato proprio con il bisso marino ottenuto dai filamenti della Pinna nobilis, un mollusco che popola ancora oggi le acque del Mar Piccolo.
Conocchia in osso – Metà I secolo a.C.
Da Taranto, via F. Crispi, 1984.
Primo piano, Sala XIX, vetrina 36, 8.1.
La cultura si accende: parte oggi la nuova campagna del MArTA
Con lo slogan “La cultura si accende”, prende oggi il via la nuova campagna di comunicazione del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Una campagna luminosa, visiva, identitaria, che celebra la forza simbolica della cultura attraverso un dialogo tra passato e presente, tra i reperti del MArTA e le luminarie pugliesi.
Dopo “Radicati nel futuro”, il museo rilancia con una visione ancora più ampia: accendere la cultura significa renderla visibile, attraente, coinvolgente. Significa portare il museo fuori dalle sue sale, tra la gente, nella narrazione collettiva.
Il cuore della campagna è l’incontro tra la tradizione delle luminarie pugliesi e uno dei reperti più iconici del MArTA, che diventa protagonista di un palcoscenico di luci.
Un’immagine che accende la meraviglia e restituisce alla cultura il suo potere evocativo: trasformare la conoscenza in esperienza, la storia in emozione.
Le luminarie non sono semplice ornamento: diventano segno grafico, simbolo popolare, cornice viva attorno a un oggetto antico che torna ad abitare l’immaginario contemporaneo.
È così che la cultura smette di restare ferma e si accende ogni volta che viene condivisa, raccontata, vissuta.
La campagna sarà visibile a partire da oggi sui principali quotidiani pugliesi, su riviste culturali e di settore, e sarà presente anche nei comuni della regione a forte vocazione turistica, per intercettare un pubblico variegato, locale e internazionale.
Un invito a visitare il museo, ma anche a riconoscere la cultura come patrimonio condiviso e vivo, che continua a parlare – e brillare – per tutti.
Torna ArcheoBimbi e questa volta il programma di collaborazione tra la il Museo archeologico nazionale di Taranto e l’Istituto Comprensivo “Alessandro Volta”, sancito dal Patto Educativo di Comunità territoriale, diventa ancora più robusto.
L’edizione 2025 dell’iniziativa, che già l’anno scorso ha registrato un grande successo di pubblico e un rinnovato interesse degli studenti verso il patrimonio archeologico di Taranto e della Puglia, si presenta con numeri e finalità raddoppiate.
160 sono le ragazze e i ragazzi coinvolti provenienti dalla scuola secondaria di primo grado, oltre 50 le bambine e i bambini della scuola primaria (Scuola elementare “Livio Tempesta”). Due giorni di visite guidate realizzate dalle baby guide venerdì 23 e sabato 24 maggio. Presidiate tutte le vetrine più importanti del MArTA, da Orfeo e le Sirene alla stanza degli Ori, passando per la tomba dell’atleta e la sezione romana, fino alle sezioni dedicate ai giochi e alla musica.
Tutto narrato dagli archeologi in erba della scuola media ed elementare in quattro lingue: italiano, inglese, spagnolo e francese. Due giorni di mini-concerti realizzati dai giovani strumentisti delle sezioni musicali dell’Istituto Volta. Giochi linguistici e laboratori d’arte e novità di quest’anno l’allestimento di una postazione con visori per l’esperienza di escape-room museale.
I dettagli del progetto che mira alla valorizzazione del patrimonio culturale e con esso alla rigenerazione sociale della città, attraverso i suoi giovani cittadini, saranno presentati nell’ambito di una conferenza stampa che si terrà lunedì 19 maggio alle ore 10.30 nella sala incontri del Museo archeologico nazionale di Taranto.
All’incontro con i giornalisti parteciperanno i docenti referenti del progetto in ogni singola materiale, la dirigente dell’Istituto Volta, Teresa Gargiulo e la direttrice del MArTA, Stella Falzone.
Medimex, in programma a Taranto dal 17 al 21 giugno con i concerti di Massive Attack, Primal Scream e St. Vincent presenta al MArTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, la mostra con foto mai esposte in Italia Amy Winehouse before Frank by Charles Moriarty e al Castello Aragonese il video mapping On the road compilation di Roberto Santoro e Blending Pixels. “Amy Winehouse before Frank by Charles Moriarty”, allestita dal 17 giugno al 6 luglio al MArTA, racconta, attraverso i ricordi del fotografo britannico Charles Moriarty -che parteciperà martedì 17 giugno ad un incontro con il pubblico- e le circa 50 immagini inedite accuratamente selezionate dal suo archivio, una parte fondamentale dell’esperienza professionale e umana di una delle artiste più amate degli ultimi decenni: Amy Winehouse.
Siamo all’inizio del nuovo millennio e Amy Winehouse si appresta a diventare un’icona, una star globale grazie ad una voce potente e ai suoi testi, spesso dolorosamente onesti. Il lavoro svolto da Charles Moriarty è una sorta di antidoto alla narrazione distruttiva della stampa, soprattutto quella britannica. Perché è doveroso ricordare che prima di Amy Winehouse c’era Amy: una ragazza ebrea del nord di Londra, nata a Southgate e cresciuta a Camden. Una ragazza che, come tante in quegli anni d’oro, voleva solo cantare. Gli scatti di Charles Moriarty sono stati realizzati a Londra e New York, in quello che fu un periodo cruciale della vita, anche professionale, di Amy Winehouse. Un periodo che il fotografo chiama affettuosamente “Before Frank”.
In alcuni scatti possiamo vedere il suo lato divertente, la sua giovinezza, ma ci sono momenti in cui all’improvviso si vede la Amy Winehouse già star. E la ragazza di pochi frame precedenti non esiste più. Charles e Amy hanno avuto a disposizione appena un giorno in entrambe le città, Londra e New York, per quegli shooting Il racconto per immagini di quel periodo è estremamente personale. Amy è fedele a sé stessa e tutte le immagini sono oneste e rivelatrici del suo passaggio da poco più che adolescente, con un sogno nel cassetto, a osannata professionista dell’industria musicale. Amy, infatti, aveva diciannove anni quando Charles Moriarty, a sua volta appena ventunenne, realizza i due shooting fotografici dai quali viene estratta l’immagine presente sulla copertina dell’album di debutto della cantante, “Frank” appunto. Charles la immortala nei pressi di Spitalfields, a Londra. In quell’occasione incontrano un uomo che porta a spasso i suoi Scottish Terrier.
Amy e Charles sono pieni di energia, spontaneità e ambizione. Come ha più volte ricordato Moriarty: “Spero che chi le osserva possa vedere la mia amica “Quello che Charles e Amy hanno prodotto in quelle due sessioni del 2003, con tanta incertezza e inesperienza, è di fatto Amy Winehouse che si appresta a raggiungere l’apice della sua carriera, fatta di alti -che l’hanno resa eterna- e di bassi che l’avrebbero uccisa”.
Diventare anche piccoli mecenati della cultura è possibile.
Anche quest’anno, infatti, all’atto della redazione della propria dichiarazione dei redditi si potrà decidere di destinare il 5×1000 a enti no profit che operano in settori di interesse sociale.
Tra questi vi è anche il Museo Archeologico Nazionale di Taranto MArTA, che grazie alle donazioni di tutti i contribuenti potrà continuare a sostenere progetti di tutela e ricerca destinati al patrimonio storico archeologico italiano.
L’operazione è semplice e assolutamente non onerosa per i contribuenti considerato che si tratta di tasse già versate allo Stato (IRPEF) e che l’Agenzia delle Entrate verserà a sua volta all’ente prescelto come beneficiario.
Il contribuente dovrà esclusivamente apporre la propria firma e indicare il codice fiscale del MArTA nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi, sezione “Finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici”.
Il codice fiscale del Museo Archeologico Nazionale di Taranto è: C.F. 90236940731
Presentazione libro: Suoni e strumenti musicali del mondo antico
Taranto – 8 aprile 2025, ore 16:30
Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA, via Cavour 10
Il volume, a cura di Giovanna Casali e Alessia Zangrando con il coordinamento scientifico di Paola Dessì, propone un dialogo interdisciplinare tra musicologia, archeologia, fisica e ingegneria, analizzando strumenti musicali e oggetti sonori conservati nei musei, tra cui proprio il MArTA.
Il libro rappresenta un contributo significativo allo studio della musica antica, rivelando il ruolo simbolico e sociale degli strumenti, oltre alla loro funzione sonora.
Intervengono:
Stella Falzone, Direttrice del MArTA
Valentino Nizzo, Università di Napoli L’Orientale
Antonio Origlia, Università Federico II di Napoli
Massimo Raffa, Università del Salento
Saranno presenti le autrici e i curatori del volume.
Una donna tra le stelle: il mito di Andromeda
Al Museo Nazionale Etrusco di Chiusi in mostra due straordinari vasi del MArTa, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto dal 9 aprile al 6 luglio 2025.
I due musei hanno siglato una convenzione per la reciproca promozione attraverso lo scambio e l’esposizione in contemporanea nelle due sedi di reperti delle proprie collezioni.
Sono due donne ad unire il Museo archeologico nazionale di Taranto e il Museo nazionale Etrusco di Chiusi. Nel segno di Penelope e Andromeda, le direzioni dei rispettivi musei, hanno dato vita ad un accordo di scambio e reciproca promozione.
Sarà infatti inaugurata il prossimo 9 aprile, alle ore 17.00, all’interno del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi, l’esposizione “Una donna tra le stelle: il mito di Andromeda”, allestita anche grazie al contributo del gruppo Archeologico Città di Chiusi.
Un focus che fino al prossimo 6 luglio porrà all’attenzione dei visitatori dell’importante museo toscano, due straordinari reperti di ceramica apula a figure rosse appartenenti alla collezione permanente del MArTA.
Si tratta dell’imponente cratere (410-400 a.C.) con dipinta la liberazione di Andromeda, destinata ad essere sacrificata a Poseidone dai suoi stessi genitori, Cassiopea e Cefeo e di una pelike, attribuita al pittore di Dario e datata 340-330 a.C. con la rara scena della riconciliazione tra Andromeda e i suoi genitori.
Entrambi i reperti, sono stati restituiti al MArTA dal Paul Getty Museum di Malibù, grazie ad un’importante operazione di rientro in patria di patrimonio archeologico frutto di saccheggi, portata a termine dal Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri.
A Taranto, in contemporanea, dallo scorso 8 marzo e fino al 6 luglio, nell’ambito della mostra internazionale Penelope a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni, e realizzata da Electa, rimarrà in esposizione lo skyphos del Pittore di Penelope: l’importante vaso attico a figure rosse risalente al 440 a.C., conservato a Chiusi e raffigurante un episodio del mito di Ulisse con una rara rappresentazione di Telemaco che conversa con la madre Penelope seduta davanti alla famosa tela.
L’accordo interistituzionale di promozione e valorizzazione del patrimonio archeologico delle due regioni italiane è stato siglato tra il direttore regionale musei nazionali Toscana, Stefano Casciu e la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone. La convenzione è stata curata da Fabrizio Vallelonga, direttore del Museo archeologico nazionale di Chiusi e la funzionaria archeologa del MArTA, Agnese Lojacono.
Il 28 marzo il MArTA con la direttrice Stella Falzone ha partecipato al BOAO Forum, la piattaforma di dialogo che dal 2001 in Cina orienta i grandi della terra verso le sfide globali.
“Nell’Annual Conference, che si è svolta dal 25 al 28 marzo ad Hainan (Cina), i temi delle connessioni culturali affrontati nella mostra “Between the two seas. Archeology tells of Apulia”, che vede il MArTA tra i protagonisti dell’iniziativa promossa dalla Regione Puglia, in collaborazione con l’Art Exhibition Center di Pechino e il Museum of the South China Sea (Hainan) con il supporto della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura hanno assunto una dimensione globale, sottolineando la centralità del ruolo della cooperazione internazionale per la promozione delle risorse culturali delle diverse Regioni e dei diversi Paesi, e per favorire il dialogo tra i popoli della terra” – spiega la direttrice del MArTA, Stella Falzone.
La parola chiave, infatti, è il dialogo.
Il Boao Forum for Asia (BFA), è un’organizzazione non governativa e senza scopo di lucro che ogni anno richiama in Cina capi Stato e di governo, imprese, ricercatori, economisti, giornalisti e rappresentanti istituzionali per un brainstorming esteso e intensivo in cui parlare di cambiamenti, riadattamenti e cooperazione internazionale.
“La Puglia, e l’esperienza del MArTA, oggi raccontano di questo scenario possibile – sottolinea la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone – perché, come illustrano i reperti ad Hainan, provenienti anche dal Museo archeologico nazionale di Egnazia, dai Musei Ribezzo di Brindisi, Castromediano di Lecce e dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo di Taranto, gli oggetti definiscono il ruolo della Puglia come crocevia di culture del Mediterraneo e oggi ponte autorevole anche verso l’Asia. La navigazione e le rotte commerciali della Puglia antica hanno favorito la creazione di un sistema culturale in cui si integrarono elementi indigeni e greci, e nel quale si svilupparono credenze religiose, miti e iconografie, ben rappresentati dai reperti in mostra. Le creature fantastiche della mitologia greca e romana, che incarnano forze negative e positive, offrono spunti di confronto significativi sul piano antropologico e religioso con i miti cinesi, aspetto che costituisce uno dei focus della mostra”.
Nel corso del Boao Forum prosegue all’interno dell’Museum of the South China Sea di Hainan la mostra “Between the two seas. Archeology tells of Apulia”, a cura di Stella Falzone e Rita Auriemma.
La mostra sarà visitabile fino al 15 giugno, per poi spostarsi in una seconda sede in Cina presso il Luo Yang Museum (Henan).
Il notevole successo di questa mostra è dimostrato dalle oltre 9mila presenze in solo due giorni nello scorso weekend.
Il diadema e lo scettro della principessa dauna Opaka Sabaleida (III sec. a.C.) stanno per tornare in Puglia. Dopo le tappe nelle sedi prestigiose degli Istituti Italiani di Cultura a Santiago del Cile, Buenos Aires, San Paolo e nelle sale del Museo Nacional de Antropología di Città del Messico, e in Italia a Roma a Castel Sant’Angelo, la mostra “Forme e colori dell’Italia preromana. Canosa di Puglia”, arriva nel comune murgiano per inaugurare anche l’importante nascita del Museo archeologico nazionale di Canosa di Puglia.
A darne l’annuncio è il Museo archeologico nazionale di Taranto che accompagnerà nell’ultimo tratto della mostra due dei pezzi più pregiati della sua collezione di ori, prima del rientro al MArTA.
Si inaugura infatti il prossimo 14 marzo l’allestimento di Canosa all’interno di alcune sale al primo piano dell’edificio scolastico “G. Mazzini” destinato a diventare la nuova sede museale.
“La mostra a cura di Massimo Osanna e Luca Mercuri è oggi una espressione di pregio del grande patrimonio di civiltà di questa terra – spiega la direttrice del MArTA, Stella Falzone – perché restituisce onore al territorio in cui nel 1928 l’allora soprintendente e già direttore del museo di Taranto, Quintino Quagliati, rinvenne questo importante tesoro archeologico”.
Nel 1928, infatti, proprio a Canosa, lungo la strada che conduce a Cerignola, nel tratto parallelo al tracciato dell’Appia Traiana, venne scoperta la tomba ipogeica, databile alla fine del III sec. a.C., che ha restituito materiali di straordinaria ricchezza, riconducibili alle produzioni orafe di lusso dell’artigianato tarantino.
I reperti in oro saranno esposti insieme alle produzioni artigianali più caratteristiche del popolo dei Dauni.
Alla cerimonia di inaugurazione della Mostra parteciperanno: Vito Malcangio – Sindaco di Canosa di Puglia, Nadia Landolfi – Dirigente Istituto Comprensivo Foscolo-Lomanto-Mazzini di Canosa di Puglia, Sergio Fontana – Presidente Fondazione Archeologica Canosina, Anita Guarnieri – Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, Francesco Longobardi – Delegato alla Direzione regionale Musei Nazionali Puglia, Luigi Oliva – Direttore Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, Stella Falzone – Direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Filippo La Rosa – Direttore per la promozione della cultura e della lingua italiana MAECI e Massimo Osanna – Direttore Generale Musei MiC.
Al centro del Mediterraneo, nel Museo archeologico nazionale di Taranto, nella Giornata Internazionale della Donna, torna un mito che si perde tra le sponde del mare nostrum sin dalla notte dei tempi.
È Penelope, celebrata nella mostra internazionale a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni, e realizzata da Electa, che dopo il Parco archeologico del Colosseo, approda a Taranto, dall’8 marzo
al 6 luglio 2025, grazie all’impegno dell’attuale direzione del MArTA e l’importante investimento sul polo museale tarantino operato dal Ministero della Cultura.
Si tratta di un evento di portata internazionale grazie all’arrivo nell’esposizione tarantina di 50 opere provenienti da musei e fondazioni italiane ed estere. Pittura, archeologia, scultura, cinema, incisioni,
arte a tutto tondo che colloquierà con circa 40 reperti archeologici del MArTA, alcuni provenienti dai depositi, e per la prima volta in esposizione pubblica.
“La data dell’8 marzo non è casuale. Il Museo archeologico nazionale di Taranto, vuole incarnare l’impegno del mondo della cultura nelle sfide del contemporaneo e andare oltre l’innegabile rilevanza scientifica delle
opere esposte, affermando una lettura di genere valida anche nel presente – commenta la direttrice del MArTA, Stella Falzone – Per questo nelle quattro sezioni della mostra, oltre all’iconografia che vuole Penelope ferma al suo telaio e in attesa del marito, splende la Penelope sfidante, che tiene a bada oltre cento uomini che la pretendono in sposa, pronta a non piegarsi alla ragion di stato e al destino delle vedove, e per questo intelligente stratega che tesse di giorno e disfa la tela di notte.
Il MArTA celebra con Penelope le donne che si ribellano agli stereotipi, ai pregiudizi, ai luoghi comuni – continua la direttrice Stella Falzone – e lo fanno con le armi e gli strumenti di cui dispongono, talvolta anche solo negli spazi domestici, con sapienza, pazienza, determinazione e passione”.
“Penelope ha modellato e sfidato l’ideale femminile per almeno 3000 anni e continua a farlo anche oggi. È la sposa fedele ma anche l’abile tessitrice di inganni – spiega la curatrice della mostra, Alessandra Sarchi – è la regina che non esce mai dalle sue stanze ma anche colei che da sola governa l’isola per vent’anni. È una sognatrice ma anche la moglie che mette alla prova il marito”.
“I miti degli antichi sono lontanissimi nel tempo – commenta il curatore Claudio Franzoni – eppure riescono ancora a intercettare il nostro desiderio di capire il mondo in cui ci troviamo. È così anche per Penelope.
La sua storia continua ad affascinarci perché racconta situazioni e stati d’animo che parlano anche di noi, la solitudine, il dolore, la delusione, la speranza, l’amore”.
La mostra si articola in quattro sezioni, dedicate a contesti iconici che, ispirati dalle vicende omeriche e dalle successive tradizioni letterarie, contribuiscono a caratterizzare la figura di Penelope nell’arte e a testimoniare la sua fortuna imperitura: il telaio e la tela; il gesto e la postura; il mondo del sogno; il velo e il pudore.
La collezione Ricciardi è una raccolta d’arte donata con grande generosità dal monsignore Giuseppe Ricciardi. Questa collezione include opere significative, risalenti prevalentemente ai secoli XVII e XVIII, e comprende pezzi di maestri illustri come Andrea Vaccaro, Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo de Matteis, Francesco De Mura e Rutilio Manetti, oltre a lavori di autori ignoti e del pugliese Leonardo Antonio Olivieri di Martina Franca.
