Mestieri e vita quotidiana nelle iscrizioni funerarie della Taranto romana

08 maggio 2026 08 maggio 2026

Nella società romana il lavoro era parte fondamentale della vita quotidiana e dell’organizzazione economica delle città. Molti mestieri – dall’artigianato alla pastorizia, fino ai servizi legati agli spettacoli – erano svolti da schiavi o liberti, e talvolta proprio le iscrizioni funerarie ci permettono di conoscere queste persone e le loro attività.

Nella Taranto di età romana (specialmente tra il I e il II secolo d.C.) erano diffuse stele funerarie in marmo e in carparo, una pietra calcarea locale facilmente lavorabile, su cui venivano incise brevi epigrafi commemorative. Queste iscrizioni, spesso semplici e concise, ricordano il nome del defunto, l’età e talvolta anche il mestiere svolto o quello della persona che aveva dedicato il monumento.

 

Tre stele conservate al Museo archeologico nazionale di Taranto (primo piano, sala XVII) raccontano storie di vita quotidiana attraverso il lavoro: un velarius, addetto ai grandi teli che proteggevano gli spettatori dal sole negli edifici per spettacoli; un gregarius, pastore al servizio di una padrona; e un faber, un artigiano specializzato.

Sicuramente in due casi (e forse anche nel caso del velarius) si tratta di schiavi: persone prive di libertà giuridica ma pienamente inserite nelle attività produttive della società romana. Le epigrafi funerarie restituiscono frammenti delle loro vite e delle loro relazioni – affetti, lavoro, identità – permettendoci oggi di intravedere, dietro poche parole incise nella pietra, le storie di uomini e donne che contribuirono alla vita della città.

 

 

Inv. 37116, prima metà I sec. d.C.
Lupa v(ixit) a(nnis) XXXX; h(ic) s(ita) e(st). Faustus velarius.

Traduzione: “Lupa visse 40 anni; è sepolta qui. Faustus, addetto al velario, fece il monumento.”

Il velarius era l’addetto ai velaria, i grandi teli che negli anfiteatri e nei teatri romani proteggevano gli spettatori dal sole.

 

 

 

 

 

Inv. 37188, I sec. d.C., rinvenuta nel 1901 a Taranto presso Piazza d’Armi
Auctus, Theophil[li] ser(vus), faber, vix(it), ann(is) [—].

Traduzione: “Auctus, schiavo di Theophilus, artigiano, visse anni [—].”

Il termine faber indica un artigiano specializzato, spesso impegnato nella lavorazione dei metalli o del legno.

 

 

 

 

 

Inv. 37265, I-II sec. d.C.

Q(ui)etus, Crisp(i)nil(la)e gregarius. Fe(cit) bene merenti co(n)tub(e)rn(al)i). Vix(it) an(nis) XXXV.

Traduzione: “Quietus, pastore schiavo di Crispinilla, fece (questo monumento) per la sua benemerita compagna di vita, che visse 35 anni.”

Il gregarius era un pastore addetto alla cura del gregge, spesso uno schiavo incaricato di sorvegliare e condurre al pascolo gli animali del suo padrone. Il termine contubernalis indica invece la compagna convivente, una forma di unione comune tra schiavi.

 

 

 

 

 

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