Monsignore Giuseppe Ricciardi, uomo di grande cultura e sensibilità, ha donato questa collezione alla città e alla collettività con un nobile intento: elevare il livello culturale di tutti, inclusi i carcerati, e promuovere l’istruzione pubblica come bene comune. Questo gesto di altruismo e amore per l’arte e la cultura trova un parallelo storico significativo con quanto fece Anna Maria Luisa de’ Medici nel XVIII secolo. L’ultima discendente della grande famiglia dei Medici, con il famoso Patto di Famiglia del 1737, legò per sempre l’eredità medicea a Firenze per l’ornamento dello Stato, l’utilità del pubblico e l’attrazione dei forestieri. Grazie a questo patto, l’inestimabile patrimonio artistico della famiglia Medici non andò disperso, ma rimase a disposizione della città di Firenze e dell’umanità intera.
Oggi, la Collezione Ricciardi si arricchisce ulteriormente grazie all’opera musicale “Kybalion“, composta da Simone Cristicchi. Cristicchi ha tratto ispirazione dall’atmosfera affascinante dei dipinti della collezione, creando una musica che fonde melodie malinconiche e imponenza orchestrale. Come ha spiegato lo stesso Cristicchi, la musica e il sacro, unite da un’identica intenzione, hanno la capacità di elevare l’animo umano, permettendoci di andare oltre l’umano, di sperimentare la Grazia e l’Oltre.
La direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Stella Falzone, ha sottolineato come il progetto dei “Quadri Sonori” dell’Orchestra della Magna Grecia, di cui l’opera di Cristicchi fa parte, abbia il potere di rendere immortale e perenne l’arte e la cultura, trasportandoci quasi in un’altra dimensione. La sensibilità del Maestro Cristicchi, infatti, è una garanzia di questa capacità di andare “oltre”, offrendo una visione microscopica e dettagliata del rapporto tra il suono e le opere che lo hanno ispirato.
Concludendo, possiamo dire che la Collezione Ricciardi non è solo un insieme di dipinti di grande valore storico e artistico, ma anche un simbolo della dedizione alla cultura e all’educazione. Grazie a figure come monsignore Giuseppe Ricciardi e Anna Maria Luisa de’ Medici, il patrimonio artistico continua a vivere, ispirando nuove generazioni e arricchendo le nostre vite. E grazie alla musica di Simone Cristicchi, e non solo, possiamo immergerci in queste opere, sentendo il loro potere di trasportarci oltre il presente, verso una dimensione di bellezza e contemplazione eterna.
Il MArTA chiama Sanremo. Alla vigilia dell’avvio dalla kermesse canora che celebra la musica italiana il Museo archeologico nazionale di Taranto decide di “sfruttare” il trend del momento per fare quello che è nella sua missione: comunicare in maniera semplice e accessibile la storia delle civiltà del passato.
Sui canali social del Museo di Taranto sta, infatti, per iniziare un Festival parallelo, quello di SanMArTA, che per una settimana metterà insieme musica e archeologia, abbinando a sei reperti archeologici, da conoscere meglio ed evidenziare, una canzone cult delle precedenti edizioni del famoso festival ligure.
La community del MArTA è chiamata a votare, e a vincere sarà solo il buon intrattenimento e la cultura.
“Questa iniziativa nasce con l’obiettivo – spiega la direttrice del MArTA, Stella Falzone – di far conoscere la nostra collezione ad un pubblico sempre più vasto, anche attraverso l’associazione con le canzoni più celebri della storia del Festival di Sanremo. Abbinare un reperto a una canzone, anche in modo ironico, ci ricorda ciò che era popolare nel IV secolo a.C. così come negli anni ‘50 del secolo scorso, o al giorno d’oggi, abbattendo così le barriere temporali tra presente e passato”.
Da Nilla Pizzi (Sanremo 1952) ad Angelina Mango (Sanremo 2024), passando per molti dei vincitori morali del Festival di Sanremo del 1961 (Adriano Celentano), del 1969 (Nada), del 1982 (Albano e Romina) e del 2002 (Daniele Silvestri), in una carrellata di reperti che sembrano proprio disegnati su testi di canzoni entrate di diritto nella storia della cultura popolare del nostro paese.
Vi è il balsamario a colombina in vetro della prima metà del I secolo d.C. accanto al brano reso celebre da Nilla Pizzi, ovvero “Vola Colomba”, oppure la terracotta fittile degli inizi del III secolo a.C. che raffigura una coppia distesa su una kline nell’atto di abbracciarsi e baciarsi, abbinata ai “24mila baci” del molleggiato Adriano Celentano. E’, invece, la lekythos sovradipinta del 350-325 a.C. con una misteriosa donna dal volto coperto da un himation (mantello), a evocare il ritornello che alla fine degli anni ‘60 conquistò gli italiani con “Ma che freddo fa” di Nada. La terracotta policroma della fine del IV secolo o degli inizi III secolo a.C. ritrovata a Taranto nel 1959, che raffigura un attore comico con espressione ebbra, è stata scelta per “Felicità” di Albano e Romina. Il gioco dell’ephedrismos, che prevedeva di portare il vincitore della competizione sulle spalle, è la scena del gruppo fittile del II secolo a.C. abbinato al brano “Salirò” di Daniele Silvestri. E chissà quale sarà il reperto abbinato a “La noia” di Angelina Mango, ultima vincitrice di Sanremo 2024? Vi invitiamo a visitare le pagine social del Museo archeologico nazionale di Taranto e giocare insieme a noi!
La ceramica greca altro non è che una definizione che include differenti tipologie, sia in termini di forme, che di decorazione, che di provenienza. Infatti, ciascuna area geografica del mondo greco ha sviluppato nel tempo una propria peculiare produzione, dalle città greche orientali sino alle colonie in Occidente. Il MArTA è famoso, appunto, per esporre una ricca collezione di vasi provenienti perlopiù dalle necropoli dell’antica Taras. Al secondo piano del Museo, esattamente nella vetrina 63 della Sala VII, è esposto un interessantissimo recipiente in ceramica proveniente da una tomba di età arcaica scoperta nel 1931 in Via Principe Amedeo. Datato tra il 600 e il 580 a.C., si tratta di un cosiddetto calice chiota, ovvero tipico della produzione vascolare dell’isola di Chio, situata al largo dell’attuale costa turca, e appartenente alla più ampia classe della ceramica greco-orientale, per distinguerla dalle produzioni della Grecia propriamente detta e da quelle successive dalle colonie greche dell’Italia meridionale e della Sicilia.
Tipica forma della ceramica chiota è il calice, come appunto l’esempio esposto in vetrina, peraltro rinvenuto frammentario, ed in seguito ricomposto e restaurato. La sua particolarità, così come per la ceramica chiota in genere, è la decorazione della parte esterna del recipiente: sull’ingobbio, o il rivestimento, di colore chiaro, si sviluppa una semplice decorazione figurata, vegetale e geometrica in bruno. Tra la fascia a tratti scuri e chiari alternati che corre al di sotto dell’orlo e l’alto piede a vernice bruna, sul lato secondario compare una rosetta a sette petali, mentre sul lato principale vi è una sfinge alata che incede verso sinistra. Motivi ornamentali quali le rosette, i boccioli e i fiori di loto, animali selvatici o esseri mitologici sono tipici del periodo orientalizzante dell’arte greca, che vede il suo periodo di sviluppo a cavallo tra VIII e VII sec. a.C., per via dell’influenza dell’arte orientale (assira, egizia, fenicia) attraverso l’Egeo e le città greche della costa dell’Asia Minore. In particolare, la sfinge del calice in questione ha le tipiche fattezze della versione greca dell’essere mitologico, ovvero testa femminile con lunga capigliatura, corpo leonino e ali, iconografia derivata sicuramente dalla tipologia egizia, costituita da volto umano (faraone) e corpo leonino. Ciò indica quanto l’arte egizia, ed orientale in genere, abbia influito ed ispirato l’arte greca nella sua fase più antica, segno di continui contatti e scambi tra la Grecia e la Valle del Nilo sin dall’età del Bronzo. Tuttavia, l’essere mitologico assume valenze benefiche e magico-protettive in Egitto, fino a rappresentare essa stessa una divinità, mentre in Grecia rappresenta un demone distruttivo, come si evince dal mito di Edipo e dell’enigma della Sfinge di Tebe. Infine, la sfinge rappresenta l’emblema della stessa Chio, così come compare sulle monete della città-stato coniate a partire dal VI sec. a.C.
L’evidenza di aver rinvenuto nel corredo di una tomba arcaica di Taranto un oggetto di produzione non locale, greco-orientale, in associazione a ceramica corinzia, ionica e dalla madrepatria Sparta, indica quanto Taranto fosse già attiva sui mercati mediterranei in età arcaica, ricettiva di prodotti e stimoli culturali provenienti dall’esterno, fino al momento in cui, a partire dalla seconda metà del V sec. a.C., queste produzioni verranno rimpiazzate dalle importazioni attiche, prima a figure nere, poi a figure rosse, da cui verrà in seguito ulteriormente elaborata la tipica ceramica apula a figure rosse.
Calice chiota – 600-580 a.C.
Da Taranto, via Principe Amedeo, 1931.
Primo piano, Sala VII, vetrina 63, 1.6.
Il ruolo dell’Italia nella valorizzazione del patrimonio archeologico, non solo italiano, è stato approfondito durante una conferenza dal titolo ‘Media e cultura nel campo dell’archeologia’, tenuta a Manama, capitale del Bahrein, dalla direttrice del Museo Archeologico di Taranto, Stella Falzone, su invito dell’Ambasciatore d’Italia in Bahrein, Andrea Catalano. L’evento, promosso dalla sede diplomatica insieme al Centro per la Cultura e la Ricerca ‘Shaikh Ebrahim Bin Mohammed Al Khalifa’, si inserisce nell’ambito dell’attività di promozione culturale dell’Ambasciata d’Italia in Bahrein all’interno della rassegna culturale semestrale del Centro e mira alla valorizzazione del patrimonio archeologico dell’Italia, delle competenze italiane nei settori del restauro e valorizzazione dei siti storici, nonché alla promozione turistica delle Regioni italiane. ”Universalmente riconosciuta come ‘superpotenza della bellezza e della cultura’, l’Italia riveste un ruolo di assoluta centralità nell’archeologia a livello internazionale – ha dichiarato l’Ambasciatore Catalano -.
Solo nel 2024, la Farnesina ha sostenuto 287 missioni italiane all’estero attraverso la concessione di contributi o riconoscimenti istituzionali.
Il ruolo di primo piano dell’Italia non deriva solo dalla rilevanza irraggiungibile del suo patrimonio artistico, culturale e naturale ma anche da un capitale umano di altissimo livello. Penso, ad esempio, ai circa 70 funzionari italiani che lavorano presso l’Unesco, ai quali viene unanimemente riconosciuta la qualità e la dedizione. Ad essi si aggiunge una vasta rete di esperti – tecnici, artigiani, ingegneri, studiosi, scienziati, archeologi, restauratori – i quali offrono la loro competenza per interventi sul campo, per la predisposizione di dossier tecnici e per la formazione di esperti in altri Paesi. Nel campo del restauro, ad esempio, nel quale riveste un ruolo di eccellenza a livello mondiale, l’Italia ha realizzato attraverso l’Unesco numerosi progetti di recupero e restauro di siti archeologici e storico-artistici in degrado nel bacino del Mediterraneo, in Iraq, in Afghanistan, in Africa e nel Sud-Est asiatico. Ed è proprio questo raffinato ed inestimabile capitale di competenze riconosciuto in tutto il mondo – ha concluso l’Ambasciatore Catalano – che celebriamo e che auspichiamo possa costituire un ulteriore strumento di cooperazione bilaterale”.
Fonte ANSA
Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA) arriva in Bahrain con una conferenza di grande prestigio. Lunedì 20 gennaio 2025, alle ore 20:00, la Direttrice del MArTA, Prof.ssa Stella Falzone, terrà una lezione intitolata “Media and Culture in the Archaeological Field”.
L’evento, organizzato in collaborazione con l’Ambasciata italiana in Bahrain a Manama e il Shaikh Ebrahim Center, si terrà presso la Abdullah Al Zayed House for Bahraini Press Heritage a Muharraq.
Un’occasione per esplorare il legame tra archeologia, media e cultura attraverso l’esperienza e la testimonianza della direttrice del MArTA.
📍 Dove: Abdullah Al Zayed House for Bahraini Press Heritage, Muharraq
🗓 Quando: Lunedì 20 gennaio 2025
🕒 Orario: 20:00
La ricerca archeologica permette di scoprire cosa mangiavano e cosa bevevano gli antichi. Tra i reperti conservati all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto sono infatti conservati anche dei frammenti di pithoi, grandi contenitori utilizzati per lo stoccaggio di risorse alimentari.
Se si leggono i testi letterari greci, appare evidente che è il vino l’alimento più frequentemente conservato all’interno dei pithoi. A conferma di questo si può citare la definizione che ne dà la Suda, un lessico e un’enciclopedia di epoca bizantina, che riporta molto semplicemente la definizione di “Pithos: nome maschile o vaso per il vino”, confermando la sua funzione più diffusa e conosciuta. Quale tipo di vino è però conservato nei pithoi? Anche in questo senso i testi ci forniscono alcuni spunti, suggerendo che si tratti di vino puro, non mescolato ad acqua. Il processo di mescita avveniva infatti nei crateri che venivano riempiti proprio dalle giare, mentre i pithoi conservavano la bevanda durante tutto il processo di vinificazione. Bellissime scene di vendemmia e di spremitura dell’uva sono rappresentate su alcuni vasi attici che mostrano appunto come il pithos fosse impiegato durante queste attività agricole.
Ci sono però alcuni casi in cui le fonti riportano anche la presenza di altri cibi nelle grandi giare. Abbiamo citazione della conservazione di latte, olio, miele e vari sementi. In particolare Euripide e Plutarco narrano due episodi in cui il latte, presente in grande abbondanza, viene conservato in giare. Platone e Luciano di Samosata invece descrivono la possibilità che le giare siano riempite con altri alimenti quali latte, miele e sementi vari tra cui sono citati frumento, fave, orzo e lenticchie. Questi passi sembrano dunque suggerire una multifunzionalità del contenitore, usato principalmente per la conservazione del vino, ma che all’occasione poteva essere riutilizzato in altro modo.
I testi e le raffigurazioni sui vasi ci testimoniano anche la presenza del pithos nella narrazione di alcuni miti quali quello della punizione infera delle Danaidi e delle imprese di Eracle. Le cinquanta figlie di Danao, per espiare la colpa di aver ucciso i loro mariti durante la prima notte di nozze, erano condannate in eterno a riempire d’acqua una grande giara che però era forata, rendendo l’impresa impossibile. Il pithos è inoltre coinvolto anche in due episodi mitici che vedono come protagonista Eracle con il cinghiale di Erimanto e con Folo. La terza fatica che deve compiere l’eroe consiste nel portare vivo il cinghiale Erimanzio al cospetto di Euristeo; si dice che il re, alla vista della terribile fiera, atterrito, sia fuggito a nascondersi proprio dentro un pithos. Subito dopo questa impresa Eracle si reca nei pressi del monte Foloe dove vive il centauro Folo che lo accoglie con doni ospitali e apre in suo onore una giara di vino. Gli altri centauri, al solo sentire l’odore del vino, molto forte perché di vino vecchio, impazziscono e ne scaturisce uno scontro che causa la morte di molti e tra queste anche quella di Folo.
Questa tipologia di vasi poteva arrivare ad avere anche dimensioni notevoli di oltre un metro. Proprio per la loro grandezza erano molto difficili da realizzare ed era necessario essere dei vasai molto abili. Il filosofo greco Platone ci riporta infatti un detto che era in uso nel quartiere ceramico di Atene che affermava che per distinguere un bravo vasaio bisognava vedere se riusciva a foggiare un pithos.
I due frammenti esposti a Taranto si datano al VI e al V secolo a.C. e sono del tipo con labbro estroflesso superiormente appiattito. Sono dei vasi acromi, ma sul lato superiore del labbro presentano una decorazione a stampiglio. Sul più antico sono raffigurati un mostro e un grifo affrontati, separati tra loro da una palmetta. Il mostro ha sembianze umane, coda serpentiforme e ali spiegate. Sul bordo esterno dell’orlo si trova una decorazione a doppia treccia. Il secondo frammento presenta invece una fascia di onde correnti e ovuli che delimita la parte superiore di una scena figurata in cui è rappresentato un cacciatore armato di arco e lancia che affronta due felini. Sul bordo esterno si trovano meandri.
Orlo di pithos – V secolo a.C.
Da Taranto, Contrada Madre Grazia, 1910.
Secondo piano, Sala III, vetrina 18, 3.1.
Domenica 5 gennaio si torna gratis al Museo archeologico nazionale di Taranto.
Aperto per l’intera giornata, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19.00), il MArTA, infatti, aderisce dal luglio 2014 (data istitutiva del progetto) all’iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.
La visita consentirà di poter osservare da vicino l’imponente collezione di reperti ospitati negli oltre seimila metri quadri espositivi e accessibili del MarTA, e poter fruire di due importanti mostre temporanee.
Al primo piano, nell’area dedicata alla dominazione romana, fino alla fine di febbraio sarà possibile infatti ammirare l’originale della tavola bronzea del I sec. a.C. della Lex Municipii, di fatto la legge che testimonia la nascita del Municipio di Taranto.
Al piano terreno, nell’area delle mostre temporanee, si potrà continuare ad ammirare il Tesoretto di Nociglia: 58 denari in argento di epoca romana ritrovate nel gennaio del 1937 a Nociglia, piccolo comune della provincia di Lecce e dal 14 dicembre per la prima volta in esposizione al MArTA.
Giornata di iniziative speciali anche il giorno dell’Epifania.
Alle 17.00 di lunedì 6 gennaio, infatti, è previsto un approfondimento dedicato a “Giochi e giocattoli nel mondo greco e romano”.
Sonagli, piccoli animali in terracotta e addirittura bambole snodabili. Il Museo archeologico nazionale di Taranto conserva un’importante collezione di questi reperti dedicati al mondo dell’infanzia.
Nella serata dell’Epifania il MArTa, infatti, organizza una visita guidata tematica per far conoscere quali erano i giochi, i passatempi e i giocattoli che hanno accompagnato la vita di bambini e adulti greci e romani. Un viaggio che condurrà grandi e piccini alla scoperta di come erano fatti i giocattoli antichi, in che occasione venivano regalati, i significati che potevano assumere oltre a quello ludico e come, a distanza di millenni, appaiano simili ai giochi odierni.
La visita tematica della durata di circa 2 ore è rivolta ad un massimo di 25 partecipanti. L’attività sarà compresa nel costo d’ingresso per il museo di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni. La prenotazione (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili, comunicando il proprio nome e cognome, email, telefono e numero di partecipanti.
Il Liceo Artistico ‘V Calò’ di Taranto ha ufficialmente presentato il calendario del 2025 “Cromie al MArTA’. Un progetto nato dalla collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il corriereditaranto.it. ed il sostegno della Fondazione Oro6 per il sociale.
L’iniziativa, sostenuta dalla dirigente scolastica Rosanna Petruzzi, si inserisce nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento PCTO relativo all’anno scolastico 2023/20224 ed ha visto gli alunni della classe 4^N dell’indirizzo arti figurative con curvatura plastico scultorea, cimentarsi nella creazione di un prodotto culturale attingendo alle proprie competenze.
Gli alunni, guidati dai docenti del consiglio di classe, in particolare dalle prof.sse A. Alfeo, A. Lucchese, E. La Gioia, M. A. lavernaro e dalla tutor didattica prof.ssa S. Didonna hanno ideato i testi e rielaborato in chiave moderna i reperti storici appartenenti alla dea Athena, conservando la storia ed il valore originario dei beni culturali.
Fondamentale è stato il supporto del dott. Giovanni Pietro Marinó, tutor aziendale del percorso, che durante gli incontri al museo ha guidato gli studenti verso la conoscenza dei reperti storici, dei tesori e delle testimonianze del passato, aiutandoli a sviluppare le idee progettuali per le illustrazioni dell’almanacco.
Per la creazione dei testi invece gli alunni sono stati affiancati dalle redattrici del corriereditaranto.it, la dott.ssa Federica Pompamea e la dott.ssa Maria D’Urso che attraverso l’arte della comunicazione e della scrittura, hanno aiutato la classe a scrivere per ogni cimelio un racconto unico che personalizza ogni mese dell’anno.
Il calendario è incentrato su Athena, la dea della guerra ed illustra in maniera moderna i valori acquisiti nel tempo dalla donna, quali forza e coraggio. Sono state utilizzate dai giovani artisti tecniche stilistiche e grafiche specifiche, come le foglie d’oro, per le illustrazioni inserite nei singoli mesi dell’anno. Accanto ad ogni reperto sono stati inseriti i dati che spiegano come visitarlo all’interno del museo.
Gli studenti, presenti alla consegna del calendario, hanno voluto esprimere la loro contentezza riguardo il lavoro svolto, in particolare Annamaria ha detto “È stata un’esperienza molto formativa, in quanto attraverso un lavoro interdisciplinare abbiamo ampliato le nostre competenze didattiche e personali. Ci siamo conosciuti meglio ed abbiamo rafforzato i nostri legami di amicizia, cercando sempre un punto di incontro durante il lavoro pratico”.
Francesca, invece, ha evidenziato “Possiamo dire di aver dato un tocco di colore al territorio. Abbiamo posato i nostri occhi anche su reperti poco conosciuti e attraverso il racconto delle storie da noi inventate, abbiamo creato un alone di fantasia ed immaginazione sulla vera magia della città di Taranto”.
Attraverso questo progetto i ragazzi hanno voluto dimostrare come l’arte classica sia in grado di reinventarsi, adattarsi e proiettarsi nel futuro grazie alle competenze e alla creatività degli artisti.
Il MarTA di Taranto esporrà, per la prima volta, un tesoretto monetale di 58 denari d’argento di epoca romana ritrovato nel gennaio del 1937 a Nociglia, piccolo comune della provincia di Lecce.
Una fusione di popoli e culture che il Tesoretto di Nociglia offre l’opportunità di approfondire, grazie all’apporto e allo studio del prof. Giuseppe Sarcinelli, docente di Numismatica dell’Università del Salento.
Un salto nel passato che grazie alla varietà iconografica (i Dioscuri a cavallo, la lupa con Romolo e Remo, le divinità come il Giano bifronte, la dea Roma ed Ercole) e leggende (che indicava il responsabile dell’emissione) incise sull’argento, fanno giungere fino all’universo della guerra sociale tra Roma e le popolazioni italiche del Sud Italia. E’ facile immaginare, infatti, che anche il Tesoretto di Nociglia, occultato in un vaso posto sotto un cumulo di pietre in un vigneto, fosse il nascondiglio per i beni che qualcuno aveva deciso di sottrarre alle scorribande di eserciti invasori.
Salvato per anni e poi acquistato negli anni ‘30, dalla Regia Soprintendenza alle Opere di Antichità e d’arte della Puglia, oggi torna alla luce.
“Credo che la città di Taranto abbia un enorme potenziale di crescita e il Museo archeologico nazionale MArTA non è terzo rispetto a queste politiche, perché la cultura è un motore di cambiamento straordinario in grado di attivare e sviluppare processi e pratiche creative, economiche, sociali, favorendo coesione, riflessione e partecipazione attiva alla vita e alle scelte della città”.
Stella Falzone, direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, sceglie queste parole per parlare delle giornate di aperture straordinarie che riguarderanno il MArTA fino al prossimo 28 dicembre.
Il 30 novembre, il 7, 14, 21 e 28 dicembre, infatti, il Museo di Taranto consentirà l’ingresso ai visitatori e turisti fino alle 23.00 (chiusura alle 23.30).
Si tratta di aperture straordinarie in cui i funzionari archeologi e funzionari architetti del Museo metteranno a disposizione le competenze per offrire percorsi di approfondimento sulla collezione permanente del MArTA.
Il Museo archeologico nazionale di Taranto sarà aperto dunque tutti i giorni (orario continuato dalle 8.30 alle 19.00 e orario straordinario delle date citate fino alle 23.00) offrendo non soltanto archeologia, ma soprattutto riflessioni tra passato e modernità.
La cultura è cuore pulsante di questo processo – dichiara ancora la direttrice Stella Falzone – e in tal senso si è sviluppato tutto il progetto che ha riguardato, ad esempio, il ritorno a Taranto, dal MANN di Napoli, della Lex Municipii Tarentini, il testo di fondazione del municipio romano a Taranto, tra i più antichi del mondo. In quel segmento di tavola bronzea datata I secolo a.C. c’è, infatti, un esempio di progettazione della cultura pubblica.
Chi si recherà al Museo di Taranto potrà, pertanto, ammirare nell’allestimento al primo piano del MArTA, la lastra bronzea originale che sarà al MArTA fino al 28 febbraio 2025.
Le attività previste nelle giornate di aperture straordinarie (30 novembre, 7, 14, 21 e 28 dicembre) sono comprese nel costo del biglietto di ingresso al Museo, pari a 10 euro. Sono fatte salve le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalla convenzioni. Ricordiamo, inoltre, che è possibile prenotare attività di visita guidata a pagamento, o visita con l’utilizzo di audio guide in cinque lingue. Per aggiornamenti e informazioni vi invitiamo a consultare il sito www.museotaranto.cultura.gov.it
In occasione della Mas Week 2024 il Museo Archeologico di Taranto ospita fra le preziose antichità il più contemporaneo degli artisti tarantini: Paolo A. Troilo.
Chi conosce Troilo sa che dipinge l’iperrealismo con le dita, che è l’unico su questo pianeta a farlo e che da artista indipendente ha esposto in tutto il mondo compresa la Biennale di Venezia 2011 entrando in prestigiose collezioni d’arte. Ma Troilo è anche un tarantino e questa per lui è la prima mostra nella sua città.
L’artista è gia presente a Taranto con 2 lavori permanenti: il “CRISTO DALLA POLVERE” 10 metri di dipinto donato con il mecenate e amico di infanzia Avv. Augusto Sebastio alla chiesa di San Francesco de Geronimo nel quartiere Tamburi e “BACKLIT”, l’enorme riproduzione murale di un suo quadro nel quartiere Salinella che amplifica il segnale wi-fi in collaborazione con Mosaico Digitale.
Dal 24 Ottobre al 24 Novembre 2024 a queste, ma stavolta solo per un mese, si aggiunge un’opera inedita composta di 8 arazzi dedicati dall’artista alla figura materna e nati attraverso l’analisi del rapporto con sua madre, Lucia Troilo, mancata il giorno di Natale del 2018.
Il prezioso Lampasso di seta che li compone è stato donato dai famosi tessutai Veneziani Rubelli.
I toni accesi della stoffa floreale interagisce con quelle figurazioni monocromatiche iperrealiste che hanno reso famoso Paolo A. Troilo dando vita a 8 opere cangianti, potenti ed emozionanti.
“Era il 2017 quando finalmente riuscii a elaborare sotto forma di un polittico di 8 tele la scomparsa di mio padre Antonio Troilo, noto medico tarantino. Intitolata “8 IN THE NAME OF THE FATHERs” fu presentata al Consolato Italiano di New York per poi finire nella collezione della famiglia Gucci a Saint Moritz. Era un manifesto appassionato sul rapporto padre/figlio, un omaggio a tutti i padri. Adesso, nel Museo che spesso visitavo da piccolo, prezioso orgoglio di questa mia città, porto il tributo a tutte le madri “8 IN THE NAME OF THE MOTHERs” per ricordare la mia, Lucia Troilo, scomparsa a Firenze il giorno di Natale del 2018. ”
-Paolo A. Troilo-
La mostra, organizzata all’interno della MAS WEEK – Festival di Architettura, Design e Arte Contemporanea co-organizzato dal Comune di Taranto, nasce da un’idea dello Studio MAS che insieme all’Avv. Augusto Sebastio ha trovato grande entusiasmo e complicità da parte del museo MARTA e della sua direttrice Dott.ssa Stella Falzone
“Ospitare l’unicità e farlo attraversando il tempo è l’occasione straordinaria per un Museo archeologico di celebrare ancora una volta la natura umana e il suo genio. Lo facciamo costantemente preservando e accogliendo nella nostra esposizione permanente le produzioni artistiche dalla preistoria al Medioevo, passando per quelle delle civiltà indigene, greche e romane. Lo facciamo ora, grazie a MAS WEEK, con l’originalità della figura di un grande artista e figlio di questa terra: Paolo Troilo. Dipinti unici, dal forte impatto narrativo che dentro il museo con il nome al femminile, la donna e la madre esaltano. Per il MArTA è l’occasione per riaffermare una delle sue mission. Un museo, infatti, non è solo luogo di conservazione, valorizzazione e ricerca, ma anche un luogo da cui trarre ispirazione e progettare il benessere comune. Mi piace pensare ad un museo che in queste occasioni si trasforma in un luogo in cui si dialoga, ci si incontra, si costruisce e in cui grazie all’incontro tra l’antico e il contemporaneo si valorizza il patrimonio materiale e immateriale che questa terra ha espresso e tutt’ora esprime.
-dott.ssa Stella Falzone Direttrice del MArTA-
l’Ing. Giuseppe Fanelli dello Studio MAS – MODERN APULIAN STYLE sottolinea come “Per lo Studio MAS sia un grande onore e privilegio avere, anche quest’anno, alla MAS Week, un artista riconosciuto a livello internazionale come Paolo Troilo. Dal 2017, insieme all’Amministrazione del Sindaco Melucci, con il nostro Festival abbiamo voluto puntare, nell’ambito dell’Arte Contemporanea, su grandi talenti figli della nostra città. La città di Taranto è donna, una bellissima donna dai tratti euro-mediterranei, che per secoli ha generato e ancora genera meravigliosi frutti. Taranto è madre. Così come lo è il Museo MArTA. Madre come ‘dispensatrice di vita’. Paolo con la sua operazione artistica ‘8 IN THE NAME OF THE MOTHERs’ ha inteso portare una riflessione intorno ad un tema sempre attuale nell’esperienza individuale e collettiva, di cui i beni culturali sono importanti testimoni, perché nel museo ogni cultura può riconoscere sé stessa e ogni uomo sentire il legame profondo tra sé e gli altri. L’opera inedita sulla ‘madre’ è dipinta su otto arazzi in lampasso di seta del famoso tessutaio veneziano Rubelli. Opera che Paolo nel 2018 dedica a sua madre, che dipingeva fiori ‘perché lei era natura, solida e fantasiosa’, ci racconta l’artista. Questo amore e questa passione non può che coinvolgerci e unirci tutti, non possiamo che commuoverci dinanzi alla sua bellezza”.
La mostra, patrocinata dal Comune di Taranto è sponsorizzata da BCC San Marzano e dalla Fondazione Taranto25. Tra i promoter anche Nobile Agency di Milano fondata da un’altra tarantina eccellente: Gabriella Nobile.
“Questa mostra rappresenta un’ulteriore testimonianza dell’impegno della nostra Banca a sostegno della cultura del territorio. Attraverso iniziative come questa, desideriamo rafforzare il legame con la comunità e promuovere l’arte e la cultura locale, contribuendo così a una crescita condivisa e sostenibile.”
-Emanuele di Palma Presidente BCC San Marzano-
La Fondazione Taranto 25 si dichiara entusiasta di annunciare la scelta di essere al fianco della mostra di arte contemporanea di Paolo Troilo, che si terrà al Museo Marta di Taranto a partire dal 23 ottobre 2024 per circa 30 giorni. “Questo evento rappresenta una straordinaria opportunità per la nostra città, essendo non solo parte delle iniziative collaterali alla MAS Week, ma anche un’anteprima eccezionale delle opere che saranno esposte successivamente in una delle più prestigiose location dell’arte italiana. La mostra offre una rara occasione di ospitare un artista internazionale del calibro di Troilo, nostro concittadino e premio Due Mari di Talenti 2023, permettendo alla nostra comunità di entrare in contatto con un’esperienza culturale di respiro internazionale. La nostra vicinanza a questo evento riflette la voglia di Taranto 25 di promuovere l’arte e la cultura come strumenti di valorizzazione del nostro territorio, consolidando il ruolo della città come centro di innovazione culturale”.
Anche il Sindaco Rinaldo Melucci è entusiasta dell’iniziativa: “Conosco Paolo Troilo da anni, seguo da tempo la sua carriera artistica ed ogni volta che ho la fortuna di incontrarlo è per me un grande motivo di orgoglio. Paolo è una delle eccellenze di Taranto. Paolo è uno che si è fatto strada da solo, sfidando con coraggio le convenzioni, in un mondo tanto difficile quanto affascinante come quello dell’arte. Ha viaggiato ed ancora oggi viaggia tantissimo alla ricerca di ispirazioni, le stesse che, poi, lo portano a realizzare veri e propri capolavori. Per la nostra città sarà un privilegio poter ospitare alcuni suoi lavori nel corso della prossima “MAS Week”, evento che celebra l’arte e la cultura in tutte le sue forme offrendo una prospettiva straordinaria ed innovativa. Straordinaria ed innovativa proprio come la tecnica che Paolo utilizza per materializzare su tela il suo infinito talento. Riuscire, come fa lui, a dipingere con le dita al posto dei pennelli dimostra non solo il possesso di una maestria tecnica incredibile, ma anche una sconfinata sensibilità e questo perché le sue sono molto più che semplici rappresentazioni visive. I suoi dipinti esplorano e mettono in risalto la complessità dell’animo, rappresentando figure che riflettono la tensione e la bellezza della condizione umana. Sono delle unicità che adesso avremo modo di poter ammirare nelle sale del MArTa grazie alla “MAS Week”, un’occasione da non lasciarsi sfuggire, anche perché Paolo ha rinunciato alle Gallerie d’arte .”
La mostra 8 IN THE NAME OF THE MOTHERs si aprirà il 24 Ottobre 2024 con una anteprima a inviti e a seguire sarà visitabile gratuitamente, inclusa nel costo del biglietto, secondo gli orari del Museo: dal martedì alla domenica dalle ore 8.30 alle ore 19.30.
Dopo il debutto con successo registrato lo scorso anno, torna “Musica Fluida”, una rassegna indirizzata al pubblico più giovane e quanti vogliono ascoltare nuove proposte musicali e lasciarsi guidare per un intero pomeriggio a visitare le bellezze del Museo Archeologico di Taranto. Tre artisti di richiamo per altrettanti appuntamenti in programma all’interno del Chiostro del MArTA: Francesca Michielin (martedì 24 settembre), Wax (giovedì 3 ottobre) e Holden (giovedì 10 ottobre). Visita guidata dalle 16.00, live alle 18.30. Ingresso (visita guidata e live): 10euro. Biglietti in vendita su Vivaticket.
La formula anche quest’anno, si diceva, prevede un mix di fruizione archeologica e musicale. Acquistando il biglietto per assistere al mini-concerto all’interno del Chiostro, infatti, il pubblico sarà accompagnato nella visita guidata delle collezioni permanenti del Museo.
«Il Museo è una polifonia di voci nella storia di questo territorio. “Musica Fluida”, nata dalla collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia, è la nostra proposta che vuole intercettare il pubblico a cui il nostro Museo tiene in modo particolare: quello dei giovani o giovanissimi under 18», commenta la direttrice del Museo Archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone, circa l’avvio dell’edizione 2024 che farà convergere nell’importante museo tarantino tre artisti del panorama pop italiano. «Dopo il successo registrato nella prima edizione svoltasi lo scorso anno, riproponiamo “Musica Fluida”, format che ha riscontrato larghi consensi, in particolare fra quelle generazioni a cui avevamo dedicato il progetto”, dichiara Piero Romano, direttore artistico dell’Orchestra Magna Grecia.
“Musica Fluida”, un progetto indirizzato a giovani e adolescenti spesso considerato il “non pubblico” dei musei, con l’eccezione delle attività scolastiche. Ed è per questo motivo che lo scorso anno le direzioni di Museo e OMG hanno pensato di unire le proprie forze e provare ad invertire un luogo comune. “Musica Fluida”, pertanto, intende contribuire a rendere attuali, contemporanei e vivi valore e messaggio del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), parlando ai giovani attraverso i loro idoli.
Nella sua prima edizione, il Museo MArTA ha raggiunto l’obiettivo di connettere, in modo smart ed innovativo, le giovani generazioni al patrimonio storico artistico del territorio, stimolandole a scoprire nuove forme di conoscenza ed argomenti di confronto, in un clima di festa e condivisione.
Nella sua prima edizione, la rassegna ha abbracciato il patrimonio culturale museale proponendo nelle visite guidate diversi percorsi tematici che, di volta in volta, hanno raccontato, attraverso i reperti del museo, la storia del territorio ad un target estremamente giovane. Un perfetto equilibrio tra popolarità e qualità degli artisti, che si sono esibiti, e spessore dei contenuti e degli argomenti indagati, ha reso “Musica Fluida” uno spaccato culturale all’avanguardia.
Il format ha rappresentato l’incontro tra “antico” e “contemporaneo”, tra patrimonio archeologico del museo e musica contemporanea dei giovanissimi con giovani ma già affermati astri musicali. E’ stato questo il tratto distintivo della rassegna musicale, in un contesto unico quale il MArTA, da sempre luogo identitario di cultura e bellezza della città di Taranto. Articolata nei diversi momenti di visita guidata, esibizione musicale, colloquio e confronto con gli artisti, la rassegna si è dimostrata strategia vincente, registrando un grande successo di pubblico.
«E’ un’avventura che riproponiamo anche quest’anno – riprende la direttrice – con estremo piacere, perché valorizza e anima lo spazio del Chiostro degli Alcantarini all’interno del quale si svolgeranno i concerti, e con essi abbatte anche gli stereotipi che accompagnano la fruizione culturale da parte della Generazione Z. Insieme a Wax, Francesca Michielin e Holden, entrano nel museo i ragazzi e le loro famiglie, e si cancella il senso di estraneità che un giovane può provare nei riguardi di un museo, superando l’idea che lo stesso rappresenti qualcosa di fermo e distante, mentre qui è tutto estremamente in movimento, così come la nostra Art in progress, che ormai da alcuni mesi connota l’esposizione in costante aggiornamento del MArTA».
«Un progetto condiviso con la direttrice del MArTA, Stella Falzone – conferma Romano – che aveva in mente una rassegna dedicata ai giovanissimi, che non mancano di emozionare ed emozionarsi davanti a una simile proposta. Ragazzi spesso accompagnati da genitori, parenti, amici, che vengono ad assistere ai concerti dei loro idoli musicali, ma che uniscono a questa esperienza “live” la visita nelle sale del Museo Archeologico internazionale di Taranto. E’ proprio questa la connessione che abbiamo assegnato a Musica Fluida: la presenza di idoli della musica pop vicini a una generazione di giovanissimi, mantenendo salda e al centro del progetto, la storia della nostra terra, quella della Magna Grecia.
Questo esempio di fruizione è un segnale estremamente positivo per i nostri ragazzi, che ci rende orgogliosi. Siamo pertanto estremamente felici nel presentare insieme alla direttrice del MArTA, una seconda edizione che siamo sicuri registrerà riscontri lusinghieri come avvenuto al debutto lo scorso anno. Anche questo risultato contribuirà a proiettarci in un futuro rivolto verso le nuove generazioni, perché nella loro vita la fruizione culturale diventi qualcosa di spontaneo e naturale».
Il Museo archeologico nazionale di Taranto chiude settembre con il lusinghiero dato di 6.738 visitatori e un successo confermato dai “sold out” in tutte le iniziative di carattere culturale e scientifico proposte, compresi i concerti abbinati a percorsi archeologici tematici, laboratori e visite guidate.
La direttrice Falzone ”Il MArTA è un catalizzatore che lavora in sinergia con il territorio e a questo vanno ascritte le buone pratiche messe in atto con i Comuni (Taranto ed Ugento per citare solo gli ultimi), le Università pugliesi, le scuole o gli animatori della scena culturale territoriale e nazionale – sottolinea la direttrice del MArTA, Stella Falzone – Un luogo aperto e dinamico in continua evoluzione anche dal punto di vista espositivo grazie alle nuove vetrine inserite nel percorso permanente e all’installazione della temporary art nell’area di ingresso del MArTA”.
Un museo che offre sempre di più e che diventa sempre più meta di turisti stranieri e visitatori provenienti da tutta Italia.
Domeniche al museo
Impennata di presenze che potrebbe essere confermata già dal prossimo appuntamento di domenica 6 ottobre, giornata in cui grazie all’iniziativa #domenicalmuseo voluta dallo stesso MIC, l’ingresso nei parchi archeologici e nel musei statali, compreso il MArTA, è gratuita. Durante la prima domenica d’autunno l’ingresso è gratuito ma è possibile prenotare servizi a pagamento come visite guidate o utilizzo di audio-guide nell’area bookshop-biglietteria del Museo.
La danza nell’antichità era molto più di una semplice espressione artistica; rappresentava, infatti, un mezzo privilegiato per entrare in comunione con il divino. Un esempio emblematico di questo legame è il culto dionisiaco, dove le donne, trasformandosi in Menadi, celebravano Dioniso, dio del vino e dell’ebbrezza, attraverso danze sfrenate e rituali collettivi.
Durante questi momenti, le Menadi si immergevano in uno stato di estasi divina, con abiti ricchi e vaporosi che sembravano animarsi al ritmo dei loro movimenti frenetici. Le loro vesti, talvolta corte ma più spesso lunghe e pieghettate, venivano completate da una pelle di pantera (pardalìs) o di cervo (nébris) gettata sulle spalle, simboli sacri del dio.
A piedi nudi, con in mano oggetti rituali come il tirso, la fiaccola o il serpente, danzavano ciascuna per conto proprio ma unite nel thiasos dionisiaco, il rito collettivo.
Il movimento delle vesti giocava un ruolo centrale nel rappresentare l’abbandono estatico. Fluttuando e sollevandosi freneticamente, annullavano la fisicità del corpo, lasciando intravedere, solo occasionalmente, una gamba nuda. I volti, con le teste reclinate all’indietro e le bocche socchiuse, trasmettevano l’intensità dell’estasi, ma erano soprattutto gli abiti a dare forma visiva allo slancio divino delle danzatrici.
Non tutte le danze erano però così frenetiche e travolgenti; durante le feste Carnee, quelle dedicate al dio Apollo, il ritmo della danza era molto più composto e i movimenti molto più armoniosi e delicati. I gesti delle danzatrici erano misurati, il ritmo controllato, e le loro vesti leggere, gonfiandosi delicatamente, seguivano il movimento armonioso e circolare dei passi. Questo contrasto tra la frenesia dionisiaca e l’equilibrio apollineo rifletteva due modi complementari di vivere il sacro attraverso la danza: da un lato l’abbandono estatico, dall’altro l’armonia e la misura.
La danza, quindi, si configurava come un linguaggio universale che, attraverso i gesti, i ritmi ei movimenti, permetteva agli antichi di dialogare con il divino e di partecipare a un’esperienza di trascendenza e comunione.
Cratere a volute protoitaliota a figure rosse – Ultimi decenni del V secolo a.C.
Da Ceglie del Campo, via G. Martino, 1898.
Secondo piano, Sala VI, vetrina 52, 1.21.
Con il termine tesoretto si indica un particolare ritrovamento che vede la scoperta di una certa quantità di monete in un solo luogo, molto spesso conservate all’interno di un contenitore in materiale non deperibile. Tali monete erano state sicuramente nascoste in un momento di pericolo imminente, quale ad esempio una guerra, con l’intenzione, da parte del proprietario, di tornare a riprenderle in un successivo periodo di calma, cosa che non è mai accaduta. Per questo motivo capita che il tesoretto possa essere rimasto nascosto fino all’epoca moderna. Scoperte fortuite di tesoretti avvengono ancora oggi durante gli scavi archeologici come testimoniano ad esempio i recentissimi ritrovamenti avvenuti nel 2018 a Como o nell’antica città romana di Bedriacum.
Tra le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Taranto sono conservati numerosi tesoretti di epoche differenti (dall’età greca all’epoca bizantina). Quello conservato nella sala XIII è stato rinvenuto nella città di Taranto nel 1883, ma si sono purtroppo perse ulteriori informazioni circa la localizzazione e le modalità di rinvenimento. Al momento del suo ritrovamento era composto da 1536 monete, di cui 1515 della zecca di Taranto e 21 della zecca di Thurium, la colonia panellenica sorta al posto della città di Sibari nel golfo ionico nel 444 a.C. Nel corso dell’ultimo secolo, parte del tesoretto è andato disperso e numerose monete provenienti da questo contesto fanno oggi parte di collezioni private e museali estere, motivo per cui oggi al MArTA sono conservati soltanto 865 esemplari, tutti riconducibili alla zecca tarantina.
Le monete sono databili a un arco cronologico che va dal 325 a.C. al 228 a.C., ragione per cui si è ipotizzato che le cause per cui il ricco proprietario abbia deciso di nascondere i suoi beni siano riconducibili agli scontri con Roma che coinvolsero la città di Taranto alla fine III secolo a.C. e portarono alla definitiva conquista della colonia greca nel 209 a.C.
In epoca greca il denaro era caratterizzato dal proprio valore intrinseco, dipendeva cioè dal valore del metallo utilizzato – che poteva essere oro, argento o bronzo – e dal peso, di cui si faceva garante la città che lo emetteva. Ogni città inoltre impiegava sulle proprie monete delle immagini specifiche e delle iscrizioni affinché fossero immediatamente riconoscibili. Le immagini impresse sui conii di solito sono strettamente legate all’identità culturale ed economica della città che le emette; così Atene batte monete che rappresentano su un lato la dea Atena e sull’altro una civetta con un ramo d’ulivo, mentre Metaponto, che traeva la sua ricchezza dal vasto territorio agricolo, pone sui suoi stateri una spiga di grano.
Il sistema monetario greco si basava su una moneta d’argento, la dracma, che significa letteralmente “manciata” di sei oboli, termine usato per definire gli spiedi in ferro, utilizzati come moneta di scambio prima della nascita della moneta. Oltre alla dracma e all’obolo, era molto diffuso anche lo statere che corrisponde a due dracme. L’origine del nome va ricollegato infatti al peso che deve essere posto sui piatti della bilancia perché stessero in equilibrio e dunque due dracme.
La moneta più diffusa nella città di Taranto era lo statere in argento caratterizzato sul dritto da un giovane a cavallo in diversi atteggiamenti con simboli e iscrizioni, mentre sul verso era rappresentato l’eroe eponimo Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria, oppure l’ecista, fondatore della città, Falanto, a dorso di un delfino.
Nomos in argento – III secolo a.C.
Da Taranto, senza ulteriori dati di rinvenimento.
Primo piano, Sala XIII, vetrina 30.
Le sepolture tarantine di epoca ellenistica offrono una testimonianza straordinaria del crescente interesse per la cura del corpo e la cosmesi, un aspetto che riflette un cambiamento culturale significativo per la figura femminile di quel tempo. In precedenza, infatti, pratiche come il trucco erano legate quasi esclusivamente alle etere, donne che esercitavano la professione di cortigiane e che utilizzavano la bellezza come strumento di seduzione. Tuttavia, nel periodo ellenistico, l’uso dei cosmetici si espande, coinvolgendo anche le donne comuni, segnando una svolta nel modo in cui il maquillage viene percepito e utilizzato.
Il trucco diventa non solo uno strumento per esaltare la bellezza femminile, ma anche un mezzo di affermazione sociale, dimostrando il prestigio e la condizione economica di chi lo utilizzava. Belletti e cosmetici, spesso ottenuti tramite sofisticate tecniche di preparazione che includevano miscele di sostanze naturali e minerali, erano impiegati per schiarire l’incarnato e dare colore a guance, labbra e occhi. Questi prodotti, originariamente riservati alle élite, acquisirono rapidamente uno status di beni di lusso.
A questo fenomeno si accompagna lo sviluppo di una notevole produzione artigianale, specializzata nella fabbricazione di strumenti e accessori destinati alla conservazione e all’applicazione dei cosmetici. Contenitori in alabastro o piombo, insieme a piccoli cucchiai in argento o osso, dimostrano il livello di ricercatezza e maestria raggiunto dagli artigiani dell’epoca. Questi accessori, spesso arricchiti da decorazioni elaborate, erano simili ai moderni kit di bellezza, indicando l’importanza che la cura personale aveva assunto nella vita delle donne.
Tra i reperti più interessanti vi sono le teche cilindriche, spesso divise internamente in scomparti, che ricordano i nostri astucci per cosmetici. Alcuni di questi contenitori erano rivestiti con sottili lamine d’oro, un materiale particolarmente apprezzato per il suo pregio. Questi oggetti non erano solo strumenti di bellezza, ma veri e propri simboli di lusso e potere.
La cura del corpo e l’attenzione alla bellezza, tuttavia, non si limitavano al trucco. Un ruolo fondamentale lo giocavano anche gli specchi, spesso ritrovati nelle sepolture femminili. Gli specchi dell’epoca erano realizzati principalmente in bronzo o in lega d’argento, e potevano essere di forma circolare o rettangolare. La diffusione degli specchi d’argento o argentati nell’età tardo repubblicana riflette il continuo legame tra bellezza e prestigio.
Un altro elemento della toilette era l’acconciatura, alla quale le donne dedicavano molta cura. Tra gli strumenti usati per pettinare e fissare i capelli spicca l’acus crinalis, un ago per capelli di cui esistono pochi esemplari, alcuni dei quali in metallo prezioso. In particolare, un raro esempio proveniente da Taranto è realizzato in argento con una testa in pasta vitrea a forma di colomba, ulteriore dimostrazione della maestria degli artigiani dell’epoca. Gli aghi per capelli erano non solo funzionali, ma anche veri e propri oggetti di oreficeria.
La cosmesi dell’epoca ellenistica non si limitava ai cosmetici e agli strumenti di applicazione, ma comprendeva anche l’uso di profumi. Inizialmente legati a rituali religiosi e contesti sacri, i profumi divennero parte integrante della cura personale e furono considerati simboli di lusso. La loro produzione richiedeva tecniche elaborate, che prevedevano l’utilizzo di sostanze vegetali o animali, mescolate a oli profumati, spesso conservati in raffinati contenitori di ceramica, vetro o alabastro.
L’importanza della cura del corpo nella vita delle donne ellenistiche non va vista solo come un vezzo o una semplice vanità, ma come un aspetto profondamente connesso alla loro identità sociale. Il trucco e i profumi non erano solo un modo per abbellirsi, ma rappresentavano un linguaggio simbolico che esprimeva il ruolo della donna nella società. Attraverso l’uso di cosmetici, le donne ellenistiche affermavano la propria presenza pubblica e il proprio status, sfidando i limiti imposti dalla sfera domestica.
I reperti dei corredi ellenistici tarantini offrono uno sguardo su un mondo femminile complesso e sfaccettato, in cui bellezza, rituali e simboli di status si intrecciano, testimoniando un’evoluzione culturale nella percezione della cura del corpo, connessa non solo alla vita terrena, ma anche al passaggio nell’aldilà.
Pisside in piombo – II secolo a.C.
Da Taranto, via Lupoli, 1961.
Primo piano, Sala XXII, vetrina 59A, 4.1.
La collezione archeologica del MArTA rappresenta un ricchissimo scrigno di testimonianze relative all’antica Taras e alla sua posizione all’interno di circuiti di contatto che travalicano gli stessi mondi greco, magnogreco, italico ed apulo. Chiari esempi di questa ampiezza di relazioni, sia economiche che culturali, sono tre peculiari reperti esposti in vetrina 33, nella sala IV del secondo piano del Museo. Databili alla prima metà del V sec. a.C., nonostante manchino del tutto i dati relativi al loro contesto di rinvenimento, anche se risulta ipotizzabile una loro provenienza dalla necropoli di età classica, i tre oggetti in questione ci sono giunti in stato frammentario, ma non tale da inficiarne l’identificazione delle forme e delle particolari iconografie, e i relativi significati che veicolano. Si tratta di vasi di produzione attica che si distinguono in maniera netta dalla tipica produzione vascolare a figure rosse del periodo. Infatti, i primi due esemplari sulla sinistra appartengono alla classe dei cosiddetti vasi plastici dalla conformazione a testa di africano (ne esistono anche a testa femminile, di menade, di sileno, o bifronti), mentre il reperto sulla destra è un piatto a fondo bianco, decorato anch’esso con l’immagine intera di un uomo africano.
Ma come mai, in ambito greco e magnogreco, ritroviamo iconografie e forme vascolari che esulano dalle classiche forme e riportano iconografie non convenzionali? I due vasi plastici sono pertinenti, come si evince dalle dimensioni e da alcuni confronti con esemplari integri (Musei Vaticani, British Museum, MET), a forme vascolari connesse al simposio e al banchetto, e in ultima analisi alla figura di Dioniso nell’oltretomba, largamente diffuse nei corredi funerari greci: l’uno ad un kantharos, a giudicare dalla lacuna all’altezza dell’orecchio sinistro sul quale doveva innestarsi una delle anse; l’altro ad una oinochoe. Invece, il piatto a fondo bianco è decorato con l’immagine intera di un uomo africano vestito in abiti orientali, stante in piedi dinanzi ad un louterion (bacino lustrale), affiancato da due iscrizioni che riportano il termine ΚΑΛΟΣ.
Da ciò si desume che i greci avessero conoscenza diretta del mondo africano, in particolare delle etnie nilotiche della Nubia mediante l’Egitto faraonico, almeno a partire dall’VIII-VII sec. a.C., testimoniata dall’estremo naturalismo nella resa dei volti dei due vasi plastici in questione. Tutto ciò è riflesso sia nella mitologia che negli eventi storici. Infatti, l’Iliade racconta di Memnone, re etiope (ovvero nubiano), figlio di Eos, alleato dei troiani; oppure il mito racconta di Busiride, re d’Egitto, ucciso da Eracle al ritorno dal giardino delle Esperidi. Storicamente, il contatto diretto con il mondo nubiano è attestato da numerosi elementi: in primo luogo, la presenza di un emporio ellenico nel Delta del Nilo, ovvero Naukratis, sorto e sviluppatori nel corso del VII-VI sec. a.C. durante la XXVI dinastia egizia; inoltre, lo stesso Erodoto, nelle sue Storie, riferisce di una spedizione egiziana guidata dal faraone Psammetico II contro il regno di Nubia (attuale Sudan del Nord), avvenuta nel 592 a.C., il cui esercito era composto anche da mercenari greci, carii e fenici, e che portò alla distruzione della capitale nubiana Napata. Lo stesso esercito persiano di Serse, all’epoca delle guerre persiane, tra i vari reparti, comprendeva contingenti di arcieri nubiani, così come testimoniato dalla raffigurazione in rilievo di una delegazione nubiana su una delle scalinate di accesso all’Apadana di Persepoli. Tutto ciò permette di comprendere come e quanto i greci avessero diretta conoscenza diretta del mondo nilotico e nubiano, potendo ipotizzare anche la stessa presenza di schiavi o mercenari provenienti da quelle aree nell’Atene del V sec. a.C.
Il naturalismo dei tratti somatici dei volti dei due vasi plastici in questione e la stessa resa stilistica del volto di profilo del nubiano sul piatto a fondo bianco, oltre a rimandare ai rilievi di Persepoli prima citati del VI-V sec. a.C., rinviano anche ad iconografie provenienti direttamente dal regno di Nubia, come ad esempio i bassorilievi che raffigurano la coppia reale meroitica, Natakamani e Amanitore, sul pilone del tempio di Apedemak a Naqa, in Sudan, del I sec. d.C.
Il fatto che tre oggetti di produzione attica così particolari si ritrovino a Taranto è prova di una certa predisposizione all’attrazione per tematiche culturali esotiche da parte di una determinata committenza della colonia spartana, peraltro continuativa nel tempo a giudicare da alcuni orecchini in oro e granato a conformazione di testa di africano/nubiano del II sec. a.C., anch’essi esposti in Museo (vetrina 39, SALA XIX, primo piano). La città magnogreca, dunque, risulta essere perfettamente inserita nel sistema di circuiti di scambio, sia economici che culturali, di scala mediterranea per tutto il corso della sua storia antica.
N. 2 frammenti di vasi plastici attici (inv. 4423, 4572) – 500-450 a.C.
Da Taranto, senza ulteriori dati di rinvenimento.
Secondo piano, Sala IV, vetrina 33, 9.1-2.
Piatto attico su fondo bianco (inv. 4424) – 475-470 a.C. circa.
Da Taranto, senza ulteriori dati di rinvenimento.
Secondo piano, Sala IV, vetrina 33, 10.1.
Grazie ai contatti con i mercanti e gli artigiani micenei la metallurgia assunse un peso sempre maggiore: si affermò l’uso della lega di rame e stagno per produrre il bronzo, con un costante aumento della quantità e della qualità degli oggetti prodotti.
I metallurghi erano artigiani specializzati dediti a tempo pieno a tale attività, potevano essere itineranti e prestare il proprio lavoro spostandosi da un centro all’altro.
In Puglia non ci sono giacimenti metalliferi, infatti nelle fasi più antiche dell’Età del Bronzo i metalli probabilmente arrivavano dall’Italia centrale (Toscana). Successivamente la rete dei contatti si ampliò e i metalli arrivarono da varie regioni dell’Italia settentrionale e meridionale.
Per le fasi più antiche gli oggetti in metallo giunti fino a noi provengono prevalentemente da ripostigli ossia depositi di oggetti in metallo interpretabili come forme di tesaurizzazione di beni preziosi o scorte di materiale da rifondere di proprietà di fabbri itineranti.
La matrice a due valve in bronzo proviene proprio da un ripostiglio rinvenuto nel 1872 a Manduria (TA), tra le masserie Li Strazzati e Sinfarosa dove venne recuperato casualmente dal sig. Pietro Oronzo Pasanisi insieme ad un ricco ripostiglio di oggetti in bronzo che in buona parte andò disperso. Alcuni dei reperti superstiti furono acquistati nel corso del ‘900 dal Museo di Taranto dove sono tutt’oggi conservati. Tra questi vi è la matrice bivalve nella quale veniva colato il metallo fuso per produrre manufatti metallici, asce ad occhio nello specifico, ossia munite di foro passante per l’impugnatura.
Il reperto rappresenta non solo una testimonianza delle attività produttive metallurgiche nel periodo a cavallo tra il Bronzo finale e la prima età del Ferro (1100 – 800 a.C.), ma anche un indicatore di contatti commerciali necessari per reperire le materie prime (rame e stagno) non disponibili localmente.
Allestimento: Secondo piano, Sala II, Vetrina 7B, n. 4.9. Cronologia: Bronzo Finale – Prima età del ferro (1100 – 800 a.C.). Luogo e data di rinvenimento: Manduria (TA), tra masseria ‘Li Strazzati’ e masseria ‘Sinfarosa’, 1872. Dimensioni: altezza 20 cm; larghezza 10 cm; profondità 4.6 cm. Materiale: bronzo.
Bibliografia: M.A. Gorgoglione, S. Di Lernia, G. Fiorentino, L’insediamento preistorico di Terragne (Manduria, TA): nuovi dati sul processo di neolitizzazione nel Sud-Est italiano, Manduria 1995, pp. 4-5.
Il Premio Internazionale “Satyrion per l’Archeologia”, è il riconoscimento all’impegno e al valore scientifico di chi, attraverso l’archeologia, ha nobilitato la storia dell’antica colonia spartana, partendo dal luogo di attracco dei Partheni.
Si tratta di una manifestazione dall’alto profilo culturale, a cui il Museo archeologico nazionale di Taranto offre il suo più convinto sostegno e che vede coinvolti partner istituzionali e scientifici locali e nazionali.
La XXV edizione del Premio sarà presentata ufficialmente lunedì 9 settembre alle ore 11.00 nella sede della Soprintendenza Nazionale al Patrimonio Culturale Subacqueo, nell’ex Convento di Sant’Antonio a Taranto.
La cerimonia di assegnazione si terrà il 13 settembre alle ore 20.30 nel Castello Muscettola di Leporano.
I premi quest’anno andranno a Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia e a Francesca Radina, già direttore archeologo del Centro operativo per l’archeologia di Bari. Menzione Speciale per Christian Greco, direttore del Museo egizio di Torino.
Presentazione del volume:
I Greci in Messapia tra V e III secolo a.C.
Il tesoretto di Parabita nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Parabita 3 settembre, ore 19.
Sagrato Basilica Madonna della Coltura.
Interventi
Stella FALZONE | Direttrice MArTA – Taranto
“Il tesoretto di Parabita: la scoperta, il recupero, la valorizzazione”
Francesco D’ANDRIA Accademia dei Lincei
“Tesori mai visti”
Arcangelo ALESSIO | già Soprintendenza Archeologica della Puglia
“Le circostanze del rinvenimento”
Giuseppe SARCINELLI | Università del Salento
“Dare voce alle monete: il gioco dei dettagli nel tesoretto di Parabita”
Sarà, infatti, presentata martedì 27 agosto alle ore 11.30 nella sede della Sala Incontri del Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA, l’edizione 2024 del Premio Zeus – Premio Internazionale di Archeologia della Città di Ugento.
Un evento di respiro internazionale dedicato ad archeologi di fama mondiale, giovani ricercatori, esperti di valorizzazione e promozione, nonché specialisti nel restauro e divulgatori, nato sotto gli auspici di uno dei reperti più iconici del MArTA, che rappresenta da sempre il valore storico e culturale delle civiltà del territorio: lo Zeus di Ugento.
Il capolavoro della bronzistica tardo-arcaica (530 a.C. – Sala I MArTA) realizzato con la tecnica della fusione a cera persa, rinvenuto ad Ugento nel 1961, durante lavori di ampliamento di un’abitazione privata, è oggi il simbolo delle relazioni che le popolazioni indigene del Salento seppero instaurare con la vicina colonia spartana.
E in nome di queste relazioni che il premio torna ormai da alcuni anni ad animare il panorama culturale pugliese richiamando nel Salento alcuni dei nomi più importanti dell’archeologia di fama internazionale.
I nomi del premiati di quest’anno saranno comunicati nel corso della conferenza stampa di martedì. I riconoscimenti sono andate a personalità individuate dal Comitato Scientifico composto da Serena Strafella, soprintendente della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Brindisi e Lecce, dal direttore regionale della DRM (Direzione Regionale Musei) Puglia, Francesco Longobardi, da Stella Falzone, direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Maurizio Bisanti, della Fondazione Museo Civico di Rovereto (Area Archeologia), Umberto Croppi direttore di Federculture e da Giovanni Mastronuzzi, direttore del Dipartimento Beni Culturali dell’Università del Salento.
Alla conferenza stampa di martedì 27 agosto, parteciperanno Loredana Gianfrate, presidentessa della Società Cooperativa Imago concessionaria dei servizi culturali per il Comune di Ugento, Salvatore Chiga, Chiara Congedi e Massimo Lecci, rispettivamente sindaco, assessore alla cultura e vice-sindaco della Città di Ugento e la direttrice del MArTA, Stella Falzone.
Al termine della conferenza stampa la stampa e gli invitati saranno accompagnati nella Sala I del MArTA per ricevere la “benedizione” dell’edizione 2024 del Premio, da parte dello Zeus di Ugento.
La cerimonia di consegna dei riconoscimenti del Premio Zeus, invece, si svolgerà mercoledì 28 agosto, a partire dalle ore 20.30, nella suggestiva Piazza Duomo nel centro storico di Ugento (LE).
E’partita in questi giorni un’altra importante rivoluzione che riguarda l’esperienza di visita del Museo archeologico nazionale di Taranto.
Si tratta di una soluzione digitale che consente, grazie ad un software di ultima generazione, di poter visitare il MArTA grazie alla riproduzione e ascolto di un racconto registrato, che contiene informazioni di base, e anche approfondimenti che riguardano la collezione di reperti esposti negli oltre 6mila metri quadri del museo tarantino.
L’installazione delle audioguide rientra pienamente negli obiettivi che ci siamo posti come Museo: essere un luogo di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio, ma anche di inclusione, ispirazione e conoscenza. In questo senso l’audioguida è uno strumento di democrazia culturale che consente a tutti un approccio al museo in maniera diretta, coinvolgente, rispettando i tempi e i modi di ascolto di ogni visitatore – commenta la direttrice del MArTA, Stella Falzone – Il Museo diventa così una scoperta straordinaria anche per chi lo ha già visitato altre volte, e addirittura unica e quasi “intima” e “personale” per chi al MArTA ci entra per la prima volta. Un racconto destinato a meravigliare perché oltre ai pezzi iconici consente di scoprire storie suggestive o approfondimenti sui temi e le ricerche della collezione, focalizzando l’interesse su reperti a cui a volte non si presta la dovuta attenzione durante la visita.
Le audioguide del Museo di Taranto sono state progettate, inoltre, per offrire ai visitatori una maggiore flessibilità durante la visita, rendendo la collezione più comprensibile e apprezzabile. Il percorso, della durata di 120 minuti, illustra la collezione del Museo seguendo un ordine cronologico oltre che tematico, utilizzando un linguaggio immediato e comunicativo, che consente ai visitatori di esplorare il museo al proprio ritmo, senza la necessità di partecipare a tour di gruppo.
L’audioguida accompagna il visitatore in un percorso che, articolandosi in venticinque sale disposte su due piani, ripercorre la storia di Taranto e delle popolazioni indigene dalla Preistoria al Medioevo, attraverso quelli che sono i reperti più significativi della collezione.
Modalità di fruizione
Le audioguide del Museo di Taranto sono disponibili al bookshop in cinque lingue (italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese) al costo di 6 euro, e possono essere utilizzate in due modalità.
Il primo tipo di utilizzo è consentito attraverso il servizio di **AUDIOGUIDE CARD®**, attraverso il proprio smartphone (Android o iOS), senza necessità di installazione di APP. Il MArTA attualmente dispone di 9800 card monouso in carta riciclabile, ognuna con un codice di accesso unico, valido per un massimo di 9 ore.
In questo caso l’audioguida si attiva attraverso pochi passaggi: scansione del QrCode con la fotocamera del cellulare, caricamento dei contenuti audio (dopo questo passaggio si potrà proseguire offline) e avvio del tour.
Per chi fosse sprovvisto di cellulare di ultima generazione, si potranno attivare le audioguide con modalità tradizionale. Al MArTA sono già disponibili 20 apparecchi del modello Trend: un dispositivo con tastiera retroilluminata e standard, altoparlante integrato, alta autonomia di 100 ore, un display su cui poter selezionare i numeri delle tracce e avviare l’ascolto.
Il Museo archeologico nazionale di Taranto torna nuovamente sul podio delle destinazioni turistiche più apprezzate dai viaggiatori e si consacra tra le migliori “Attrazioni del Mondo” per TripAdvisor: l’importante portale statunitense, che comprende oltre 200.000 recensioni di hotel, attrazioni turistiche e più di 30mila dedicate alle destinazioni culturali e naturalistiche più belle del pianeta.
“Il TripAdvisor Traverlers’ Choice Award, conseguito per il quarto anno consecutivo, è la conferma del buon lavoro svolto in questi anni, da chi mi ha preceduto alla guida di questa importante istituzione, e da chi ogni giorno nelle sale espositive, tra gli apparati scientifici, tecnici e amministrativi, fino a quelli comunicativi e promozionali del Museo archeologico nazionale di Taranto – afferma la direttrice del MArTA, Stella Falzone – dimostra non solo di far bene il proprio lavoro, ma di amare questo museo così ricco e affascinante”.
Il Museo archeologico nazionale di Taranto celebra questo importante riconoscimento puntando alla riconferma per il 2024, considerato l’ampliamento dell’esposizione permanente e dei servizi, compresi quelli di bookshop e merchandising e l’importante lavoro di continua emersione dai depositi di reperti mai visti o poco conosciuti portati in esposizione nella vetrina di ingresso della Temporary Art.
I premi Travellers’ Choice celebrano le destinazioni preferite dai viaggiatori, sulla base delle recensioni e delle opinioni raccolte da viaggiatori e clienti di tutto il mondo su Tripadvisor in un periodo di 12 mesi.
Il premio Travellers’ Choice è un riconoscimento per le strutture, i luoghi e le attrazioni che ottengono costantemente recensioni eccellenti. I vincitori rientrano nel 10% dei migliori profili su Tripadvisor. Il premio Travellers’ Choice di Tripadvisor si rivolge a una selezione di destinazioni che dimostrano con costanza il proprio impegno nell’eccellenza del settore turistico e su basa sulla qualità e sulla quantità di recensioni e punteggi dei viaggiatori pubblicati sullo stesso portale internazionale.
Il VII Colloquio AIRPA (Associazione Italiana Ricerche Pittura Antica) si svolge dal 20 al 22 giugno 2024 presso gli Scavi di Ostia, nella Sala Cébeillac-Gervasoni.
Il Colloquio si pone come momento di riflessione sul tema della pittura parietale esposta in museo, con particolare riguardo ai musei di sito, in cui la relazione tra le opere pittoriche e i vicini contesti di provenienza (spesso fruibili dal pubblico) può determinare scelte allestitive e percorsi espositivi mirati.
La direttrice del MArTA, Stella Falzone, curatrice del Colloquio, interverrà il 20 giugno sul tema: Una pittura senza pareti: la pittura domestica nel Museo Ostiense.
Scarica il programma.
È il titolo dell’esclusiva mostra in occasione del Medimex2024, ospitata dal 19 giugno al 14 luglio al Museo archeologico nazionale di Taranto – MARTA.
Un racconto per immagini, attraverso 60 scatti, tra vita professionale e privata, di John Lennon e Yoko Ono.
Il fotografo Bob Gruen sarà presente, parteciperà mercoledì 19 giugno ad un incontro al MArTA di Taranto.
La mostra dialogherà con le migliaia di reperti in esposizione all’interno del Museo, luogo di tutela e di ricerca, centro di riferimento scientifico per la comunità archeologica internazionale, aperto al dialogo con il contemporaneo e con tutte le espressioni artistiche di ogni epoca.
La mostra racconta la collaborazione più importante del fotografo, ovvero quella con John Lennon e Yoko Ono. Poco dopo che la coppia si era trasferita a New York nel 1971, Bob Gruen divenne loro fotografo personale, oltre che amico, riuscendo così a documentarne, attraverso la sua macchina fotografica, immagini che li ritraevano sia nella vita professionale che in quella privata. Nel 1974, durante uno shooting con Lennon, Gruen suggerì all’ex Beatles di indossare la t-shirt bianca con la scritta New York City, che Gruen stesso gli aveva comprato in una bancarella per turisti circa un anno prima. Il risultato di quella sessione fotografica furono le oramai iconiche immagini di John Lennon, forse le sue foto più famose, mentre indossa la maglietta bianca – le maniche furono tagliate da Gruen stesso – con lo skyline della sua città adottiva sullo sfondo. Che fossero scatti di Lennon e Yoko mentre camminano insieme in un parco, oppure quelle incluse nel booklet del disco “Walls and Bridges”, o ancora Sean Lennon appena nato, Lennon davanti alla Statua della Libertà mentre fa il segno della pace, il lavoro di Gruen testimonia quasi dieci anni di vita di John e Yoko a New York, dopo lo scioglimento dei Beatles.
Con il risultato incoraggiante di oltre 33mila presenze nei primi quattro mesi dell’anno, il Museo archeologico nazionale di Taranto, si appresta a vivere la prossima domenica di apertura gratuita del MArTA.
Domenica 5 maggio torna, infatti, l’appuntamento con #domenicalmuseo, l’iniziativa del Ministero della Cultura, che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.
“Si tratta di una buona consuetudine che suona come una festa, una pratica di fruizione culturale, che speriamo nel tempo possa consolidarsi, facendo crescere i numeri di cittadini propensi ad un sempre maggiore approccio all’arte, alla cultura, all’archeologia” – dice la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone.
E i numeri da gennaio ad oggi confermano il trend di crescita delle presenze all’interno al polo museale tarantino.
“La crescita è costante – spiega ancora la direttrice, Stella Falzone – ma pensiamo ci siano ancora ampi margini di crescita, considerato l’imminente stagione estiva ma anche l’ampliamento dell’offerta, che in questi mesi ci vede al lavoro verso la definitiva realizzazione della nuova esposizione delle collezioni permanenti, e per l’affidamento del servizio caffetteria”.
Costante la presenza di turisti stranieri e massiccia l’adesione delle scuole provenienti da tutta la regione.
Il Museo archeologico nazionale di Taranto, domenica 5 maggio sarà aperto per l’intera giornata dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso consentito alle ore 19.00). L’ingresso è gratuito.
Nella stessa giornata sarà possibile prenotare anche attività di visite guidate a pagamento a cura della società Aditus, concessionaria per i servizi aggiunti del MArTA.
Per l’acquisto dei ticket d’ingresso o l’acquisto di ulteriori visite guidate puoi cliccare qui.
È stato firmato oggi, a Roma, al Ministero della Cultura, un protocollo d’intesa tra il MiC, la Regione Puglia e il Comune di Taranto per l’organizzazione e la gestione stabile della rassegna artistica culturale internazionale “Biennale italiana del Mediterraneo”, che si terrà nel capoluogo tarantino.
Al centro dell’intesa la promozione e la valorizzazione strutturata della città di Taranto attraverso la cooperazione interistituzionale e il superamento della frammentarietà delle iniziative in ambito culturale.
Il protocollo è stato firmato dal Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, dal Sindaco del Comune di Taranto, Rinaldo Melucci e dalla delegata per la Regione Puglia, Bianca Bellino. In video-collegamento il Presidente della Regione, Michele Emiliano. Presenti, tra gli altri, il Capo di Gabinetto del MiC, Francesco Gilioli; il Direttore generale Creatività Contemporanea del MiC, Angelo Piero Cappello e la direttrice del museo MarTa di Taranto, Stella Falzone.
Nell’accordo si evince il rapporto della città di Taranto con il mare e la propria identità derivante dalla posizione baricentrica nel bacino del Mediterraneo.
Il Ministero della Cultura, con la Regione e l’Amministrazione comunale riconoscono così l’interesse comune a intercettare e promuovere attività stabili, manifestazioni, nonché progettualità innovative nel campo delle arti e degli altri linguaggi della creatività contemporanea legati al mar Mediterraneo.
Tra gli obiettivi dichiarati anche la valorizzazione delle regioni italiane che si affacciano sul Mediterraneo, esaltando i profondi legami interculturali, interreligiosi, economici e commerciali con gli altri Paesi e le altre regioni dell’area, nonché il potenziamento e la promozione della ricerca, sostenendo i talenti e le eccellenze italiane nel campo dell’arte, dell’architettura, della fotografia, del design e della moda.
“Il progetto della Biennale del Mediterraneo è fondamentale per le nostre politiche culturali perché noi pensiamo che la cultura debba essere diffusa su tutto il territorio e che il Mezzogiorno d’Italia possa rappresentare una straordinaria occasione di sviluppo socio-economico. Taranto è una città che ha una grande storia nel suo dna e una vocazione innata alla cultura. Si tratta solo di organizzare infrastrutture culturali moderne ed efficaci. La Biennale del Mediterraneo si candida ad essere un grande attrattore capace di guardare a tutta l’area del Mediterraneo e all’Africa. Da parte mia ci sarà il massimo impegno e impulso su questo progetto”, ha affermato il Ministro Sangiuliano.
“La Biennale del Mediterraneo – ha dichiarato il presidente Emiliano – sarà una pietra miliare della rinascita di Taranto. Il progetto era pronto da tempo, ma senza il contributo del ministro Sangiuliano non lo avremmo attualizzato così rapidamente. Grazie ai tanti progetti realizzati in questi anni, la città ha cominciato a riscrivere la propria storia e molto presto riusciremo a parlarne non più come di una città con problemi ambientali e di lavoro, ma anche e soprattutto come di una delle capitali culturali ed economiche del Mezzogiorno, dell’Italia e del Mediterraneo. Del resto, questo destino è impresso nella storia prestigiosa della città. Taranto è il simbolo della perseveranza e di una Puglia che non molla mai”.
Per il sindaco Melucci: “In continuità con il nostro programma di riconversione economica, di rigenerazione urbana e di valorizzazione delle nostre antiche radici, abbiamo gettato le basi per promuovere nell’area del Mediterraneo il ruolo di Taranto quale polo culturale, poiché riteniamo che proprio la cultura possa essere una leva importante per il cambiamento economico. Desideriamo dare della nostra città, che sta vivendo un fermento positivo in più campi, un’immagine diversa, emancipata dalla monocultura industriale, non solo attraverso interventi di recupero e promozione del prezioso patrimonio storico-artistico posseduto, ma anche attraverso il supporto ad iniziative di ricerca e sviluppo nel campo delle arti, dei linguaggi della creatività contemporanea e delle nascenti industrie innovative che la città ospita. La rassegna avrà tra i suoi obiettivi, non solo quello di esaltare i profondi legami interculturali, interreligiosi, economici e commerciali con gli altri Paesi dell’area, ma anche intercettare, elaborare, valorizzare e diffondere le nuove tendenze della creatività contemporanea nel Mediterraneo di tutte le forme di arte: da quella performativa alla fotografia; dalla moda all’architettura; dal cinema al design”.
Simone Cristicchi firma “Kybalion”
Il nuovo quadro sonoro del Museo archeologico nazionale di Taranto
Martedì 23 aprile alle 12.30, nel Museo archeologico nazionale di Taranto, la presentazione di “Kybalion”, il titolo del “quadro sonoro” composto dal Maestro Simone Cristicchi. Si tratta della terza installazione all’interno del MArTA, dopo quelle realizzate dal Maestro e Premio Oscar, Dario Marianelli, e dal cantautore Achille Lauro. Altri “quadri sonori” installati in città sono stati composti e diretti dal Maestro Remo Anzovino (Concattedrale Gran Madre di Dio), dal Maestro John Rutter (Cattedrale di San Cataldo) e dal Maestro Giovanni Sòllima (Castello aragonese).
All’incontro con i giornalisti erano presenti lo stesso compositore, la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone, e il direttore dell’Orchestra della Magna Grecia, Piero Romano.
«Ho composto l’opera Kybalion dedicata alla Collezione Ricciardi – spiega Simone Cristicchi – lasciandomi ispirare dall’atmosfera dei suoi affascinanti dipinti; l’iconografia sacra presente sulle tele mi ha dettato una musica di atmosfere rarefatte, melodie malinconiche e imponenza orchestrale: la musica e il sacro, come unite da identica intenzione, hanno la capacità di elevare l’animo umano, agendo direttamente con le nostre cellule cerebrali, al fine di “trasumanar”, di andare oltre l’umano, di sperimentare la Grazia e l’Oltre, laddove il Tutto si dipana nello spazio e nel tempo, informando di sé il nostro esistere eterno».
«La musica, come l’arte, anche quella che viene dal passato, hanno un potere comune: quello di travalicare il presente e trasportarci quasi in un’altra dimensione. Il progetto dei “Quadri Sonori” dell’Orchestra della Magna Grecia ha proprio questo potere: rendere immortale e perenne, oltre l’oggi, l’arte e la cultura – commenta la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone – La sensibilità del Maestro Cristicchi è, inoltre, una garanzia di quello che lui stesso chiama l’”oltre”. Una visione quasi microscopica e dettagliata del rapporto tra il suono e le opere che lo hanno ispirato. Tra queste vale la pena ricordare le opere di Luca Giordano , Francesco Solimena, Rutilio Manetti, Francesco De Mura e Paolo De Matteis».
«Con il quadro sonoro di Simone Cristicchi si completa un percorso – dice il Maestro Piero Romano, Direttore artistico dell’Orchestra Magna Grecia – studiato con la Direzione del Museo archeologico MArTA di Taranto, con lo scopo di offrire ai visitatori, per ciascun piano, un’opera originale; “quadri” di estrazione culturale, esperienza artistica completamente distanti fra loro: dopo Achille Lauro e Dario Marianelli, ecco la visione artistica di Simone Cristicchi dedicata alla Collezione di Monsignor Giuseppe Ricciardi. Questo “quadro” assume il valore di un omaggio alla devozione culturale, all’interesse della propria comunità, invitando a una cultura rispettosa dell’identità umana. La collezione Ricciardi è nel Museo per volontà dello stesso Monsignore, che espresse questo desiderio in punto di morte. Una collezione della quale fanno parte quadri estremamente importanti. Narrare la visita della Collezione collocata al secondo piano del Museo, attraverso la musica di Simone Cristicchi, è per tutti noi motivo di grande soddisfazione. Grazie all’azione coordinata con il Museo archeologico, sono orgoglioso di poter annoverare nel patrimonio artistico della città di Taranto un’altra opera esclusiva. Infine, un particolare ringraziamento al Maestro Valter Sivilotti, che ha rivestito un ruolo importante nell’aver arrangiato e diretto questo “quadro sonoro”».
«Collaboro con Cristicchi dal 2011 – spiega il Maestro Valter Sivilotti – con lui, negli anni, ho sviluppato una grande sintonia; a proposito di “Kybalion”, Simone mi ha inviato una composizione che ho amato subito; affascinanti spunti melodici sui quali ho costruito la partitura per l’Orchestra della Magna Grecia: è una composizione molto suggestiva che presenta movimenti cantabili, a tratti struggenti, con un pathos molto elegante; l’elemento romantico dell’opera si contrappone a una parte centrale, molto ritmica, anche questa di grande suggestione, fino alla conclusione con la ripresa del tema iniziale».
«I tre movimenti musicali di cui di “Kybalion” si compone – conclude Cristicchi – rappresentano i tre gradi della grande Opera Alchemica di purificazione, attraverso la quale gli antichi alchimisti raggiungevano l’elevazione spirituale trasformando la materia informe in oro, metafora del processo di chiarificazione della mente disordinata. L’arte figurativa e la musica, in uno sposalizio che trascende le forme, divengono così metafora di ricerca esistenziale, in grado di traghettare l’essere, laddove le parole non possono arrivare».
Risale al pomeriggio di sabato 30 settembre dello scorso anno, la visita al Museo di Cristicchi, che nell’occasione aveva già indicato ai giornalisti presenti le prime anticipazioni sul “quadro sonoro” in via di realizzazione.
Simone Cristicchi, dopo anni di successi teatrali, con centinaia di migliaia di spettatori e “sold out” ripetuti, ha incantato il pubblico del Festival di Sanremo 2019 con la straordinaria poesia in musica “Abbi cura di me” aggiudicandosi il “Premio Sergio Endrigo” alla miglior interpretazione e il “Premio Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale. Dopo l’esperienza sanremese, il ritorno sui palchi musicali di tutta Italia con un concerto speciale, concomitante alla pubblicazione dell’album “Abbi cura di me”, prima raccolta dei suoi più noti e amati brani, fra questi, oltre alla stessa “Abbi cura di me”, troviamo “Ti regalerò una rosa”, “Studentessa universitaria”, “La prima volta (che sono morto)”, “Meno male”, “Vorrei cantare come Biagio”, “L’Italia di Piero”, “Che bella gente”.
Cristicchi è un artista profondo e imprevedibile: musicista, attore e autore teatrale, scrittore, oltre che direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo. Tutte le sue sfaccettature prendono forma in una alchimia di parole, immagini, canzoni e racconti.
La Collezione Ricciardi del Museo archeologico nazionale di Taranto
La collezione comprende un’icona bizantina, ascritta tra la fine del XV e gli inizi del XVI sec., che riproduce il tipo della Vergine Odegitria, una lastra in zinco recante un’Addolorata piangente dipinta ad olio, databile al XVI-XVII sec. e diciotto quadri realizzati ad olio su tela, inquadrabili cronologicamente tra il XVII ed il XVIII sec., raffiguranti soggetti sacri. Molte opere sono riconducibili alla scuola napoletana di Andrea Vaccaro (Il Redentore, Amore dormiente), Luca Giordano (Transito di san Giuseppe, Adorazione dei Pastori, Strage degli innocenti), Francesco Solimena (La Maddalena), Paolo de Matteis (Addolorata) e Francesco De Mura (Profeti); di autore ignoto sono invece La Maddalena penitente e il Cristo all’orto. I quadri più tardi (Addolorata tra i santi Nicola e Barbara, Deposizione) sono stati attribuiti al pugliese Leonardo Antonio Olivieri di Martina Franca. A produzioni centro-settentrionali rimandano invece la Santa Cecilia che suona l’organo, del senese Rutilio Manetti, la Circoncisione, copia di autore ignoto dell’opera dell’urbinate Federico Barrocci, ed il Martirio di san Sebastiano, che riproduce un analogo soggetto di Guido Reni.
Nei concerti con l’Orchestra della Magna Grecia, un pensiero rivolto ad Antonio Cosimo Stano. «“Ti regalerò una rosa” è l’esempio, il mio manifesto: raccontare una storia e mettere al centro chi non ha voce, chi è privo di visibilità, in questo caso gli emarginati; ognuno di noi potrebbe cadere nella follia da un momento ed è proprio questo che ci spaventa nella malattia mentale. Trovo interessante utilizzare il palcoscenico, mettere in luce queste realtà di cui poco si parla e dire “Esiste Antonio Cosimo Stano!”, uno dei miei “santi silenziosi”, a volte agnelli sacrificali che muoiono per risvegliarci. Nei miei concerti dedico spesso questa canzone all’anziano disabile picchiato selvaggiamente a Manduria, che il caso ha voluto si chiamasse proprio come il protagonista di “Ti regalerò una rosa”: mi piace pensare a Cosimo come al protagonista di questo brano, che vola finalmente libero, ora che ha fregato tutti trasferendosi in un’altra dimensione».
Oggi nella sede del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, si è svolta la conferenza stampa della direttrice del MArTA, Stella Falzone. “Avevo promesso che ci saremmo rivisti quando ci fossero state importanti novità da comunicare e quindi oggi mantengo la promessa” – ha detto la direttrice, presentando in anteprima le nuove proposte allestitive che riguardano l’istituzione museale tarantina. “In realtà – spiega – chi in queste settimane è venuto al MArTA, i cambiamenti li ha già potuti notare da vicino, ma, come scelta di stile, abbiamo preferito lasciare in disparte la comunicazione, per non sovrapporci all’importante momento di ritualità e spiritualità che vive la città durante la Settimana Maggiore”.
Terminate le feste, e con l’importante dato di affluenza di 5.159 visitatori tra la Domenica delle Palme e la scorsa domenica 7 aprile, la direttrice ha voluto incontrare la stampa per dettagliare più nello specifico il lavoro in progress che si sta realizzando all’interno del MArTA, per rendere il museo tarantino sempre più attrattivo e interessante. “Innanzitutto presentiamo un progetto che restituisce luce, dopo anni di buio, ai tesori nascosti del MArTA – afferma Stella Falzone – Si tratta della Temporary Art, un contenitore fluido, in uno spazio dinamico come la hall di ingresso del Museo, che ciclicamente porrà in esposizione alcuni dei circa 6mila reperti custoditi nei nostri depositi”.
È un’opera di riemersione che sottolinea la ricchezza di questo sito che da Viola in poi ha saputo raccogliere, custodire e preservare ciò che senza il MArTA si sarebbe potuto perdere, finendo per alimentare il mercato illegale che dalla fine dell’800 agli inizi degli anni ‘90 ha caratterizzato la ricerca archeologica in Puglia. In questo nuovo spazio espositivo anche la community del MArTA potrà diventare protagonista grazie allo “Scelto da voi”. Ogni mese infatti, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto proporrà una selezione di alcuni reperti dei depositi, e il più votato dal pubblico conquisterà uno spazio da protagonista nelle vetrine di ingresso della Temporary Art. Nell’ottica dell’arricchimento delle collezioni rientra anche il progetto in fase di completamento dell’Art in Progress, che di fatto propone nell’esposizione permanente (con circa 16mila reperti – ndr) anche manufatti in oro che erano conservati nei depositi, e ricolloca al centro dei percorsi e alla pubblica fruizione importanti testimonianze archeologiche riportate in patria dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC). Tra questi anche il famoso cratere a volute con scene d’Oltretomba restituito dal Paul Getty Museum di Malibù (320 a.C. circa) e ora esposto al I piano del Museo accanto al Cratere del Pittore di Dario (foto in allegato). L’altra novità importante che riguarda l’esposizione sarà quella che pone in risalto la valenza internazionale del MArTA.
“Attualmente almeno 100 reperti del Museo Archeologico Nazionale di Taranto sono in importanti esposizioni in Cina, America Latina e in mostre in Italia e in Europa – dice Stella Falzone – Si tratta di ambasciatori del nostro patrimonio e del territorio di cui andare particolarmente fieri”. I cartelli “Reperti in viaggio” esposti nelle vetrine testimoniano i percorsi di cultura che il MArTA è in grado di segnare, riportando al centro dell’attenzione internazionale anche l’importante attività di scambio con altri territori e altre culture. Tra le novità presentate ufficialmente stamattina anche gli spazi già allestiti del MArTA Caffè. Ieri si è chiusa la fase della manifestazione d’interesse per gli operatori commerciali che potranno prestare questo servizio – commenta la direttrice – e contiamo, pertanto, nei prossimi mesi di arrivare all’assegnazione di questo spazio caffetteria, dove arte e gusto si fondono per una nuova experience multisesoriale che migliorerà anche la stessa fruzione del museo.
I tesori del MArTA sono apprezzati da tutti e sono esposti nelle mostre più importanti nazionali e internazionali.
La testa di Atena è attualmente esposta presso il Museo Archeologico Antonino Salinas a Palermo per la mostra Sicilia//Grecia//Magna Grecia.
Testa in marmo – prima metà del V secolo a.C.
La testa di Atena è scolpita in marmo e ha un volto ovale con grandi occhi, labbra piene e una fronte a forma di pelta che trasmette un senso di grande solennità. Indossa un elmo di tipo corinzio, con le parti frontali probabilmente realizzate a parte in altro materiale, come suggerisce il tassello rettangolare al centro della testa. Ci sono anche tre fori nella zona temporale, pensati per l’inserimento di ciocche di capelli fatti di bronzo dorato. La testa presenta quindi una doppia lavorazione secondo il modello della tecnica dell’acrolito.
Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, terminati i lavori di realizzazione e di allestimento della caffetteria, ha avviato una manifestazione d’interesse per l’affidamento in concessione del servizio dalla stessa, sita al piano terra del Museo, che avrà la durata di un anno.
Si invitano gli operatori economici interessati a prendere visione della documentazione predisposta nella sezione dedicata.
I tesori del MArTA sono apprezzati da tutti e sono esposti nelle mostre più importanti di tutto il mondo.
Questa statuetta è attualmente esposta al Maritime Museum di Guangzhou (Canton, Guangdong – Cina) – Mostra “I Doni degli Dei. Apulia Felix tra Greci, Indigeni e Romani”.
La statuetta in terracotta policroma del III sec a.C., rappresenta una figura femminile avvolta completamente, sino al collo, da un ampio himation (mantello), che le copre il braccio destro la cui mano stringe sul petto il vestito. I capelli, bipartiti sulla fronte, sono tenuti da un fazzoletto dipinto in bianco e fermati da un diadema a nastro tra i capelli, in lamina d’oro.
La pettinatura termina sul retro a “rotolo”. Le tonalità rosa e lavanda del mantello potrebbero ricordare le varianti cromatiche della porpora tarantina.
È terminata la scorsa domenica 29 ottobre, con il concerto live di Alex Wyse, la rassegna “MUSICA FLUIDA”. Un format che ha previsto per cinque date di ottobre un’attività tematica all’interno del museo MArTA e un live di alcuni degli artisti più amati dalla Generazione Z.
Un successo che ha consentito a giovani cantautori e gruppi musicali di farsi ispirare da tanta bellezza e contemporaneamente a molti più giovani spettatori di accrescere la loro cultura.
Mi ha affascinato l’idea che tanti anni fa gli uomini siano stati in grado di realizzare oggetti così belli e raffinati – ha detto Alex Wyse, nome d’arte di Alessandro Rina, giovane cantautore italiano che conta oltre 60milioni di streaming sulle piattaforme digitali e volto conosciuto di Amici 2022.
Stregata dal MArTA anche Clara, la cantautrice 24enne conosciuta sul piccolo schermo anche per il ruolo di Giulia nella fiction cult per i teenagers “Mare Fuori”, e che per MUSICA FLUIDA si è esibita al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, lo scorso 18 ottobre.
Questi gioielli e ornamenti per la testa sono meravigliosi – dice – ed è bellissimo anche per noi artisti poter cantare dentro un museo e invito tutti a venirci perché è bellissimo.
Inviti alla fruizione museale arrivati da vere e proprie star dei social e della comunicazione digitale.
Prima di Alex Wyse e Clara al MArTA avevano registrato il tutto esaurito anche i concerti di Angelina Mango, Alfa e i Colla Zio.
La mostra “Forme e Colori dell’Italia Preromana. Canosa di Puglia”, a cura del direttore generale Musei Massimo Osanna e del direttore regionale Musei Puglia, Luca Mercuri, dopo il successo dell’esposizione al Museo Nazionale di Belle Arti di Santiago del Cile, fa tappa nella Sala Roma dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires.
Fino al 2 febbraio 2024, (prossima tappa l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico fino ad agosto 2024 – ndr) il pubblico potrà apprezzare incredibili reperti archeologici originali preromani appartenenti alla cultura Dauna (IV e II secolo a.C.). Armature, ceramiche, gioielli, ornamenti ed altri importanti reperti archeologici provenienti dalle colonie greche arrivate in Puglia prima della dominazione romana saranno esposti nella Sala Roma dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, racconteranno i tratti peculiari della cultura dei Dauni, attraverso materiali archeologici provenienti da uno dei principali centri della regione, l’area di quella che oggi è Canosa di Puglia.
Qui, tra il IV e il II secolo a.C., i cosiddetti principi, personalità ai vertici delle elite locali, venivano sepolti in tombe di famiglia, scavate nel tufo locale, gli ipogei, con ricchi corredi funerari che ostentavano, davanti alla comunità, il loro status economico e culturale.
I pezzi selezionati provengono in gran parte dai depositi del Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia e del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), ma anche dai depositi della Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Foggia e Barletta-Andria Trani, del Museo Archeologico di Santa Scolastica e della Soprintendenza Nazionale per i Beni Culturali Subacquei con sede a Taranto.
La realizzazione di questa straordinaria mostra si inserisce nell’ambito del programma di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale italiano all’estero denominato Il racconto della bellezza, frutto della collaborazione congiunta tra la Direzione Generale dei Musei del Ministero della Cultura (MIC) e la Direzione Generale della Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), rete di cui fanno parte gli Istituti Italiani di Cultura.
Tra i capolavori custoditi all’interno della collezione Ricciardi da segnalare vi è certamente “L’Addolorata”di Paolo De Matteis (Piano del Cilente, 1662 – Napoli 1728).
Il quadro appartenente all’iconografia sacra di XVII-XVIII secolo, appartiene all’importante collezione donata da Mons. Ricciardi nel 1907.
Nel quadro di De Matteis, come descritto nel Vangelo di Luca, la Vergine ha un pugnale che le trafigge vesti e cuore. Il volto è dolente e in lacrime, ma le mani e le braccia sono protese e aperte ad indicare la rassegnazione e la accettazione del volere di Dio. Quattro cherubini disposti sui due lati della tela sembrano partecipare al dolore con i visi fortemente espressivi.
È evidente il senso patetico della scena ma nello stesso tempo la sua composizione estremamente sobria, realizzata con una tavolozza di colori sfumati dal bruno al rosso della veste dell’Addolorata, cui fa da unico elemento di contrasto il cupo azzurro del mantello.
La tela è giunta al Museo di Taranto attraverso la donazione della collezione dei quadri di Monsignor Giuseppe Ricciardi, vescovo di Nardò, che nel proprio testamento redatto nel 1907 lasciò diversi quadri direttamente al Museo di Taranto.
La collezione, visibile nel piano ammezzato del MArTA, comprende molti importanti dipinti della scuola napoletana e pugliese fra Barocco e Rococò.
Paolo De Matteis ha inoltre realizzato a Taranto intorno al 1713/1714 la decorazione del tamburo e della cupola del Cappellone di San Cataldo in Duomo la rappresentazione dei miracoli e la sua salita in cielo, accolto in piena gloria.
“E’ bello vedere come in questi musei ci sia questa volontà di avvicinare la Generazione Z alla cultura. Forse è un format che dovrebbero adottare anche altri musei di fama nazionale. È tutto molto bello perché la cultura, come l’arte, non muoiono mai e sono il nostro bagaglio”.
Parola di Andrea De Filippi, in arte ALFA, ventitreenne genovese ospite del MArTA nell’ambito della rassegna “MUSICA FLUIDA” e che con la hit estiva “Bellissimissima” ha ottenuto il doppio disco di platino. Al suo attivo più di 415 mila iscritti al canale Youtube e oltre 1.5 milione di follower su TikTok, ALFA conta oltre 511 milioni di stream sulle piattaforme digitali e oltre 160 milioni di views su Youtube. Le sue canzoni sono state condivise in oltre 500mila video su TikTok e i suoi ultimi video sono entrati ai vertici delle tendenze di YouTube.
Un altro successo per la rassegna andata sold out in tutti i suoi appuntamenti sinora e proposta dall’Orchestra della Magna Grecia, insieme alla direzione del MArTA e con il sostegno del MIC- Ministero della Cultura, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e della Provincia di Taranto
“In questa rassegna colpisce soprattutto l’emozione dei ragazzi – ha detto Claudia Lucchese, delegata alla guida del MArTA dal Direttore Generale Musei, prof. Massimo Osanna – Passeggiavamo tra le sale espositive con questo giovane artista e incontravamo i ragazzi e le ragazze suoi fans. Erano emozionatissimi. Speriamo che raccontino di questa loro esperienza al museo ai coetanei. Cambieranno probabilmente la percezione di questo luogo e si avvicineranno sempre di più alle nostre collezioni e alla loro storia. E allora potremo dire che abbiamo colpito nel segno”.
“Sento la responsabilità di un luogo che dovrò musicare e sono emozionato come lo sposo prima dell’incontro con la sposa, così parafrasando Dostoevskij dico che siamo noi che abbiamo il dovere di salvare la bellezza e non solo viceversa. Gli artisti lo devono fare recuperando anche lo spirito della musica, lo spirito dell’arte in generale che è libera dalle logiche del mercato, dai numeri e dalle classifiche”.
Così il maestro Simone Cristicchi ieri al Museo Archeologico Nazionale di Taranto per prendere contatto diretto con la Collezione Ricciardi, pinacoteca del MArTA a cui il noto cantautore romano dovrà dare “un’anima musicale”.
I “Quadri Sonori”, progetto originale e registrato dell’ICO Magna Grecia e del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, realizzato in collaborazione con il MIC, la Regione Puglia e il Comune di Taranto infatti riporta a Taranto un grande artista chiamato ad interpretare in musica un pezzo di patrimonio culturale e comporre così un “quadro sonoro” che diventerà parte integrante di quel luogo. Questo progetto è una tappa di un lungo percorso intrapreso dal Museo di Taranto verso un’apertura ulteriore all’esterno e alla comunità che lo ospita – dice Claudia Lucchese, delegata dal direttore generale Musei, prof. Massimo Osanna, alla guida del MArTA – I “Quadri Sonori” sono un ulteriore forma d’arte che contribuirà a rendere la fruizione delle collezioni permanenti del MArTA ancora più intima ed esclusiva.
Nella sua residenza artistica al MArTA, Simone Cristicchi è stato accompagnato dal maestro Maurizio Lomartire, tra i fondatori dell’ICO Magna Grecia e da Titti Aresta presidentessa dell’Orchestra omonima.
E’ per noi un grande onore tornare a lavorare con il maestro Cristicchi ed è per noi un grande onore continuare a sperimentare come abbiamo fatto in 30 anni di storia dell’Orchestra – sottolinea il maestro Lomartire.
Non a caso al Museo Archeologico Nazionale di Taranto ci sono già le installazioni dei “Quadri Sonori” del maestro Premio Oscar, Dario Marianelli e del cantautore Achille Lauro.
Gli altri quadri sonori sono quello del maestro Remo Anzovino realizzato per la Concattedrale Gran Madre di Dio del grande architetto Giò Ponti, e quello del Maestro John Rutter, realizzato per la Cattedrale di San Cataldo.
Torno volentieri in questa città che in qualche maniera mi è entrata nel cuore – ha detto ancora Simone Cristicchi – e non vedo l’ora di tornare qui con quest’opera esclusiva dedicata al Museo e alla città.
Nell’elaborazione del “Quadro Sonoro” Cristicchi ha già annunciato che si avvarrà della collaborazione del Maestro Valter Sivilotti.
Nella sua residenza artistica al MArTA, Simone Cristicchi guidato dalla direttrice Claudia Lucchese e dal personale AFAV ha conosciuto più approfonditamente la Collezione Ricciardi e poi ha visitato i piani delle collezioni permanenti.
La generazione Zeta la ama alla follia. E i ragazzi di Taranto non fanno eccezione. In poche ore è andato sold out l’appuntamento di mercoledì 4 ottobre al MArTA con la cantautrice Angelina Mango, che ha da poco annunciato l’uscita del nuovo singolo “Che to’ dic a fa’” il 6 ottobre ed è reduce dal successo estivo di “Ci pensiamo domani”, certificato doppio platino con oltre 30 milioni di ascolti su Spotify e 12 milioni di views su Youtube e dell’album “Voglia di vivere”, disco d’oro.
È il secondo di una serie di concerti rivolti ai giovanissimi inseriti nella rassegna MUSICA FLUIDA, promossa dall’Orchestra della Magna Grecia, insieme al MArTA e con il sostegno del MIC- Ministero della Cultura, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e della Provincia di Taranto. Un format, attività tematica nel Museo prima e live dopo, che vuole intrigare gli adolescenti, conducendoli alla scoperta delle meraviglie del Museo Archeologico Nazionale. Il ticket unico, al costo di dieci euro, comprende un percorso di circa 45 minuti nelle sale e poi l’incontro con l’artista e il concerto nella Sala Incontri.
Dopo questo appuntamento al MArTA, Angelina Mango sarà nuovamente in Puglia il 14 ottobre a Bari per una tappa del “Voglia di vivere tour”, il suo primo tour nei club che vede diversi appuntamenti già sold out e partirà il 12 ottobre da Napoli. Il programma di mercoledì 4 ottobre al MArTA prevede alle ore 16.00 l’ingresso, con visite guidate scaglionate. Alle 18.30 il concerto. Il biglietto comprende visita e concerto, non si potrà entrare al museo solo per assistere all’esibizione musicale. La conferenza stampa con l’artista è prevista per le 16.15. Gli appuntamenti con MUSICA FLUIDA, termineranno a fine ottobre.
Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, lo scorso 4 ottobre ha fatto il pieno di gioventù. Grazie alla rassegna MUSICA FLUIDA, promossa dall’Orchestra della Magna Grecia, insieme al MArTA e con il sostegno del MIC-Ministero della Cultura, della Regione Puglia e del Comune e della Provincia di Taranto, ha ospitato infatti la cantautrice Angelina Mango e oltre 100 giovanissimi appassionati e fun.
Si è trattato del secondo concerto della rassegna che propone un format nuovo: attività tematica nel MArTA prima e live nel Chiostro dello stesso dopo. Grazie al ticket unico i ragazzi e le ragazze hanno potuto fruire della doppia proposta culturale e incontrare direttamente Angelina Mango reduce dal grande successo estivo di “Ci pensiamo domani (disco platino con 30 milioni di ascolti su Spotify e 12 milioni di views su Youtube) e che ha da poco ha annunciato l’uscita del nuovo singolo “Che to’ dic a fa”.
Parlando del Museo di Taranto la Mango ha detto: “Mi ha stupito moltissimo. E’ stato bellissimo. Mi ha stimolato tanto e tutto ciò serve perché serve l’apertura mentale”.
Prossimi appuntamenti con MUSICA FLUIDA il 9 ottobre con Alfa, il 18 ottobre con Clara e il 29 ottobre con Merk & Kremont.
Sono 16 i dossier delle città e delle Unioni dei Comuni candidati per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026, pervenuti al Ministero della Cultura entro il termine previsto del 27 settembre 2023.
Le città sono Agnone (Isernia), con il progetto “Agnone 2026: fuoco dentro, margine al centro”, Alba (Cuneo) con il progetto “Vivere è cominciare. Langhe e Roero, un’altra storia”, Bernalda (Matera), con il progetto “Ascolto. Mondo, Conoscenza e Mistero”, Cosenza, con il progetto “Dai Sogni ai Segni”, Gaeta (Latina), con il progetto “Blu, il Clima della Cultura”, L’Aquila, con il progetto “L’Aquila Città Multiverso”, Latina, con il progetto “Latina bonum facere”, Lucca, con il progetto “Lucca 2026. Abitare la cultura”, Lucera (Foggia), con il progetto “Lucera 2026: Crocevia di Popoli e Culture”, Maratea (Potenza), con il progetto “Maratea 2026. Il futuro parte da un viaggio millenario”, Marcellinara (Catanzaro), con il progetto “L’Incontro nel punto più stretto d’Italia”, Rimini, con il progetto “Vieni oltre. Il futuro qui e ora”, Treviso, con il progetto “I Sensi della Cultura”, l’Unione dei Comuni Terre dell’Olio e del Sagrantino (Perugia), con il progetto “CulturaXBenessere”, l’Unione dei Comuni Valdichiana Senese (Siena), con il progetto “Valdichiana 2026, seme d’Italia” e l’Unione Montana dei Comuni della Valtiberina Toscana (Arezzo), con il progetto “Il Cantico delle Culture”.
Si svolgerà domenica 8 ottobre, nella Masseria Amastuola a Crispiano, l’appuntamento tarantino con la XX Giornata Nazionale, nonché II Giornata Europea degli Amici dei Musei.
Il tema scelto dalla FIDAM quest’anno è :“Paesaggio vissuto. Paesaggio rappresentato”, di grande attualità per il volontariato culturale, chiamato ad una mappatura di luoghi identitari per valutarne persistenze e trasformazioni.
All’appuntamento che si aprirà alle 9.30 con la relazione della prof.ssa Patrizia De Luca, presidente dell’Associazione Amici dei Musei di Taranto, prenderanno parte anche storici, archeologi ed esperti di paesaggio.
Si svolgerà dal 28 settembre all’1 ottobre 2023, nelle sedi del Dipartimento Universitario Jonico in via Duomo 259 e nelle sale del Castello Aragonese di Taranto, il 62° Convegno di Studi sulla Magna Grecia.
Tema di quest’anno sarà “Parthenope e Neapolis: nuovi dati e prospettive di ricerca”, con l’obiettivo di approfondire ulteriormente lo studio e la ricerca su Napoli anche grazie ai numerosi nuovi rinvenimenti archeologici.
L’argomento verrà illustrato attraverso una serie di relazioni e interventi, che saranno poi, come di consueto, pubblicati nei prestigiosi Atti.
La Mostra “Athenaion: tarantini, messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro“, ospitata all’interno delle sale del Museo Archeologico Nazionale di Taranto dal 20 dicembre del 2022 si arricchisce dell’atteso catalogo.
Il ruolo degli artigiani e degli artisti della pietra tarantini nella costruzione dell’antico tempio dedicato ad Atena nella località costiera salentina di Castro è stato illustrato nel volume che è stato presentato ufficialmente venerdì 22 settembre nella Sala Incontri del MArTA.
Alla presentazione del volume hanno preso parte Claudia Lucchese, delegata alla direzione del MArTA dal Direttore Generale Musei, prof. Massimo Osanna, Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo e il curatore della mostra, Francesco D’Andria, professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana per Unisalento.
Il prof. Francesco D’Andria ha relazionato, inoltre, su “Sull’ali dorate. Scoperte a Castro dopo la Mostra”.
Il 16 e 17 settembre prossimi torna a Taranto il “Dominate the water”, la competizione internazionale in acque libere ideata dal campione olimpico e del mondo Gregorio Paltrinieri.
Per il secondo anno consecutivo grandi nuotatori di tutto il mondo, infatti, si danno appuntamento a Taranto per la seconda tappa del circuito di nuoto che comprende anche Cattolica (Rimini), Mondello (Palermo) e Talamone (Grosseto). Al circuito a cui partecipano i più forti nuotatori italiani ed esteri, si accompagnano azioni di sostenibilità ambientale attraverso iniziative dedicate e di promozione culturale dei territori.
A tal proposito il Museo Archeologico Nazionale di Taranto ha stipulato un accordo con la Mediterraneo Sport Taranto, organizzatore della tappa tarantina, e consente l’ingresso degli atleti e dello staff di tecnici e accompagnatori con tariffe scontate.
I cantanti più amati dai ragazzi al MArTA per la rassegna di concerti e visite guidate MUSICA FLUIDA. Dal 15 settembre al 30 ottobre. Angelina Mango, Colla Zio, Alfa, Clara e Merk&Kremont. La musica più amata dai giovanissimi dal 15 settembre arriva al MArTA, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, grazie alla rassegna MUSICA FLUIDA, promossa dall’Orchestra della Magna Grecia, insieme alla direzione del MArTA e con il sostegno del MIC- Ministero della Cultura, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e della Provincia di Taranto. Un percorso culturale che parte dall’archeologia per concludersi con la musica.
Un format, “visita guidata + live successivo” che vuole intrigare il pubblico degli adolescenti conducendoli alla scoperta delle meraviglie del MArTA. I ragazzi saranno prima coinvolti in un percorso di 45 minuti all’interno degli spazi espositivi, tra gli Ori di Taranto e il complesso scultoreo di Orfeo e le Sirene, solo per citare due delle perle del museo. Poi, alle 18.30, si gusteranno il concerto. Si inizia venerdì prossimo, 15 settembre. Cinque gli appuntamenti, che termineranno a fine ottobre. Tutto ad un prezzo simbolico di dieci euro a biglietto, per favorire la fruizione, rendendo il format accessibile davvero a tutti. I biglietti saranno disponibili presso la sede dell’Orchestra della Magna Grecia, in via Giovanazzi 28 e online su Ticketsms. Per info 3929199935.
Questa mattina la conferenza stampa di presentazione della rassegna, nella sala incontri del MArTA. C’erano, in rappresentanza delle istituzioni, il sindaco e presidente della Provincia Rinaldo Melucci, l’assessore comunale allo Spettacolo, Fabiano Marti, il direttore artistico dell’Ico Orchestra della Magna Grecia, Piero Romano e Claudia Lucchese delegata alla direzione del Museo Archeologico Nazionale di Taranto dal Direttore Generale Musei, il prof. Massimo Osanna.
DICHIARAZIONI
MELUCCI: «Il MArTa, seguendo una strada tracciata in questi ultimi anni – ha commentato il sindaco e presidente Melucci – si apre a contaminazioni positive e incarna perfettamente il ruolo di moderno contenitore culturale che merita una città in transizione come Taranto. Offrire alle generazioni più giovani l’accesso a piattaforme culturali tradizionali, come un museo archeologico, attraverso stili musicali vicini alle loro inclinazioni, è un’esperienza che sentiamo di condividere, sostenere e replicare. La cultura è un bene da coltivare, prima ancora che da preservare, obiettivo impensabile senza il contributo di chi vivrà il futuro».
ROMANO: «Il nostro percorso da operatori culturali cerca di offrire un servizio alle nuove generazioni che possa rafforzare la conoscenza della tradizione e delle nostre origini in una perfetta simbiosi con la contemporaneità. Musica Fluida è un progetto che invita a vivere i luoghi iconici della cultura museale con grande apertura senza preconcetti e con spontaneità e rispetto».
OSANNA «È un obiettivo ambizioso quello di cogliere la fugace attenzione dei giovanissimi, che si muove in piena linea con il più ampio progetto di un museo come il MArTA, attento alla costruzione di un racconto sempre in costante rinnovamento e all’ampliamento del target di visitatori più tradizionale– afferma Massimo Osanna, Direttore Generale Musei e direttore avocante del Marta. –Il Museo è, oggi più che mai, chiamato ad aprirsi all’interazione e al l’interdisciplinarietà, all’impiego sapiente delle nuove tecnologie, nella perenne tensione verso l’offerta di una nuova esperienza di conoscenza e quindi verso il futuro del nostro patrimonio culturale e archeologico».
LUCCHESE: «Ogni concerto-live sarà preceduto da attività didattiche a tema, organizzate e pensate a misura di adolescenti – spiega Claudia Lucchese, delegata alla direzione del Museo dal prof. Osanna – e questo comporta anche la ricerca di nuovi linguaggi da parte di tutti coloro che nel Museo prenderanno parte a questa iniziativa, intenzionati a rendere il percorso nel museo parte integrante dell’intero evento».
MARTI: «Come amministrazione – ha concluso l’assessore comunale allo Spettacolo, Fabiano Marti stiamo lavorando tanto per promuovere la cultura e la musica tra i ragazzi e questo progetto è un altro tassello per stimolare la fruizione e la visita del museo. Diciamo che l’arrivo di questi artisti è un’ottima scusa per attrarre i più giovani. Il resto lo faranno loro in automatico. L’entusiasmo di quell’età è contagioso, quindi sono certo che utilizzando foto e post sui social network, diventeranno loro stessi promotori delle bellezze del MarTA con i loro follower, con gli amici e con le famiglie d’origine».
Dalla Spagna a Cartagine, passando per Malta, Grecia, Turchia, Libano e dall’Italia con tappe a Siracusa e al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
È il viaggio della Summer School Rode Trip: una squadra di marinai, navigatori, subacquei e avventurieri appassionati di storia, archeologia, antropologia e fotografia che domenica 10 settembre approderà proprio al MArTA.
La Summer School Rode Trip è una organizzazione no profit statunitense, guidata da JB Duler, nata con lo scopo di supportare la ricerca sul campo, attraverso la nave a vela “Rode Trip”, per ricercatori marini laureati in storia, antropologia e archeologia che studiano le tematiche della colonizzazione, degli insediamenti litorali e delle reti commerciali marittime nel Mediterraneo.
Segui il viaggio dei ricercatori sul profilo Instagram @rodtripexpetions
Con decreto n. 933 del 23 agosto 2023 è stato prorogato al 29 settembre 2023 (ore 18) il termine per la presentazione delle proposte imprenditoriali realizzate nei Comuni assegnatari di risorse per l’attuazione di Progetti locali di rigenerazione culturale e sociale dei piccoli borghi storici nell’ambito del PNRR, Missione 1 Component 3 – Cultura 4.0 (M1C3) – Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale” – Investimento 2.1: “Attrattività dei borghi storici”, Linea B.
Un tempio tripartito riconducibile all’età romana, con adiacenti strutture altomedievali, emerso recentemente a Sarsina (FC), città natale del celebre commediografo Plauto, sarà presentato alle Giornate Europee del Patrimonio in programma il 23 e 24 settembre 2023.
Le attività, dirette dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (ABAP) per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, hanno consentito di individuare i resti di una struttura quadrangolare di grandi dimensioni che si può ricollegare a un edificio di culto di età romana, datato in via preliminare al I sec. a.C., coevo con la pavimentazione in lastre di pietra arenaria del foro lasciate a vista nella vicina area archeologica pubblica e ritrovate anche alla base delle evidenze strutturali messe in luce. L’eccezionalità di tale rinvenimento consiste anche nel suo stato di conservazione: un’unica imponente struttura in corsi orizzontali di blocchi di arenaria, identificata come il podio sopra il quale si dovevano ergere i muri dell’antico edificio di culto, secondo la tipologia di tempio italico ben attestata nella penisola, conservato per un’altezza massima di 2,85 m.
Dai dati raccolti dopo gli scavi diretti dall’archeologa Romina Pirraglia, funzionaria della Soprintendenza, e finanziati dal Ministero della Cultura per la parte non interessata dal sedime dell’opera da realizzare (demolizione di una palestra comunale e costruzione di un moderno impianto polifunzionale), emerge che si tratta quasi certamente del Capitolium, di cui rimane il podio rivestito in lastre di marmo, un sistema di scolo delle acque, le frequentazioni e i riusi successivi testimoniati da sepolture e focolari, nonché una probabile fase antecedente che andrebbe ricondotta all’insediamento umbro attestato dal IV sec. a.C.
A dare l’annuncio dell’attività propedeutica necessaria per la valorizzazione di questo patrimonio archeologico sommerso è proprio Barbara Davidde, Soprintendente della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo che ha sede proprio a Taranto.
In una intervista sul “Quotidiano di Puglia” conferma che si sta compiendo una “attività di ricerca e valorizzazione per questo percorso” ancora non del tutto agibile che per settembre-ottobre dovrebbe concretizzarsi.
“Dobbiamo ancora completare i lavori di quel tratto di mare in cui c’è un relitto sommerso di epoca romana, una nave che trasportava tegole e mattoni per la costruzione, più un grande antemurale (Opera di difesa esterna di un porto – ndr) un frangiflutto che stiamo studiando”.
Sarà aperta fino al prossimo 15 ottobre nell’area delle esposizioni temporanee del MArTA la mostra inaugurata nel dicembre del 2022 “ATHENAION: Tarentini, Messapi e altri nel Santuario di Atena a Castro”, a cura di Francesco D’Andria Accademico dei Lincei, professore emerito dell’Università del Salento e Direttore degli scavi e del Museo Archeologico di Castro e Eva Degl’Innocenti già Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Si tratta di una occasione imperdibile per conoscere meglio anche dal punto di vista scientifico un contesto nuovo di lettura della storia del territorio salentino. Le indagini archeologiche condotte a Castro in provincia di Lecce, a partire dal 200, infatti, hanno permesso di identificare il Santuario di Atena (Athenaion) citato da numerose fonti letterarie, in particolare da Virgilio che, nel libro III dell’Eneide, descrive il primo approdo in Italia dei Troiani in fuga da Troia, guidati da Enea. Gli studi effettuati hanno posto l’attenzione sul ruolo svolto dal luogo sacro come spazio di incontro tra genti diverse, greci, messapi, popoli dell’opposta sponda balcanica, in un punto strategico della navigazione antica, all’ingresso del mare Adriatico.
Prof. Francesco D’Andria, Accademico dei Lincei, professore emerito dell’Università del Salento e Direttore degli scavi e del Museo Archeologico di Castro: “Da Taranto sono arrivati commercianti e militari che controllavano l’ingresso nell’Adriatico, ma sono arrivati anche degli artisti che hanno scoperto le potenzialità della pietra leccese. Ispirati dalla sua duttilità, gli scultori hanno scoperto le infinite possibilità inventando il Barocco leccese. Si ispirano alla loro visione dell’arte, quando si scopre il capitello corinzio fatto di foglie d’acanto. In questo clima di scoperta della natura, gli scultori tarantini inventano a Castro un fregio di 8 metri, probabilmente molto più grande, e incominciano a decorarlo inserendo all’interno alcune figure umane e animali. Questo corrisponde a quello che era la pittura di Taranto e successivamente la ceramica del IV secolo. Esiste un rimando continuo tra gli scultori di Taranto che lavorano a Castro e coloro che hanno lasciato le loro opere a Taranto. Questa mostra è un’occasione unica anche dal punto di vista scientifico. Abbiamo riprodotto la statua di culto dell’Athena rinvenuta a Castro: è la più grande statua mai trovata in Magna Grecia ed è lo straordinario confronto dell’altra statua che abbiamo perso, la statua di Ercole, realizzata da Lisippo, che troneggiava sull’acropoli di Taranto”.
Nella precedente giornata di fruizione gratuita al Museo, lo scorso 6 agosto, i visitatori del MArTA furono 1658, ora però si punto tutto verso la prima domenica del mese di settembre.
Il 3 settembre torna infatti #domenicalmuseo, l’iniziativa che dal 2014, per volere del Ministero della Cultura, consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali.
La visita al Museo Archeologico Nazionale di Taranto è possibile dalle ore 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle ore 19.00).
Sono stati 1658 i visitatori del Museo Archeologico Nazionale di Taranto nella giornata dello scorso 6 agosto. Nella prima domenica del mese con fruizione gratuita il MArTA conferma il suo trend di crescita raccogliendo, insieme ad altri siti italiani i complimenti del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
“Un altro successo per la #domenicalmuseo – ha detto il Ministro – Le numerose presenze nei siti culturali dimostrano ancora una volta il forte legame dei visitatori con il nostro immenso patrimonio. Questo appuntamento mensile rappresenta una splendida occasione per rendere accessibile la cultura a tutti, incoraggiando i cittadini e i turisti a scoprire e apprezzare le ricchezze italiane”.
Sono iniziate in Puglia dallo scorso luglio le riprese del documentario “Il sogno e la materia”, prodotto da Hgv Italia con la regia di Sebastiano Rizzo.
Un progetto scritto oltre che dal regista, da Corrado Azzolini, Andrea Ferrante e Luigi Demitri.
Nel cast Francesco Pannofino, Beatrice Giovani e Michele Piccolo.
Le riprese saranno realizzate interamente in Puglia e i luoghi del racconto saranno l’Anfiteatro Augusteo di Lucera, il Teatro Cittadino di Noicattaro, il Teatro Apollo di Lecce e il Teatro Piccini di Bari. L’introduzione storica sul tema sarà realizzata all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Il documentario esplorerà l’evoluzione dei teatri pugliesi dall’origine nell’antica grecia, attraverso il periodo romano, fino al teatro contemporaneo.
Un viaggio che valorizzerà e diffonderà la conoscenza dei teatri della regione, attraverso un affascinante dialogo tra il racconto storico-architettonico di questi luoghi e la loro magia, arrivando a raccontare il fermento culturale del teatro pugliese a partire dagli anni ‘70 fino ai nostri giorni.
Non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Rinasce il Museo di Mattinata come Museo Archeologico Nazionale “Matteo Sansone” allestito negli ambienti dell’ex Museo civico, in via Torquato Tasso, concessi dal Comune alla Direzione Regionale Musei Puglia.
Oltre 2500 reperti “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” che rimandano all’antica cultura dei Dauni in un percorso cronologico che va dall’età protostorica a quella romana. L’allestimento, realizzato dalla Direzione Regionale Musei Puglia in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia prevede sei sezioni e un deposito a vista che richiama nelle forme la nota farmacia che ha a lungo ospitato la collezione. La restituzione al pubblico dell’eredità che il farmacista “Matteo Sansone” ha lasciato allo Stato è cominciata ieri con il taglio del nastro, a meno di un anno dalla donazione della raccolta e dalla consegna dell’edificio. La collezione, formatasi a cavallo tra Ottocento e Novecento è considerata una fra le più importanti raccolte private della Puglia: nel 1990 è stata dichiarata dalla Soprintendenza archeologica “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” (D.M. 27 luglio 1990) per il pregio del materiale archeologico di provenienza prevalentemente territoriale, ma soprattutto per il peculiare carattere antiquario che la caratterizza. L’allestimento è composto da testimonianze di stele daunie, monete, oggetti metallici come armi e ornamenti, e reperti ceramici, tra cui vasi figurati provenienti in massima parte dalla provincia di Foggia, in particolare dal Gargano e dall’area della Piana del Tavoliere. Grazie alla generosità della famiglia che ha voluto fortemente che la collezione rimanesse a Mattinata, il Museo rappresenterà un importante attrattore che costituirà un unico polo culturale garganico insieme al Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia e al Parco Archeologico di Siponto, in dialogo con gli altri siti statali e non del territorio.
Da qui è partita una fattiva collaborazione con il Comune di Mattinata per individuare lo spazio da destinare a futuro museo, che si è conclusa con la concessione in comodato d’uso gratuito al Ministero della Cultura della struttura già destinata a Museo Civico.La Direzione regionale Musei Puglia, in accordo con la Direzione Generale Musei e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, ha curato i lavori di riallestimento dello storico Museo civico, riorganizzando e riqualificando gli spazi del percorso di visita anche in chiave accessibile.
Un viaggio attraverso il tempo e secoli di storia. Ecco cosa propone Costa Crociere, la compagnia di navigazione italiana specializzata nell’attività crocieristica , che con i 19 attracchi tarantini fino al 7 di ottobre propone nelle sue escursioni a terra il pacchetto MArTA.
Ogni settimana dalla Costa Pacifica (114.500 tonnellate) potrebbero, infatti, scendere a terra circa 3.700 ospiti a cui sarà proposto prima della ripartenza per le isole greche un viaggio a ritroso tra la Magna e l’antica Grecia.
Nel pacchetto in cui si propone la visita al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, con la collezione di ori, ceramiche e alla recente acquisizione di “Orfeo e le Sirene”, è inserito anche il tour della città vecchia e il Duomo di San Cataldo.
“Si tratta di deposizioni funerarie che si collocano in una fase avanzata dell’età del Bronzo (XII-XI secolo a.C.) e che sono da attribuire con ogni probabilità a persone di rango come dimostra il rinvenimento di un rasoio bitagliente in bronzo tipo Pertosa che, diversamente dagli ornamenti femminili in bronzo e ambra sin qui scoperti, suggerirebbe per la prima volta la presenza di un uomo tra le tombe con corredi di pregio”.
Spiega così Teodoro Scarano il ricercatore del dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento che conduce le indagini nell’area archeologica di Torre Guaceto, in cui, nelle scorse settimane, è stata ritrovata una tomba maschile con ricchi corredi.
“Nei prossimi mesi – aggiunge il presidente del consorzio di Torre Guaceto, Rocky Malatesta – gli archeologi saranno impegnati nelle attività di microscavo e nel restauro di ceramiche e manufatti in bronzo” oltre che “nelle datazioni radiocarboniche“. “L’obiettivo – conclude – è raccontare le storie di chi è vissuto più di 3mila anni fa a Torre Guaceto, i miti, i simboli e le ideologie che appartengono alla sfera del sacro“.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare uno schema di Dpcm recante “Regolamento concernente modifiche al Regolamento di organizzazione del Ministero della cultura di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2 dicembre 2019, n. 169”, che realizza un primo e importante intervento di riorganizzazione dei musei statali italiani.
Con questo provvedimento, il numero di musei, parchi archeologici e altri siti culturali statali dotati di autonomia speciale sale da 44 a 60. In particolare, saranno tre i nuovi istituti di livello dirigenziale generale: i Musei Reali di Torino, il Museo archeologico nazionale di Napoli e la Galleria dell’Accademia–Musei del Bargello di Firenze, che accorpa le due strutture precedentemente di livello dirigenziale non generale. Inoltre, nascono 17 nuovi istituti di livello dirigenziale non generale.
La proposta di riforma ha ottenuto nelle scorse settimane parere favorevole da parte del Consiglio Superiore Beni culturali e paesaggistici. La bozza preliminare dello schema di decreto sarà inviata al Consiglio di Stato per il parere prima dell’approvazione definitiva in Consiglio dei Ministri.
La scorsa settimana, una foto scattata all’interno del MArTA è diventata virale sul web e sui canali social del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Lo scatto ritrae un bimbo di pochi mesi che insieme ai suoi genitori visita il Museo di Taranto. I genitori passeggiano tra teche e reperti e lui si muove gattonando tra le vetrine di gorgoni e tesoretti monetali. Lì dove tutto racconta del passato, si muove con semplicità ma anche immensa forza il presente e il futuro, incarnando in maniera esemplare lo slogan che ormai da alcuni anni accompagna la comunicazione del Museo tarantino, ovvero “Past for the future”.
La foto dimostra anche l’accessibilità del sito museale, e rappresenta la speranza che ci possa essere sempre futuro per la valorizzazione, la tutela e la promozione del nostro patrimonio culturale. Eredità che cammineranno sulle gambe di questi bambini, ovviamente appena avranno imparato a farlo!
Cambiano gli orari domenicali di apertura e chiusura del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. D’ora in poi, fatta eccezione per le prime domeniche del mese e per il 15 agosto, gli orari saranno al mattino dalle 9.00 alle 13.00 (chiusura biglietteria alle ore 12.30) e il pomeriggio dalle 15.30 alle 19.30 (chiusura biglietteria alle ore 19.00)
Lunedì 5 giugno 2023 in Sala Spadolini al Ministero della cultura si è tenuto l’incontro inaugurale del primo programma nazionale di sensibilizzazione e formazione sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, un ciclo di appuntamenti formativi rivolti alle comunità responsabili degli elementi iscritti alla lista dell’UNESCO.
Quest’anno si celebra il ventesimo anniversario della Convenzione del 2003, che tutela tradizioni, consuetudini e prassi della storia dell’umanità e del mondo che costituiscono giacimenti di sapienza e di dialogo intergenerazionale e interculturale.
In questi 20 anni, l’Italia ha iscritto 17 elementi, di cui 8 condivisi a livello multinazionale: l’Opera dei Pupi siciliani, il Canto a tenore sardo, il Saper fare liutario di Cremona, la Dieta mediterranea, le Feste delle Grandi Macchine a Spalla, la Vite ad alberello di Pantelleria, la Falconeria, L’Arte del “pizzaiuolo” napoletano, L’Arte dei muretti a secco, La Perdonanza Celestiniana, l’Alpinismo, la Transumanza, L’Arte delle perle di vetro, L’arte musicale dei suonatori di corno da caccia, il Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali, La tradizione dell’allevamento dei Cavalli Lipizzani, il Tocatì.
L’evento ha visto interventi delle istituzioni e testimonianze di alcuni membri delle comunità interessate ed è stato inaugurato dal sottosegretario alla cultura con delega all’UNESCO Gianmarco Mazzi.
Il programma, che si inserisce nell’ambito dell’UNESCO global capacity-building e proseguirà fino a dicembre 2023, è stato sviluppato dal Servizio UNESCO del Segretariato Generale del Ministero della Cultura con l’Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, nell’ambito delle attività previste dall’Osservatorio nazionale per il patrimonio immateriale UNESCO.
Sostenere progetti capaci di valorizzare, grazie alla creazione di partenariati tra più soggetti, il patrimonio culturale e paesaggistico italiano anche nei Comuni di minori dimensioni: questo l’obiettivo del nuovo bando di Fondazione CDP “Ecosistemi Culturali”.
Il bando mette a disposizione 500mila euro per finanziare progetti che riguardino prevalentemente Comuni con meno di 100mila abitanti. Le iniziative potranno riguardare ogni forma di arte, dalla plastica alla visiva, da quella digitale alla performativa e letteraria, e dovranno coinvolgere il pubblico sui temi principali della contemporaneità.
Particolare rilevanza verrà data alle idee capaci di incrementare l’attrattività del territorio ma soprattutto in grado di avere un impatto positivo sulle località di riferimento nel lungo periodo.
Il bando nasce da un’attenta analisi di Fondazione CDP che evidenzia come, nonostante il settore artistico-culturale italiano continui a registrare un andamento positivo in termini di produzione di beni e servizi, in alcune aree del Paese si registra la carenza di offerta in ambito culturale e di iniziative volte a preservare e valorizzare il patrimonio artistico e paesaggistico.
Secondo i dati ISTAT, nel 2021 è mancata una qualsiasi forma di offerta culturale in 1.243 piccoli Comuni italiani (il 15% del totale), in cui vivono complessivamente 1 milione e 600 mila abitanti (il 2,8% della popolazione), con un maggiore interessamento del fenomeno del Sud Italia1.
Le proposte, con un budget minimo di 50 mila euro e non superiore a 125 mila, potranno essere presentate tramite il portale dedicato di Fondazione CDP da enti del terzo settore, ONG nazionali e internazionali, ONLUS, associazioni e cooperative entro e non oltre il 22 settembre 2023.
Informazioni operative Il testo del Bando “Ecosistemi culturali” è disponibile sul sito internet della Fondazione CDP: cdp.it/fondazione-bando-ecosistemi-culturali.
Le proposte dovranno essere presentate attraverso l’apposito portale, realizzato in collaborazione con l’impresa sociale SocialTechno srl (TechSoup Italia).
Per informazioni e chiarimenti di carattere tecnico: supporto@fondazionecdp.it.
Raddoppia il numero di visitatori al Museo Archeologico Nazionale di Taranto. A confermarlo è il trend di crescita costante che dopo i boom degli oltre 5mila accessi nel periodo pasquale e in occasione dei primi giorni di esposizione del gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene, dimostra il primato del MArTA come il sito culturale più gettonato per la città bimare.
Numeri importanti che anche nell’ultima domenica di ingresso gratuito al museo (domenica 2 luglio), lasciano presagire un’estate con il segno più per le visite a tutte le esposizioni permanente e temporanee del MArTA.
Terminati gli esami di Stato, i giovani italiani si apprestano a vivere una stagione nuova fatta di scelte. Il Ministero della Cultura ormai da alcuni anni intende accompagnare i 18enni verso un percorso formativo a tutto tondo che comprende anche la fruizione di “prodotti” culturali.
Se siete del 2004 o avete un figlio o una figlia nata in quell’anno vi ricordiamo che è possibile fino al 31 ottobre registrarsi con SPID o CIE sul sito www.18app.italia.it e ottenere il Bonus Cultura di 500 euro per acquistare: biglietti per cinema, teatri, concerti, eventi culturali, musei e monumenti o parchi archeologici; musica, libri, abbonamenti a quotidiani e periodi, anche in formato digitale, prodotti dell’editoria audiovisiva; corsi di teatro, musica e lingue straniere. Il bonus è spendibile fino al 30 aprile 2024.
La tomba dell’Atleta di Taranto conservata al MArTA si offre come speciale “testimonial” del Campionato Italiano di Aquathlon che si disputerà per il secondo anno consecutivo nel capoluogo ionico, domenica prossima 2 luglio.
Il celebre atleta di Taranto diventa quindi un simbolo dal forte valore culturale, storico e sportivo che suggella il protocollo d’intesa tra Museo Archeologico Nazionale di Taranto e Asd Triathlon Taranto, con la collaborazione della Federazione Italiana Triathlon (Fitri). L’accordo ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio storico, paesaggistico, culturale e sportivo di Taranto, in una prospettiva di sviluppo e crescita in cui la cultura e lo sport hanno un ruolo fondamentale nella rigenerazione sociale e territoriale.
In occasione del Campionato Italiano di Aquathlon, a Taranto giungeranno circa 350 atleti ai quali vanno aggiunti accompagnatori, staff tecnici, giuria, dirigenti sportivi. Centinaia di persone, molte delle quali provenienti da fuori regione, che potranno ammirare i capolavori custoditi nel MArTA proprio in virtù dell’intesa firmata nei giorni scorsi dalla funzionaria delegata alla direzione del MArTA, Claudia Lucchese e dalla presidente dell’Asd Triathlon Taranto Edvige Mattesi.
Una delegazione di dirigenti della Fitri, guidata dal presidente nazionale Riccardo Giubilei e dal presidente regionale Antonio Tondi e dell’Asd Triathlon Taranto composta da Edvige Mattesi e Luigi Giannotte, ha visitato qualche giorno fa la tomba dell’Atleta risalente al V secolo a. C. Non un atleta qualsiasi, ma il vincitore degli antichi giochi delle Panatenaiche, esperto nella specialità del pentathlon, come dimostrano le anfore deposte nella sua tomba. Una guida di grande valore per gli atleti che si contenderanno il titolo nazionale maschile e femminile nell’incantevole scenario del Castello Aragonese, del Canale Navigabile e del Lungomare di Taranto.
“L’atleta, il cui scheletro è visibile nella Sala VII (vetrina 89) del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, probabilmente rappresentò la città nel V sec. a. C. nelle gare delle Panatenee – dichiara Claudia Lucchese, la funzionaria archeologa delegata dal Direttore Generale Musei, prof. Massimo Osanna alla direzione del MArTA – ma è anche il simbolo di una civiltà che riteneva che la formazione sportiva fosse alla base della corretta crescita dei giovani aristocratici, in una continua ricerca di armonia ed equilibrio che può fornire uno spunto anche per le civiltà di oggi”.
“Ringraziamo la dottoressa Lucchese per aver accolto la nostra sollecitazione – afferma Edvige Mattesi, presidente dell’Asd Triathlon Taranto – la collaborazione con uno dei più importanti e prestigiosi musei archeologici del mondo ci riempie di orgoglio ed è un’occasione di promozione del patrimonio artistico e culturale della nostra città. Crediamo fermamente che i grandi eventi sportivi debbano essere considerati non solo per il loro valore tecnico e agonistico, ma anche come opportunità di valorizzazione del territorio. L’Atleta di Taranto è un simbolo universale e il suo valore può diventare un buon auspicio in previsione dei Giochi del Mediterraneo del 2026”.
Lo scorso martedì 20 giugno nella sede della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo si è svolta la conferenza stampa per la presentazione e inaugurazione della mostra “Recuperati dagli Abissi”, nel corso della quale sono stati esposti i reperti rinvenuti durante i lavori per l’installazione del gasdotto TAP tra le coste albanesi e quelle italiane, a circa 780 metri di profondità, riferibili al carico di un relitto dei primi decenni del VII secolo a.C.
Il carico costituito da ceramiche di manifattura corinzia, in particolare contenitori per il trasporto di derrate alimentari e ceramica fine da mensa, è un ritrovamento eccezionale e di grande valenza scientifica.
Le operazioni di recupero hanno consentito il prelievo dal fondale di 50 reperti: 2 anfore da trasporto del tipo corinzio A, 5 hydriai, 3 oinochoai, 1 brocca, 10 skyphoi e 1 pithos, rinvenuto in stato frammentario. Durante il restauro all’interno del pithos sono stati rinvenuti altri 28 skyphoi impilati, le anfore hanno restituito, invece, numerosi noccioli di olive.
Queste importanti testimonianze del mondo antico saranno esposte in un percorso di visita di tipo immersivo in cui l’utilizzo di immagini, videoproiezioni ed effetti sonori mira a ricreare nel visitatore la sensazione di “immergersi negli abissi” del Canale d’Otranto.
Un’esperienza di visita in cui l’utilizzo di tecnologie digitali, installazioni tattili e di realtà aumentata regala al pubblico una fruizione attiva, suggestiva e coinvolgente, con il racconto delle fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Sarà presente, inoltre, una sezione dedicata ai più piccoli, i quali potranno conoscere un tassello della loro storia divertendosi. Il recupero, il restauro dei materiali archeologici e la mostra sono stati realizzati con il supporto di TAP.
La mostra introdotta da Barbara Davidde, Soprintendente Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo sarà visitabile all’interno delle Sale dell’ex convento di Sant’Antonio (via Viola – Taranto) fino al prossimo 31 dicembre 2023.
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